Quel che non c’è e quel che non si vede

Stralci da due interviste



La critica deve anche accompagnarsi con una letteratura all’altezza, non crede?
“La critica militante, ma anche quella accademica, vive se c’è una letteratura importante che la segua e la stimoli.”

E questa non c’è?
“Non mi pare. Non saprei dirle il nome di uno scrittore d’oggi al livello di Calvino, Primo Levi o Volponi. Il carattere più interessante della narrativa italiana attuale è quantitativo più che qualitativo: ne esce tantissima, ma è priva di originalità.”

da un’intervista a Pier Vincenzo Mengaldo, di Paolo Di Stefano, “Corriere della Sera”, 23 agosto 2015.


“L’Italia è anche in questo un paese strano, ed è purtroppo un fardello in più per i suoi scrittori. Lo dico con dolore, perché io amo il mio paese. Ma è un fatto che mentre in altri paesi c’è accoglienza per i propri scrittori – basti pensare a quelli americani, inglesi e francesi, che arrivano all’estero già forti di questa spinta interna e accreditati – in Italia gli scrittori il più delle volte devono lottare duramente per poter cominciare a vivere in casa propria e nella propria lingua, superando fuochi di sbarramento e a volte addirittura pestaggi. L’Italia – e non da oggi – è fatta così: quando nasce uno scrittore, gli fanno la guerra”.

da un’intervista a Antonio Moresco, di Antonio Prudenzano, “Il Libraio”, 7 novembre 2014.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 23 agosto 2015