È cominciato il Festival di Locarno

Teo Lorini



La 68a edizione del Festival di Locarno parte sotto la cappa di una canicola che accende la nostalgia e riporta alla mente la torrida, indimenticabile estate 2003.
Per chi ha collezionato almeno dieci edizioni della kermesse locarnese, tornare sul Verbano a inizio agosto è un po’ come infilare di nuovo, al cambio stagionale del guardaroba, un paio di scarpe familiari, un po’ conciate forse, ma comode nei punti giusti.
Con la stessa sensazione dolceamara si ritrova allora, sotto la magnolia secolare di Largo Zorzi, il bar allestito in tensostruttura, con le sue cameriere scortesi, i suoi aperitivi imbevibili e i suoi prosecchi sgasati e acidi. E si torna a stupirci dell’allegro disordine nelle strade finalmente popolose (mentre ci si chiede dove andranno mai tutti questi bighelloni per gli altri 355 giorni dell’anno), e a scandalizzarci dell’inestinguibile avidità dei ristoratori (stasera abbiamo pagato 16 franchi per un’insalata porzione baby, palesemente estratta dalla busta del supermercato pochi istanti prima). E riecco le anteprime per la stampa al Kursaal, un teatro-cinema-casinò bonsai dotato però - privilegi della parola scritta - di aria condizionata e poltroncine imbottite.


Senza le lunghe attese e i duri schienali e i bagni d’autan necessari per affrontare la proiezione di Piazza Grande (ma anche senza lo schermo più grande d’Europa e la magia del cielo trapunto di stelle a far da soffitto), il primo film cui s’assiste è il tedesco Der Staat gegen Fritz Bauer di Lars Kraum. Siccome però per i giornalisti vige l’embargo, se ne potrà parlare solo dopo la proiezione di stasera in Piazza Grande. L’unica cosa che possiamo fare ora è consigliarlo perché merita.
Attesa e autan compresi.








pubblicato da t.lorini nella rubrica cinema il 7 agosto 2015