«Gli increati» e il magnete

Intervista a Antonio Moresco di Stefano Biolchini



Ecco alcuni stralci dall’intervista di Stefano Biolchini a Antonio Moresco, pubblicata su “Il Sole 24 ore”:
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“Ora non lo so che cosa succederà, perché mi trovo paradossalmente in un momento di esplosione creativa proprio mentre mi sembra di essere da un’altra parte e vorrei solo andarmene e scomparire.”

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“Quella che in questi anni passa per critica letteraria è ormai quasi soltanto una cosa autoreferenziale che si gioca tra accademia ed editoria, con la sponda dei media, tra figure che hanno elaborato male il lutto della propria perdita di status, che non hanno più amore per l’oggetto e non fanno più ponte tra le generazioni ma che sono agite solo da un proprio malinteso istinto di sopravvivenza.”

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“Penso che in questi anni, in mezzo alla produzione alluvionale sfornata a getto continuo dagli editori, ci siano anche dei buoni e persino degli ottimi scrittori. Quanto a me, non so se sono migliore o peggiore, sono semplicemente diverso anche da questi buoni e persino ottimi scrittori, le cose che sto facendo sono diverse.”

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“Io credo di avere bisogno di tutte le forze e di poter respirare tutti i respiri: della narrazione, della poesia, del pensiero... Non riesco a stare dentro spazi presidiati, parcellizzati e concessi e dentro prigioni di espressione e di conoscenza.”

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“In genere non mi pongo problemi linguistici a priori, non sono uno scrittore che affina uno strumento e poi lo usa, affidando alla ricercatezza e alla preziosità del linguaggio la sua fisionomia e il suo valore o livello. Mi succede solo che la lingua si deve concentrare al massimo per potersi spalancare e spaccare, per poter far vedere e dire, far vedere anche l’invisibile o ciò che è ritenuto tale, dire anche l’indicibile.”

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“Il sogno o l’illusione dell’amore è molto presente nei miei libri ed è molto vivo in me. Anche se è cosa diversa da ciò che si intende in genere con la parola amore, una delle più usate ma anche logorate, rimpicciolite, normalizzate e svuotate dai meccanismi orizzontali che dominano il mondo in questa epoca.”

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“Nel corso del tempo si è caricato il termine “follia” di molti significati e molto spesso questa definizione è servita per stigmatizzare ciò che era o appariva inquietante e alieno per la presunta, autodefinita e autoreferenziale normalità. Mentre so bene che cosa sono la sofferenza, il dolore, che a volte possono essere così intollerabili da squarciarti il cuore e la mente, e so che cos’è la potenza divaricante del sogno e della visione.”








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 26 dicembre 2015