Appunti sparsi in corso di lettura su “L’invenzione della madre” di Marco Peano #2

Maria Cerino



Il corpo capisce cosa c’è nel corpo malato.

La cura porta in sé questa grammatica elementare che ci fa toccare là dove non fa male, che ci fa sistemare le gambe là dove devono essere sistemate. Non è con la delicatezza che ci diamo da fare quando con una spugna bagnata in un catino con acqua tiepida e poco sapone improvvisiamo un bidè a un degente di famiglia, è una forza arcaica di sopravvivenza bruta. Ci si dimentica del pudore, il dolore diventa una memoria lontana, neghiamo ciò che sappiamo del malato mentre lo laviamo. Neghiamo la mancanza di necessità di quel gesto che invece ci appare necessario più di ogni altra cosa. E il nostro corpo capisce che esiste un sollievo pure in un rituale che assomiglia al restare a galla delle mani, dei piedi e della bocca, tenuti all’aria con un cuscino.

Il corpo misura il tempo – dello spazio è già materia assoluta – e come Mattia con il padre tengono da parte la sedia a rotelle e la portano allo scoperto quando il loro corpo intende che per il corpo della madre è arrivato il tempo di cambiare, farsi ferro e gommapiuma.








pubblicato da m.cerino nella rubrica libri il 20 maggio 2015