Ana Blandiana

Antonio Moresco



Al Festival di Gavoi ho conosciuto una poetessa romena che legge le sue poesie con l’angelica intensità dei poeti di alcuni secoli fa.
Ne trascrivo alcune, tratte da Un tempo gli alberi avevano occhi, volume edito nel 2004 da Donzelli, tradotto e curato da Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni.

*

Viaggio

Cammino dentro me
come in una città straniera
dove non conosco nessuno.
La sera ho paura per strada
e nei pomeriggi di pioggia
ho freddo e sto male.
Non ho voglia di viaggiare,
quando anche solo attraversare la via
è un’avventura,
né ho ricordi di altre vite
alla domanda
“Perché mi hanno portato qui?”…

*

Caduta

Si sono estinti i profeti nel deserto
e angeli con le ali a terra
vengono incolonnati
e ammassati nelle piazze.
Saranno giudicati presto.
Saranno interrogati: quale colpa
ne ha bandito dai cieli l’impronta?
Quale offesa? Quale tradimento? Quale errore?
E loro, con un rimasuglio d’amore,
ci guarderanno annebbiati dal sonno
e non troveranno la diabolica audacia
di confessare che gli angeli cadono
non per colpa, non per colpa,
ma per sfinimento.

*

Perché non dovrei tornarmene tra le piante del frutteto

Perché non dovrei tornarmene tra le piante del frutteto,
tra gli alberi ritorti dal vento rovente,
tra gli stuoli di foglie
che urlano come uccelli,
tra le foglie quasi impazzite,
confuse agli stormi degli alcioni
a caccia di prede;
perché non dovrei tornarmene
sulla spiaggia rimescolata dal vento,
tra uova secche di pesce e alghe imputridite,
dove potermi rotolare piangendo –
alle foglie, agli uccelli, ai pesci
tra i singhiozzi consegnandomi,
sotto il sole aspro,
nella neve salata,
dove tu possa vedermi e lasciarmi.
Oh, mare,
dal mio corpo possono nascere figli
dalla mia anima mai.

*

Esilio

Parto in me per l’esilio,
tu sei la mia patria
cui non posso più accostarmi,
tu sei il paese dove sono nato
e ho imparato a parlare,
soltanto te conosco al mondo.
Dentro i tuoi occhi tante volte ho nuotato
toccando riva con il corpo tutto azzurro.
Tante volte ho navigato dentro te
spiando il gorgoglio foriero di burrasca
del sangue in cui ogni volta rischio di annegare.
Tu sei la mia parte di terra,
solo da te io so innalzarmi.
Tu signore, rimboscato
e disseminato di laghi,
suolo su cui signore io regnavo
e cui non posso più tornare
da me, dal mio straniero stato,
consentimi la notte che tu mi sogni ancora,
e io percorra il tuo sonno cullandoti,
consentimi di farti abitare da me la notte,
come i morti geni, dai loro pensieri.

*

D’inverno le stelle

D’inverno le stelle
sono così lontane,
che non puoi vederle
nella solitudine.

D’inverno i mari
sono così estranei,
che neppure il corso delle fonti
li riguarda.

D’inverno i morti
sono così freddi,
che si congela la terra
nell’emisfero dell’eternità.

*

Raccolto d’angeli

…Di tanto in tanto
un tonfo sordo
come la caduta
di un frutto sull’erba.
Come passa il tempo!
Sono maturi e cominciano a cadere
gli angeli:
si è fatto autunno anche in cielo…








pubblicato da a.moresco nella rubrica poesia il 9 luglio 2015