La meritocrazia a scuola

Giuseppe Caliceti



Laureato in ingegneria chimica, Roger Abravanel ha avuto esperienze nel management industriale e finanziario. Noto tuttologo del Corriere, ha un blog intitolato Meritocrazia.it. Pur non avendo alcun merito didattico o pedagogico, da anni tenta ostinatamente di applicare criteri meritocratici al sistema formativo italiano. Ma ignora la storia e il funzionamento della scuola italiana. La psicologia dell’evoluzione. Le dinamiche di base del rapporto tra adulti e minori. La parola “educazione”, derivando dal latino e-ducere, che significa “estrarre, tirar fuori”, per lui è sinonimo di meritocrazia. Estrarre cosa? Il meglio da ogni individuo. E i migliori individui da una massa irredibilmente immeritevole. Per legge di natura. Tutta la società dovrebbe essere impostata sulla meritocrazia, intesa come valore assoluto positivo; senza ricordare che anche fascismo e nazismo avevano alla base della propria organizzazione una solida meritocrazia.

Per il piccolo chimico la selezione scolastica avviene partendo dalla selezione degli insegnanti: “in Finlandia e a Singapore dove ci sono le migliori scuole del mondo, gli insegnanti vengono scelti tra il 5% dei migliori laureati”. Il piccolo chimico non sa, come invece sanno bene anche gli studenti più immeritevoli, che il miglior laureato in chimica del mondo, se non ha competenze, abilità ed esperienza didattica, può rivelarsi il peggiore dei docenti. Basterebbe questo demerito conclamato, per consigliargli di non parlare più di scuola, ma lui si sente investito dal merito. “Nei Paesi come l’Inghilterra, che hanno affrontato seriamente le riforme dell’insegnamento, si è invece passati da una mentalità che dice «qui non funziona nulla, ma dateci le risorse e se abbiamo fortuna miglioreremo» a «le risorse arriveranno se ce le meritiamo, dimostrando che possiamo migliorare con misure obbiettive e trasparenti».”(3) Qui omette di dire che in Inghilterra la riforma dell’insegnamento in chiave meritocratica degli anni Novanta è oggi in profonda crisi. Al punto che per parte dell’opinione pubblica inglese, la scuola non riesce più neppure a svolgere il ruolo minimo che le richiede ogni Stato liberale: il contenimento sociale; tradotto: gestire l’insoddisfazione giovanile perché i ragazzi non facciano troppi danni a sé e agli altri. Idem negli Stati Uniti, dove Obama sta cercando di correggere le politiche scolastiche meritocratiche rivelatesi fallimentari anche in termini di contenimento economico.

In sintesi, il piccolo chimico spaccia come nuovo un modello di formazione vecchio, avariato, senza alcuna base pedagogica e didattica, cioè senza alcuna certezza che non faccia male ai nostri figli. Unico suo cruccio? Che in Italia si investa su formazione e ricerca meno che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo? Figurarsi. I sindacati degli insegnanti che, a suo dire, “resistono a qualunque tentativo di misurazione obbiettiva della qualità dell’insegnamento e di inserimento di meccanismi di premi e punizioni”. Premi e punizioni, avete letto bene: come per addestrare i cani.

Altro cruccio? La misurabilità oggettiva della qualità di studenti, docenti, scuole. Da anni non si capacita che le persone non siano merci o sostanze. Non siano misurabili come un chilo di pere. Col rischio che la sua fragile impalcatura meritocratica, senza oggettiva misurabilità, cada miseramente. Perché il concetto di merito implica un parametro di riferimento. In economia e finanza è la produttività economica. Ma a scuola? Con studenti e docenti? Esseri umani? Che misurare? Il piccolo chimico brancola nel buio. Oscilla pericolosamente da sproloqui sul Quoziente Intellettivo di cavie-bambini alla loro misurazione tramite test a crocette modello Invalsi e Ocse, robe più da sondaggio che da scuola. E coi suoi discorsi sfiora le peggiori teorie eugenetiche. Tutto va bene, pur di promuovere una visione meritocratica e perciò classista di scuola e società. “Avere un sistema di testing efficace (come in tutte le società più avanzate) permetterà di focalizzare i finanziamenti su pochi atenei di eccellenza. (…) Il Rettore dovrà essere scelto e valutato da un Consiglio di amministrazione con un presidente di nomina esterna. (…) “una rivoluzione epocale e cruciale, il cui fattore chiave di successo è l’eccellenza della leadership che la guiderà, il supporto politico su cui si potrà contare”. Già, il supporto politico. E’ la legge Aprea che sta arrivando, a ben vedere. Con la possibile benedizione del Pd. I politici italiani fermeranno questo orrore? Continueranno ad ascoltare piccoli chimici o inizieranno ad ascoltare pedagogisti, docenti, genitori, studenti? Chi vuole il meglio per tutti, o solo per alcuni? Questo è un appello: fermate questo orrore. Per il bene dei vostri figli.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 18 ottobre 2012