La susina

Roberta Durante




rivolta al sole seminuda
pensando a come fosse quello
capace di far l’aria un po’ leggera
e messa io distesa come al mare
una volta preso con le mani aperte
capii che aveva in sé un’essenza disperata
finii bruciata tutta quanta eppure viva
per quel mio credere alla leggerezza che m’uccise:
il peso non è affatto dove schiaccia


di fronte a noi una fila di neonati:
strillavano armati di grida
avvolti nelle loro divise bianche di cotone
semicoperti i volti con cuffiette rosa e gialle
gesticolavano convulsi coprendosi gli occhi con le mani;
intanto i medici schierati alla parata della vita
pieni di guanti e di strumenti duri
si preparavano al vero contrattacco
e quelli là si alzavano pianino con i gomiti
lacerando guanti e camici con le loro unghie molli
in cerca con le lacrime soltanto di latte


il vento voleva sbarazzarsi di me
non c’era nascondiglio capace d’ingannarlo
m’infilavo tra le rocce spaccate
ma quello mi trovava subito;
iniziò pian piano a placarsi
quando mi venne in mente
che in fondo anche lui non poteva scappare:
eravamo spacciati eppure eravamo qui


che male c’è? Mi hai detto
e mentre mi lasciavi a bocca asciutta
facevi cose come se non stessimo parlando
aprivi gli sportelli spostavi oggetti a caso
per prendere del tempo
che forse tu pensavi mi servisse
e così – al limite della rivoluzione –
coi libri dentro il forno e gli animali nei cuscini
passammo tutto il tempo della vita
senza sapere mai che cosa fosse il male


nel mondo diviso in due dai separé
qualcuno vedeva da dentro l’uscita
qualcuno da fuori l’entrata
e tutti a un certo punto uscivano
oppure entravano dall’altra parte:
il grande separé del mondo era il problema
ed ogni volta poi la soluzione


da La susina, di Roberta Durante. Pubblicato dalle edizioni d’If, nella collana I Miosotis.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 5 novembre 2015