Signora della guerra

Tiziano Scarpa



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MP3 - 2.5 Mb

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Il mio mestiere è semplice. Passa per essere un’attività segreta, quasi occulta, ma è la più conosciuta al mondo. Sono generale dell’esercito ombra. Generale dell’esercito regolare, e di quello irregolare. Sono la forma della potenza armata.

Io decido la sequenza degli attacchi e l’organizzazione della difesa. Non è raro che decida la strategia per tutte e due le parti nemiche. Spesso i contendenti mi ingaggiano contemporaneamente, uno all’insaputa dell’altro. Io pianifico gli attentati e le rappresaglie. Io coordino i rastrellamenti delle truppe e le imboscate della guerriglia.

Si può dire che io scriva sceneggiature. Stabilisco il copione del dramma che viene impersonato dai soldati e dagli insorti, dagli invasori e dagli assediati, dai contractor e dai ribelli.

Ho dato indicazioni per gli scontri in Iugoslavia. In Afghanistan. In Ruanda. In Cecenia. In Libia. In Iraq. In Siria. Ma ho fatto la mia parte anche a Genova. A New York. A Istanbul. A Gerusalemme. A Gaza. A Mumbai. A Tunisi. A Parigi.

Sono imbattibile nella tattica militare. So come caricare, conquistare, espugnare; tenere testa, respingere, contrattaccare; insorgere, travolgere, mettere a ferro e fuoco; sedare, sgominare, annientare. Ridurre al silenzio.

Ho clienti in tutto il mondo. Vado a ruba. Possiedo cartine topografiche dettagliatissime, descrizioni catastali di ogni angolo della terra, dalle regge di Dubai alle baracche di Rio. Ho una versione estremamente sofisticata di Google Earth. So com’è arredato il bagno di casa tua, e da quale punto farvi irruzione.

Vivo in segregazione. Mi faccio portare la spesa a domicilio. Non ho mai viaggiato in vita mia; non ne ho il tempo.

Abito sulla cima della torre. Domino questa città; saprei come farla radere al suolo in mezz’ora. Bastano venti professionisti in gamba, istruiti nel modo giusto, guidati dai miei consigli.

Vivo in alto. La mia visione domestica è l’abisso; la mia residenza, il sublime.

Mi metto a fantasticare attentati. Contro di me. Gettarmi dall’alto della torre.

Certe volte, qui sotto, passa un musicista. Lo ascolto dal parapetto; Lo vedo, laggiù in fondo. Dev’essere straniero. Un profugo. Forse è scappato da una delle guerre che ho ideato io.

Suona per guadagnare qualche soldo. Potrei gettargli una moneta. Da questa altezza, una moneta sulla testa può essere micidiale.

L’uomo torna sempre qui sotto, ogni giorno. Mi fa le serenate. Suona per me. Mi distrae. Mi disturba. La mia concentrazione ne soffre. I miei piani si indeboliscono, i miei progetti di massacro risultano meno efficaci. Allora mi irrito, e li intensifico. Grazie a quel suonatore, moriranno molti più civili. Bambini, vecchi, donne.

Gli uomini suonano alle donne musica delicata, per illudersi di essere delicati. È buffo che le chiamino serenate. Serenate! Non c’è nulla per cui essere sereni. Dovrebbero suonare delle sfuriate. Se venisse qui sotto qualcuno a suonare una sfuriata, allora sì. Non so come reagirei.

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Questo racconto, scritto per voce sintetica femminile, è stato letto la prima volta da un computer al Teatro la Fenice di Venezia il 30 luglio 2011, con l’interazione in live electronics di Federico Costanza. Su carta è stato pubblicato sul numero 4 della rivista atti impuri, aprile 2012.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 18 novembre 2015