5 maggio sciopero! Le mie ragioni

Serena Gaudino



Il 5 maggio scorso c’è stato un grosso sciopero che ha investito contemporaneamente tutte le sigle sindacali: contro la Buona scuola del governo Renzi. Anche io ho scioperato e queste sono le mie ragioni.

Io non sono un’insegnante conservatrice né tantomeno un’insegnante che si risparmia, non sono un’insegnante che si oppone alla valutazione di sé e dei suoi alunni, anzi! Sono anche disposta a cambiare gli orari e il tempo della scuola. Sono disposta a lavorare a luglio se si adottasse il modello anglosassone o anche francese con vacanze di una settimana ogni due mesi di scuola dura. Sono disponibile a iniziare prima... A agosto se in Italia non ci fossero a quel tempo ancora 35 gradi. Sarei anche disposta a lavorare con le nuove tecnologie se mi mettessero in grado di farlo e avessi una lim in classe.

Ma sono contro:

una scuola che scaturisce dalla volontà di applicare agli apprendimenti le regole del mercato;

un sistema scolastico che si adegua al principio della concorrenza; una valutazione orientata solo a centrare degli obiettivi. Obiettivi decisi dal potere politico e economico;

le prove INVALSI che non registrano le capacità critiche, artistiche, creative dell’alunno degli alunni. Bambini e ragazzi che debbono imparare non solo a rispondere a quiz ma anche ad argomentare, a rispondere con il proprio senso critico, a tener fede, eventualmente al personalissimo pensiero divergente;

le prove INVALSI perché non tengono conto delle differenze tra le scuole, tra i ragazzi, tra le varie strutture organizzative: le scuole a tempo pieno versus le scuole a modulo;

la negazione della “scuola per tutti” e contro ogni qualsivoglia classifica delle scuole e degli insegnanti;

l’addestramento che soppianta l’istruzione, la formazione e la cultura; il peggioramento dei livelli di istruzione e l’’indottrinamento;

l’allevamento di piccole/grandi menti competenti in certe cose ma assolutamente incapaci in altre. L’uomo adulto è fatto di tante cose insieme, è di per sé ricco di sfumature, differenze, sensibilità. E i bambini, i ragazzi devono essere capaci di fare tutto, di venire fuori rispettando le tendenze, i desideri e i bisogni;

l’uniformità;

l’oggettività che appiattisce e non esiste;

l’apprendimento per compartimenti stagni. Per il semplice fatto che così non si apprende: per mettere in moto il processo c’è bisogno di tutti quei fattori indispensabili a accrescere la qualità della conoscenza nonché la quantità;

Io sciopero per tutti questi motivi ma anche:

perché sono contro il potere assoluto dei presidi e dei dirigenti scolastici. Perché viviamo continuamente episodi di corruzione e malaffare e non abbiamo ancora capito che accentrare il potere solo nelle mani di una persona é sbagliato. Che questa non è democrazia. Immaginiamo le scuole del Sud: già difficilmente raggiungibili dalle insegnanti del territorio costrette a lavorare a Nord, cosa diventeranno tra clientelismi e malaffare? I presidi non sarebbero solo loro le cause di disfacimento ulteriore ma anche vittime di pressioni;

perché nel documento della Buona scuola la parola educazione non c’è. E invece educazione è una parola importante in quanto indica lo sforzo di costruire il sociale;

perché nel documento della Buona scuola la parola lettura compare una sola volta. Mentre la lettura è importante per sviluppare l’immaginazione, il senso critico, il pensiero, la fantasia è la creatività;

per la troppa burocrazia che investe gli insegnanti costretti a togliere tempo alla cultura per occuparsi di superflue questioni organizzative;

perché nelle scuole scende sempre di più il numero dei collaboratori e i bambini e gli insegnanti devono fare i conti con luoghi poco sorvegliati, pulizia precaria, assistenza inesistente;

perché la cultura non è più considerata un valore;

contro l’elaborazione di classifiche degli insegnanti. Perché questi, oppressi dal controllo modificheranno la loro programmazione tralasciando i bisogni primari della classe e lavorando solo sull’addestramento ai quiz;

per evitare che un’ulteriore riforma svilisca ancora di più il nostro lavoro;

contro l’attivazione di un sistema di qualità senza regole certe e chiare quando nelle classi manca il minimo indispensabile, quando i bambini sono costretti a portarsi da casa la carta igienica e i fogli per le fotocopie, i genitori a regalare computer e fotocopiatrici, toner e cartoncini colorati. Quando mancano i laboratori per sperimentare, le palestre per correre e allenarsi, gli attrezzi per fare ginnastica, le biblioteche, i bibliotecari, le aule per dipingere, aule senza buchi nelle pareti con armadi con ante e scaffali integri e funzionanti, le finestre e i vetri a norma, gli ascensori o i montacarichi per i bambini con difficoltà motorie...;

perché vorrei mantenere la libertà d’insegnamento;

perché voglio una, scuola che educhi, che formi, che sperimenti, che con la famiglia stringa patti di collaborazione, che accolga i bambini in difficoltà d’apprendimento e economica. Che non tagli fuori i più svantaggiati dalla comunità, che rispetti i desideri e i bisogni di ognuno, che metta a disposizione insegnanti di sostegno in numero sufficiente, che elabori progetti di inclusione adeguamento, che formi gli insegnanti permanentemente, che li aiuti a aggiornarsi a capire come sta cambiando il mondo e a individuare la via giusta per assistere i bambini e i ragazzi in questo passaggio epocale.

Io voglio una scuola che discuta di didattica, che metta in grado gli insegnanti di confrontarsi, di promuovere incontri e convegni sulle metodologie adottate o da adottare. Io voglio una scuola aperta al territorio, radicata e bella, pulita viva. Io voglio una scuola capace di trasformarsi, di adeguarsi all’uso delle nuove tecnologie senza dimenticare che è importante scrivere con le proprie mani, tagliare con le forbici, contare con la propria testa, disegnare il mondo con i pennelli e le matite.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica emergenza di specie il 7 maggio 2015