Un classico può fare la rivoluzione

Serena Gaudino





Extraterrestre alla pari è un bellissimo libro di Bianca Pitzorno che consiglio ai bambini dai dieci anni in su ma anche alle bambine, ai ragazzini e ai giovani adulti. Lo consiglio agli adulti, alle maestre e ai maestri, agli educatori e alle educatrici. Lo consiglio a tutti i lettori che vogliono capirne un po’ di più in materia di differenza di genere e di pari opportunità.

Bianca Pitzorno ha scritto questo libro molti anni fa. Extraterrestre alla pari non è un libro nuovo, ma di un’attualità strabiliante.
Soprattutto ora che si parla, a volte a sproposito, di genere femminile e genere maschile, di gender, di pari opportunità, di educazione sessuale, di famiglia: tradizionale, allargata, con membri dello stesso sesso.

La storia è semplice e terribile, contemporaneamente. È forte e dolce, dolorosa e allegra. Tremenda! Perché finisce male. E non perché muore qualcuno ma perché il modello familiare del pianeta Terra ne esce fallimentare, non è inclusivo e radicato su quelle stesse basi che Franco La Cecla in Lasciarsi chiama mitologia amorosa, basi che non ammettono la trasformazione dei legami.

Mo è un piccolo extraterrestre che arriva per partecipare a un progetto di scambio culturale tra il suo pianeta Deneb e la Terra e per realizzare un sogno: passare un po’ di tempo (circa dieci anni, il tempo che ci vuole per una nuova congiunzione astrale tra Deneb e la Terra) su questo pianeta e frequentare umani, bambini umani, scuole umane, genitori umani. Sperimentare un po’ di questa vita insomma.

Lo accompagnano i genitori.

L’extraterrestre (che ha 29 anni denebiani, ovvero 9/10 anni terrestri) è accolto con gran festa dalla signora e dal signor Olivieri, due persone molto simpatiche.

Mo è altino per la sua età, indossa una tuta spaziale, è snello e ha dei folti e fini e lisci capelli biondi che gli cadono sulle spalle. La signora Olivieri si chiede se sia un maschio o una femmina, lo chiede al marito sottovoce. Ma anche lui non sa cosa rispondere allora lo chiedono, entrambi, contemporaneamente, ai genitori del ragazzino.

La domanda per papà e mamma denebiani è assolutamente strana. E la risposta che danno è vaga. Perché? Perché dovrebbero dirlo? A che serve sapere il sesso di Mo? “A cosa servirebbe”? risponde la signora Olivieri. “Serve – continua – a capire come vestire, che scuole frequentare, che colori scegliere per l’arredamento della cameretta, che letture fare, che amici frequentare, che giochi comprare, che hobby praticare, che cibi mangiare, che scarpe comprare, che sapone usare, che profumo, che pettinatura scegliere, che giochi fare…

I genitori di Mo sono scettici, guardano i signori Olivieri con un po’ di preoccupazione e raccontano che su Deneb il sesso, sebbene già stabilito alla nascita, si definisce intorno ai 50 anni, quando cioè le persone sono pronte a procreare, a metter su famiglia.

Sorge un primo grande problema: i genitori terrestri non possono accettare una cosa del genere. Hanno bisogno di sapere subito il sesso di Mo per arredare del colore giusto la cameretta, per soddisfare subito i suoi bisogni e indirizzarlo a provare certi desideri anziché altri. Per questo, e solo per questo, i genitori extraterrestri allora, seppur increduli e imbarazzati, autorizzano i terrestri a eseguire su Mo un particolarissimo esame del sangue che definirà il sesso ancora silente del piccolo.

Mo resta sulla terra, i suoi genitori denebiani partono.

Mo viene accompagnato dall’unico medico in grado di eseguire il particolarissimo esame del sangue. Gli fanno il prelievo ma per avere i risultati bisogna aspettare il rientro dal lunghissimo viaggio del dottore. Nel frattempo allora, i genitori terrestri di Mo decidono che lui vivrà un giorno da femmina e un giorno da maschio. Ecco come trascorreranno le prime tre settimane di vita sulla Terra di Mo.

Peccato che però, così, non si può andare avanti! E allora non resta sottoporre Mo a complicati e per nulla affidabili test psicologici.
I genitori terrestri del piccolo extraterrestre non vedono l’ora di sapere, di scoprire, di entrare nel vivo di questa fantastica esperienza.

Alla fine i risultati dei test arrivano: almeno per ora, il sesso dell’extraterrestre è quello di un maschio.

Evviva: i signori Olivieri ridefiniscono il loro piano educativo, riallestiscono la cameretta di Mo, comprano dei nuovi vestiti e lo inducono a frequentare assiduamente i maschi della classe, suo cugino e la sua banda.

Mo si diverte. Presto diventa il capo di una temibilissima banda di ragazzacci. Inventa giochi, diventa amicissimo di uno di loro in particolare e sfida un altro a un gioco impossibile, vincendo. Diventa lui il capo per i poteri speciali che ha per la sua forza indescrivibile, per la particolare agilità.

Peccato però che lo costringano ad andare da un barbiere per sostituire i suoi lunghi capelli con una più svelta e corta zazzera da maschietto ribelle.

Passano giorni felici. Mo è un bravo ragazzino. Gioca, studia, aiuta suo padre terrestre, lo accompagna a pesca, a caccia. Qualche volta vorrebbe aiutare la mamma terrestre a sparecchiare a rigovernare la cucina, a cucire un buco in un calzino. Ma non gli viene permesso. Lui è un maschio: e che faccia il maschio!

Mo non si spiega questo modo di fare, pensa e dice che su Deneb si sentono tutti molto simili, che non c’è differenza di ruoli nelle faccende e nei lavori di tutti i giorni. Tutti possono fare tutto con tutti.

Passa un bel po’ di tempo.

Mo manda delle lettere a suo fratello (o sarà sua sorella?):

Car Tar, non devi essere triste perché sono partit. Cosa dovrei fare io, che sono qui sol fra tutti questi terrestri cosi strani e diversi da noi? Devo riconoscere che fanno di tutto per farmi stare a mio agio.
Purtroppo qualche volta non è possibile, ma non dipende da loro. Qui è tutto così strano: le abitudini, i materiali, la gente, l’aria stessa che si respira, la gravità, il sapore dei cibi. Certe volte mi sento frastornat e avrei voglia di tornare a casa su Deneb. Ma tutto sommato è un’esperienza interessante e credo che, quando mi sarò abituat, mi divertirò un mondo. Un abbraccio affettuoso, Mo
.

Torna l’analista famoso. Quello, l’unico, capace di eseguire l’analisi del sangue che non mente, l’analisi risolutiva.

Inaspettata arriva una telefonata. Peccato, proprio ora! Proprio ora che cominciava a assaporare i privilegi di cui gode l’uomo sulla Terra. Peccato perché il suo sangue, contrariamente a tutte le aspettative appartiene a una bambina!

Mo in effetti è una bambina. Anzi, no: solo quando compirà 50 anni denebiani Mo si paleserà come una bambina. Ma fino ad allora, fino ad allora… Mo potrebbe, se fosse su Deneb essere un bambino e una bambina insieme: giocare alla lotta, capeggiare una banda, andare a pesca e fare la maglia, cucinare, rammendare un calzino, attaccare un bottone. Potrebbe usare del sapone profumato alla fragola e del sapone al sandalo alternandoli, uno al giorno. Potrebbe indossare gonne e pantaloni, vestiti da donna e da uomo, potrebbe portare i capelli lunghi ma anche corti e potrebbe truccarsi o anche no!
Ma visto che Mo per il momento ha lasciato Deneb, la sua vita deve essere riprogrammata: Mo deve abbandonare i suoi pantaloni larghi e sformati, le scarpe con le stringhe, i maglioncini larghi. Deve smetterla di comportarsi come un ragazzaccio, non può più fare gare di velocità, non può rotolarsi nel fango, sbucciarsi le ginocchia, cacciare le lucertole…
Non può più sfidare a braccio di ferro i suoi amici e, cosa ancora più grave deve rinunciare a fare il capo.
Ora però gli amici gli fanno muro: lo odiano. Mo è improvvisamente escluso dalla loro amicizia. Nessuno può sopportare di essere stato battuto da una femminuccia.

Mo diventa una ragazzina. Ma è una ragazzina solitaria. Molto triste. Deve indossare la gonna, le scarpine, le calze. Deve avere i capelli lunghi. Va a scuola con le femmine! Ha degli orari da rispettare, dei doveri e degli obblighi. Non può più arrampicarsi.

Mo si accorge quanto le donne rispetto agli uomini siano represse, oppresse dalle stesse donne e con minori opportunità.

Prende a comunicare assiduamente con il suo pianeta.

È troppo per un extraterrestre: su Daneb non importa a nessuno il sesso dei ragazzini! Perché qui non può vivere in piena libertà? Piange, nella solitudine della sua stanza si dispera. Vorrebbe rientrare a casa ma è impossibile. La rotta è unica, deve attendere lo scadere dei dieci anni.

Un giorno però, nel pieno della disperazione e dopo aver raccontato alle sue nuove amiche le fantastiche possibilità di parità che offre Deneb, Mo viene a sapere che è stata scoperta una nuova rotta per il suo pianeta e decide di partire, di tornare a casa e di tornare a vivere la sua vita libera.

E così Mo lascia la Terra e torna a casa portandosi via con sé le sue due amiche.

Ecco perché è triste questo libro. Ecco perché finisce male: perché la Terra, nell’immaginario della Pitzorno è un paese inospitale con una società che non ammette diversità, che non ammette situazioni ingestibili, situazioni difficili da gestire. Situazioni strane. Un pianeta da cui fuggono perfino gli extraterrestri.

Extraterrestre alla pari
di Bianca Pitzorno
Einaudi ragazzi
Pgg. 288
€ 13,90
Prima edizione 1979








pubblicato da s.gaudino nella rubrica libri il 2 luglio 2015