Lo Stato contro Fritz Bauer

Teo Lorini



È stato proiettato ieri in Piazza Grande il tedesco Der Staat gegen Fritz Bauer di Lars Kraume, solida e misuratissima pellicola biografica sul procuratore (socialista ed ebreo) che dalla fine della II Guerra Mondiale agli anni Sessanta diede la caccia ai criminali nazisti, fino a portare la Germania a quella fondamentale esperienza d’autoesame collettivo che fu l’Auschwitz Prozess. Ma il ruolo di Bauer non si limitò a quello, visto che, come racconta il film di Kraume, fu proprio Bauer a segnalare al Mossad il rifugio argentino di Eichmann, dopo essersi scontrato a lungo con l’inerzia di uno Stato ancora largamente intriso (come peraltro avvenne in Italia) di funzionari provenienti dalle file del Nazionalsocialismo e incline, più che alle prese di coscienza, a un cammino di progressiva rimozione.
Non è difficile che alla memoria occorra Le vite degli altri (a sua volta presentato in Piazza Grande nel 2006), ma mentre il film di Henckel von Donnersmarck metteva in scena la vita nella DDR dell’occhiuta e onnipresente Stasi, qui abbiamo la ricostruzione del clima della “felice” Germania Ovest, una democrazia libera e prospera a parole, ma nei fatti ancora pervasa del retaggio di odio e intolleranza respirato nel Paese durante il Nazismo. Intolleranza verso gli ebrei (spessissimo gli avversari del procuratore si riferiscono a lui con l’appellativo “Jude”) ma anche verso le altre diversità.
E il fatto che Bauer, oltre a dar la caccia ai gerarchi nazisti, fosse anche, seppur celatamente, omosessuale, apre uno spaccato davvero suggestivo su un’ostilità che oggi pare quasi inverosimile.


Opera all’intersezione tra fiction e documentario, Der Staat gegen Fritz Bauer ha appassionato la Piazza Grande, mentre la critica, all’uscita dall’anteprima, pareva divisa. Non è mancata l’accusa di essere un compitino ben diretto ma senza profondità, per cui è stato evocato – e non a sproposito – il parallelo col recente The imitation game. E mentre taluni si rammaricano, immaginando cosa avrebbe potuto fare, a partire da una materia così stimolante, un autore come R.W. Fassbinder, altri elogiano la sobrietà di Lars Kraume, che si è tenuto a distanza dalle tentazioni hollywoodian-thrilleristico-fracassone di certe pellicole italiane (il Vallanzasca di Placido, giusto per fare un nome) e non solo (Der Baader Meinhof Komplex, tanto per stare in Germania). Accanto all’eccellente lavoro di casting e di direzione degli attori, infine, occorre menzionare la maiuscola prova del protagonista, una vecchia conoscenza della rassegna locarnese. A interpretare Bauer è infatti Burghart Klaussner che nel 2006 portò a casa un Pardo d’oro come migliore attore per Der Mann von der Botschaft (film peraltro assai meno memorabile di questo).








pubblicato da t.lorini nella rubrica cinema il 8 agosto 2015