Lettere della fine

Nadia Agustoni



nella latta la loro storia. bruciavano i rami nelle cascine, uscivano di notte cercando il campo e pisciare. non sapevano nessuno tra i vivi e i morti, ma i campi di novembre la roggia l’acqua fredda i panni sui fili l’ombra degli uccelli che passava alta. parlavano in una direzione che pensavano l’aria stesse più lontano di guardare.

sul lago c’è solo inverno. tutti parlano le parole che parliamo: nero acqua uccelli canneto. cadono sui paesi le poiane. la neve una volta non lascerà la pietra, mangiando neve indovineremo il passato e la piova che torna, i ginocchi spaccati dai legni, le piante che rompono la luce, le sedie vuote, vicine. ………..............................……......


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le scarpe i fogli le sere nelle buche
di terra le sere che mastichi il pane
l’azzurro è tutta la vita
gli occhi sono la casa
avrai segno come i più piccoli
quelli vuoti di sé che non sanno mai
non sono mai altri.

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– ma nessuno immagina il vento. la vita è così grande
……..........…..…......[che nessuno crede di vivere. –

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la mia vita coi fogli e poi senza
nella grandezza della sillaba tutto parlavo
le cose prese
come un grano
sono la cosa viva –
curo gli occhi curo la morte
piccolo passa il sole.

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siamo vivi per l’intera vita ma non c’è l’intero

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Nadia Agustoni, Lettere della fine, Vydia edizioni.

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 12 settembre 2015