Da cosa scappano le comete

Roberto Gerace



Ovvero discorso della cometa di Halley a un telespettatore e al suo ombelico catodico








Tu che ti accoccoli nel talamo del corpo e limi la tua soglia d’ora in ora, scaldando un posto nell’esofago del cosmo, presta al mio spettro il tuo respiro. È facile per te, che te ne vai per arcuate inerranze e sei sicuro, a ogni svolta, di calpestare soltanto i tuoi passi, di trascinare nient’altro che il tuo itinerario, di fare strada solamente alla tua strada; è facile per te che, se te lo chiedessi, giureresti di sederti sempre sul cuscino del tuo culo, con la chiappa destra rigorosamente a destra, la sinistra a manca, e addirittura di guardare il tuo sguardo che si guarda attorno, a ogni istante, volando alto nel cielo nel suo volo, sulle intemperanze dei tetti, le finestre che si fingono balconi, nella velleità dell’aria che vuol farsi fuoco fra orgogli di nuvole; oppure affonda sulle sottovie dell’essere, le linee di displuvio, i transiti di caverne in caverne, si sdraia ai margini di strapiombi silenti, sospirando alle lanugini del mare, mettendosi alle spalle geometrie forsennate di bestie, batteri, rugiade, contravvenire di campanacci, all’aurora, sui campi, slontanarsi di ululati e canti...


Continua domani in edicola, nel volume in allegato gratuito al Resto del Carlino che ospita i racconti finalisti del premio letterario "130 righe". Il mio racconto Da cosa scappano le comete si è piazzato secondo.








pubblicato da r.gerace nella rubrica annunci il 22 luglio 2015