Tre anni dentro un Ser.T

Serena Gaudino





La malattia del desiderio è l’opera prima di Claudia Brignone: giovane regista napoletana che ha realizzato una bel documentario su un tema complesso: "cura" del desiderio o desiderio di curarsi? La malattia del desiderio è un bel documentario a cui la Brignone ha dedicato tre anni passando moltissimo tempo in un Ser.T, una specie di ambulatorio che si occupa di tossicodipendenze.
A Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta, la giovane regista napoletana (1985) ha affiancato medici, infermieri, assistenti. Tutti coloro che passano ogni giorno e ogni notte a combattere la morte, con prove sempre più difficili e complesse. Perché sono storie umane che paiono raccontate da persone che di umano non hanno più nulla. Uomini e donne spesso sono senzatetto, senza famiglia, lavoro, senza soldi. Uomini e donne che vivono senza luce, in una porzione di mondo dove è sempre buio.
Negli anni in cui Claudia Brignone ha vissuto in mezzo a questo buio ha provato a imbastire un racconto. Non un racconto poetico ma reale, vero. Un’inchiesta, senza commento. Perché il commento sta già nella curiosità, nelle storie che le hanno raccontato nel coraggio con cui ha chiesto informazioni.
Null’altro.
Quando poi ha smesso di raccogliere immagini e testimonianze è tornata a casa con le mani piene di storie tremende con le quali ha realizzato un bel film che ha già ricevuto la Menzione speciale della Giuria e il Premio Signum (documentario più votato dal pubblico) al Salina Doc Fest e il premio come Miglior documentario autoprodotto al Napoli Film Festival.
Nei mesi scorsi La malattia del desiderio è stato proiettato all’Apollo 11 di Roma, a Napoli nell’ambito di Astra Doc e al Cineforum Gridas di Scampia, a Torino al Cecchi Point e a Milano al Cinema Beltrade. Alla fine di giugno sarà presentato all’interno della sezione Panorama del Festival Internaconal de Cine de Derechos Humanos. _

Stavo lavorando a un video sul tema delle dipendenze per un esame universitario e la prima volta che sono entrata al Ser.t di Fuorigrotta ho avuto paura.
Questa sensazione mi ha accompagnata fino a quando ho deciso che a tutte quelle storie e a quelle persone incontrate bisognava dare voce e dignità.
Ho iniziato così a frequentare il Centro più assiduamente per comprendere dinamiche e relazioni che fino a quel momento erano, per me, totalmente sconosciute.
La mia intenzione era raccontare il mondo della dipendenza dal punto di vista della cura. Non mi interessava andare nelle piazze di spaccio o nella cosiddetta "casa abbandonata" dove i ragazzi si "fanno".
Ho scelto quel luogo perché il bisogno di eroina, cocaina, alcool o anche il gioco d’azzardo, veniva paragonato a una malattia.
Questo mio lavoro è un racconto corale.
Il Ser.t, contenitore di storie e di vite, è il vero protagonista.
E’ stato un periodo lungo e intenso, di conoscenza e di "ascolto"; tra la fase di ricerca e quella delle riprese sono trascorsi più di tre anni.
Non sapevo quando avrei smesso di filmare, ne ho preso coscienza solo quando uno dei protagonisti è venuto a mancare.
Da quel momento ho iniziato a costruire il senso del racconto con il materiale che avevo.
La mia percezione di quel luogo e della dipendenza è cambiata radicalmente.
Ora non ho più paura.


Claudia Brignone


La malattia del desiderio
Italia 2015, 57’
Regia: Claudia Brignone - Soggetto: Claudia Brignone Fotografia: Claudia Brignone e Salvatore Landi - Montaggio: Chiara De Cunto - Montaggio del suono e Mix: Dario Calvari Prodotto da: Claudia Brignone con Giovanni Pompili/Kino Produzioni e in collaborazione con Casa Editrice Idelson Gnocchi.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica cinema il 17 giugno 2015