Tutto vero! I “romanzi senza finzione” di Patrick Deville

Roberto Ferrucci



È raro incontrare oggi degli scrittori capaci di inventare, se non dei generi, almeno delle nuove forme letterarie. Se ci guardiamo alle spalle, sembra che ogni territorio sia stato esplorato. Eppure, così come stanno facendo, ognuno a suo modo, Emmanuel Carrère o Karl Ove Knausgård, anche lo scrittore francese Patrick Deville ha trovato una strada tutta sua che, come per gli altri due, risulta inimitabile. Si tratta del “romanzo senza finzione”, di cui il più recente, Viva (Seuil, p. 224, € 17,50) è solo l’ultima tappa – la quinta – di nove libri che esauriranno un giro del mondo della narrazione circoscritto al periodo che va dal 1860 a oggi.

Così come negli altri suoi romanzi, anche in Viva i personaggi raccontati da Patrick Deville sono tutti realmente esistiti, nomi che hanno fatto la Storia, quella con la S maiuscola: Malcom Lowry e Trotsky, che sono i due protagonisti principali, e poi Frida Kahlo, Diego Rivera, Tina Modotti, André Breton, Antonin Artaud.

Oltre a loro, non esiste alcun personaggio di finzione, e anche l’io narrante, che interviene qua è là, è Deville stesso. Ogni fatto di cui si narra, è irrefutabile, realmente accaduto, e viene trattato dall’autore attraverso una costruzione romanzesca avvolgente. Dentro a questa costruzione, i personaggi reali del libro si incontrano e si incrociano dal 1934 al 1938, in Messico.

Deville ha lavorato a questo libro per dieci anni, leggendo, incontrando, cercando, e via via tutti i personaggi lo hanno raggiunto, hanno ripreso forma, sono passati dalla realtà storica e una plausibile realtà romanzesca, sono diventati elementi narrativi esclusivamente attraverso le loro biografie autentiche. Alla fine è nato questo libro, costruito come sorta di rete, una mappa narrativa dentro cui i personaggi rivivono, si muovono, vanno e vengono, si incrociano e si sfiorano e, pagina dopo pagina, catturano il lettore, portandolo non solo alla fine del romanzo, ma alla fine delle loro stesse vite, memorabili e tragiche.

Questo articolo è stato pubblicato su “La Lettura” del Corriere della Sera il 28 luglio 2015.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 4 agosto 2015