Folli i miei passi

Christian Bobin



Parliamo molto ai bambini. Parliamo loro giorno e notte. Gli parliamo del loro bene, della loro vita e della loro morte. Soprattutto della loro morte. Il bambino è colui a cui si annuncia giorno e notte la sua fine imminente, certa, voluta: cresci. Sbrigati a crescere. Muori e lasciaci tra noi. L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore si infranga. Il miracolo è che sopravviva a tutto. Il miracolo è che nessuno, mai, possa dire: ecco, finalmente ci siamo, in quest’epoca, in questo momento, non c’è più un bambino, né un Mozart né un Rimbaud, solo un adulto. Non tutti i bambini sono Mozart, ma Mozart è tutta l’infanzia: una maniera di danzare sull’acqua, un modo di dormire sull’abisso. Non tutti i bambini sono Rimbaud, ma Rimbaud è tutta l’infanzia: una predilezione innocente per l’astuzia, una gioia per i ritornelli e le pietre lucenti.

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Mio padre mi spinge a scegliere un lavoro. Mia madre gli risponde che ho tutto il tempo e il fiorista – presente a tutti i pasti come un innesto, una talea selvaggia che ha attecchito – dà ragione a mia madre. Non li ascolto, li guardo. Il papà, la mamma, il fiorista. Chi va su tutte le furie, chi danza e chi spera. Non posso guardare e ascoltare contemporaneamente. Le parole dicono una cosa, le loro presenze ne dicono un’altra. Sì, ora è davvero tempo di partire, di andare nel vasto mondo che arde e fiorisce.

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Le ragazze sono mandate in questo collegio da famiglie devastate. E le consorelle vi dimorano in penitenza: il convento dal quale dipendono ha deciso di allontanare le più melanconiche destinandole qui con funzioni di responsabilità. D’un tratto, in questo piccolo mondo tutti vanno molto d’accordo: tra orfane ci s’arrangia. Quindici ragazze per dormitorio, quattordici in gruppo attorno al mio letto fino alle due del mattino per ascoltarmi raccontare storie di cadaveri, per la maggior parte inventate. I racconti di fuga o di resurrezione ci sfiniscono. Dalle otto alle dieci del mattino, i professori hanno davanti a loro modelli di saggezza. Dopo le dieci, la voce solare di un professore di francese ci risveglia. Racine, La Fontaine, Pascal, Montaigne e altri escono dai sotterranei della grande letteratura per entrare nei nostri cuori di adolescenti.


Folli i miei passi di Christian Bobin, Edizioni Socrates / AnimaMundi Edizioni, pagg 96, €10, in uscita.
La storia fiabesca di una ragazza cresciuta in un circo, innamorata di un lupo che muore e dopo la sua morte lei è perennemente in fuga. Nessuno potrà costringerla a fare quello che non vuole.

Christian Bobin è nato nel 1951 a Le Creusot, in Francia.








pubblicato da a.amerio nella rubrica libri il 18 aprile 2013