Cos’hanno in comune Rodolfo Sonego e Orson Welles?

Teo Lorini



Partiamo con A pranzo con Orson , la trascrizione di quasi tre anni di chiacchierate fra Henry Jaglom e Orson Welles, ai tavoli di Ma Maison, il ristorante di West Hollywood che Welles aveva praticamente trasformato in una dépendance del proprio ufficio. Questi dialoghi immortalano – ed è il fascino e al contempo il limite del libro – il crepuscolo di uno straordinario artista, perseguitato dalla nomea di inconcludente, dal “clichè secondo cui soffriva di una specie di deficit d’attenzione cinematografico”. Ormai schivato dai produttori e sconfitto dal peso dei troppi film lasciati a mezzo e mai conclusi, il Welles che parla in queste pagine è un colosso (in ogni senso) amareggiato e non di rado acido.
In numerose battute Welles è ancora folgorante di genialità: "John O’Hara scrisse di Quarto potere la migliore recensione che chiunque abbia ricevuto: «Questo è il più bel film che sia mai stato fatto, e resterà il più bello della storia del cinema»... Cosa fare dopo una recensione così? Avrei dovuto smettere". In altre è caustico ("La Bergman un’attrice? È già tanto se porta a casa una scena").
Instancabile nell’aneddotica (soprattutto quella boccaccesca, che a Hollywood attecchisce rigogliosa) e nel pettegolezzo, il regista de L’infernale Quinlan tradisce in questa tardiva istantanea un carico ormai troppo pesante di rimpianti e rancori che, se non bastano ad oscurare la sua grandezza, proiettano su di lui un’ombra dolente e lugubre. A pranzo con Orson è un volume da avere e da centellinare, aprendolo magari a caso, per gustarsi il piacere di un quarto d’ora d’intimità con Welles. E da accompagnare alla lunga, appassionata intervista Io, Orson Welles di Peter Bogdanovich (Baldini e Castoldi) che a tutt’oggi è forse il più bel volume sul genio che ha creato Citizen Kane.


Ancor più avvincente, se possibile, è Il cervello di Alberto Sordi , il volume che Tatti Sanguineti dedica a Rodolfo Sonego, uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano che fu, creatore dei ruoli e delle battute più indimenticabili di un attore con cui, pure, non aveva da condividere che il lavoro: “Sordi non ha mai scritto una riga. Per lui è una fatica scrivere persino una cartolina. […] Io e lui non abbiamo mai avuto niente di privato in comune. […] Sordi non è un uomo colto. Non ha letto i libri, non ha letto i testi sacri, non ha letto niente. Ma ha un colpo d’occhio infallibile. È un’entità biologica purissima, un animale selvaggio.” e ancora: “Sordi attore non ha limiti. È una pantera e una pantera non ha bisogno di entrare in una biblioteca ma fa dei salti incredibili e a modo suo sa essere perfetta. Il Sordi privato non mi è mai interessato e non ho bisogno di giudicarlo: quello che mi interessa è l’attore. E basta”. Un attore coraggioso e folle, di una follia per cui “alcuni personaggi di una grettezza quasi ributtante, alcuni ruoli abbastanza inaccettabili, e infatti inaccettati da molti attori, hanno trovato subito un terreno favorevole in Sordi. Una volta detta l’idea, anche la più pazza, anche la più pericolosa, in lui c’è un’imprevista capacità di recepire”.
A dispetto del titolo, però, questo non è solo un libro su Sordi, ma su uno degli sceneggiatori che hanno fatto grande il cinema italiano. Nativo di Puos d’Alpago, lettore insaziabile i cui inizi da autodidatta furono Darwin e Newton ("hanno fatto di me un laico che non conosce la religione e che si interessa solo a giudiyi di ordine scientifico. Dopo quei libri decisi immediatamente che non avrei voluto fare la vita del muratore, del falegname, dell’emigrante. La vita di mio padre e di tutti coloro che avevo conosciuto fino ad allora. Da quel momento fui come un cieco a ciò che mi circondava e mi occupai solo di leggere, di studiare..."), aspirante pittore, ma anche autore di fumetti per sbarcare il lunario, comandante di una brigata partigiana, viaggiatore curioso e insaziabile... Rodolfo Sonego ha vissuto mille vite, ma tutte le sue esperienze sono soltanto una delle fonti della sua arte d’inventore di storie. Sue sono, per esempio, le stesure originali di film colossali come La mia Africa e Mission.
Nel corso di lunghi dialoghi con Sanguineti, Sonego rievoca oltre cinquant’anni di cinema, ripercorrendo la genesi e la storia dei suoi capolavori (su tutti Una vita difficile), gettando luce su vicende non limpidissime (chi è il vero autore de Il sorpasso?) e tratteggiando senza retoriche né trionfalismi una stagione che pure fu splendida e che oggi appare irripetibile. In queste pagine i registi e i divi consacrati dalla storia sfilano accanto a figure improbabili di maneggioni improvvisati e di produttori senza scrupoli. Una miniera imperdibile di giudizi, di racconti, di incontri di cui sarebbe un peccato omettere questa descrizione: “L’impressione che mi fece Berlusconi fu la stessa che avevo provato anni prima, incontrando Alighiero Noschese. Una sensazione di fastidio agli occhi come quando hai davanti un vetro doppio o vedi un’immagine sfalsata”.








pubblicato da t.lorini nella rubrica cinema il 16 giugno 2015