Tele-novella

Lorenzo Mercatanti



"Pronto… Ah! Sei te… Come vuoi che vada? A quella maniera. Che vuoi? … che mi frega, vuol dire che se c’hai il fuoco sotto non te l’ha attaccato mio figlio… ma che ridi! ’sta scema, ti rendi conto cosa vieni a dire a tua suocera! E che vuol dire… perché non c’hai più la mamma lo vieni a raccontare a me! … e io non voglio sapere niente.
E metti giù il telefono! E’ due ore che lo dici… ho capito ho capito, mercoledì mi porti i bambini. Portali, se ci sono sempre… Sì ciao."

"M’aveva telefonato mia nuora per dirmi Mercoledì mi guardi i bambini. Poi per dirmi che stava male, c’aveva uno sfogo. Tutto un fuoco in faccia, pure tra le gambe.
Non lo voglio sapere, gl’ho detto.
Non ti telefono più, s’è risentita.
Se vuoi telefonare telefona. Se no che la Madonna t’accompagni.
OOOO-HHHH! T’arrabbi subito, e m’ha richiesto per portarmi i bambini.
Portali, se sono ancora viva te li guardo.
Mi viene a raccontare che non fa più l’amore con mio figlio, ma che mi frega."

"Me li ha portati mio figlio i bambini, avevano la febbre e vomitavano, pure lui non stava bene.
Tra poco arriva il gas da pagare, mi ha detto che sul giornale c’era scritto che arriva a fine mese.
E’ tre mesi che non arriva, sai che batosta.
Stesse attento ai quattrini non avrebbe paura del gas.
Mi ha detto che non ce la fa più col lavoro.
E’ dura lavorare la notte. Guidare i camion.

"A l’Antonietta del quarto piano l’ho raccontato che l’altra sera l’ho sognato mio figlio, lui e le mie tre figlie, che parlavano tra loro e io non sentivo nulla di quello che si dicevano. Poi mio figlio aveva le mani sulla faccia e piangeva, piangeva che aveva perso il lavoro. L’ho raccontato all’Antonietta che mi ha detto, che vuoi che ti dica: è un sogno."

"Quando i bambini sono un po’ più grandi può trovare da lavorare sua moglie e mio figlio trovare che guadagna un po’ di meno ma lavora di giorno. Ma chi la vuole quella!
Gli avevo trovato da pulire le scale.
C’è andata una volta sola, le ha fatte in mezz’ora. Non sono rimasti mica contenti. Io dico, la prima volta, se mi pagano per lavorare un’ora io lavorerei anche un’ora e mezza. Fai vedere che lo vuoi mantenere questo lavoro.
Quella, passata appena mezz’ora, se ne va pe’ i cavoli suoi. Le sigarette che si fuma.
Poi come fa coi bambini sempre malati, coi catarri."

"Ci fosse meno pubblicità, dura più la pubblicità della novella… ecco oh, ricomincia… riecco questa donna tremenda, la figliola si è innamorata di lui, lui non c’è ora e niente, ha ammazzato la moglie per prendere questa donna, ecco il guaio…"
gli attori, un lui e una lei, che parlano dentro alla novella dentro alla televisione:
"Non si stavano baciando o roba simile, erano abbracciati."
"Forse lei era ubriaca o roba simile, forse lei…" Pubblicità.
"Ci fosse meno pubblicità, dura più ’sta pubblicità, e che è… oh! Meno male che è finita."
Altri due attori, un altro lui e un’altra lei:
"Vuole che l’ammazzi o roba simile, ecco che vuole da me."
"Tu guardi troppi polizieschi o roba simile, vuole che tu gli dia giusto un po’ di sonnifero, vuole giusto che dorma o rob…"
Pubblicità.
"Mannaccia a la pubblicità e a Berlusconi! Mannaccia ai soldi che c’ha… oh!
Finalmente! E mannaccia anche a questi due sudicioni!"
Altri due attori, sempre un lui e una lei:
"Forse ero ubriaca, non è che abbiamo…"
"Hai perso i sensi… eri eccitata o ubriaca o roba simile e hai perso i sensi, ma devo dirti la verità…"
Sigla finale.
"Ecco che finisce sempre così, mannaccia a loro!"

"Si sta male da soli, ora però c’è la televisione ti fa compagnia e da soli non si sta più male. Uno mangia quando gli pare va a dormire quando gli pare. Ho passato una vita lavoro e casa lavoro e casa, ora però sono più tranquilla, guardo questi cornuti delle novelle in televisione, guardo la televisione e guardare la televisione mi basta e m’avanza.
Prima non ero sola.
Quattro figli.
Li ho tirati su da sola quattro figli. Senza marito e quando ce l’avevo il marito era ancora peggio.
Quattro figli, e poi ne ho tenuti tanti in casa mia, nipoti che poi sono emigrati in Germania e ora fanno i capitalisti.
Mio fratello pure ho tenuto in casa mia, una volta mi ci portò pure una troia… una della Svizzera, sua moglie però l’ha sempre tenuta in palmo di mano, l’ha sempre trattata bene e la moglie a me diceva sempre, se vedi mio marito a letto con un’altra donna io non lo voglio sapere."

"Uno sente le disgrazie che accadono in giro e non ha da lamentarsi. Alla televisione dicevano di una bambina in un asilo a Modena, schiacciata da un armadio. Morta. Ho lavorato pure io negli asili, c’era solo una maestra che non mangiava nemmeno per badare i bambini, le altre a mangiare mentre i bambini piangevano e urlavano. Li lasciavano strillare."

"L’altro giorno è morto un bambino. L’hanno investito vicino a casa di mio figlio, l’ha investito quello che vende i vestiti in via Meoni, non l’hanno arrestato, se uno muore ti arrestano, diceva la gente ai giardini qui sotto, si vede che non ha la colpa, il bambino era sulle righe. Poi è arrivata l’Antonietta del quarto piano e ha detto che era passata davanti al negozio e stava lì fuori, non in galera.
Al telegiornale su tivvù Prato non hanno detto nulla, hanno parlato di tutte le cose di Prato, le feste che ci sono, di tutte le scuole di Prato, che sono ricominciate le scuole, si vedevano i disegni fatti dai bambini, di quante scuole ci sono a Prato, che andiamo in giro a vedere i posti ma è tanto bella da visitare anche la nostra città, il Duomo… c’era proprio uno del comune che parlava, un assessore. Hanno detto proprio tutto tutto tutto su Prato.
Del bambino no.
Ai giardini chi diceva era sulle righe, chi diceva è scappato di mano alla mamma, ma che ne sanno. Hanno detto che sul giornale però ne parlavano, che era morto il giorno prima."

"Oggi è tornato a trovarmi mio figlio con la bambina.
Non ci sono stata a fare tante feste. Sua moglie m’ha scocciato ma non sto a dirgli nulla.
Sono cambiata, non sono più la stessa. Sono fredda.
Io quando vado dai vicini, dalle famiglie, ci sto tre minuti e vengo via. Dico che ho qualcosa sul fuoco e vo via.
L’altro giorno l’Antonietta del quarto piano parlava con la Giuseppina del piano sotto, gli raccontava dei quattro figli suoi che due gli sono tornati in casa perché divorziano, due no.
Quelli che non divorziano uno c’ha un bambino sempre malato già l’hanno operato tante volte, l’altro ha la moglie che ha abortito due volte. Non riescono ad averne bambini.
Gli altri due figli, che gl’andava tutto bene, divorziano.
Dopo tre minuti che eravamo dietro a quei ragionamenti s’è affacciato alla porta il figliolo della Giuseppina e io ho detto, ho i fagioli sul fuoco bisogna che vo via."

"L’altra notte ha suonato il campanello. Era l’Eleonora del piano mio, scalza, era cascato suo padre.
Sono corsa, scalza anch’io ma coi calzini ai piedi.
L’abbiamo tirato su quel panzone, una fatica.
C’ha il fegato a pezzi e un piede nella fossa.
Era tutto sudicio, c’ha una coperta strappata le lenzuola corte il letto piccolino.
Io non fo una colpa alla figlia che non è normale, poveretta.
L’altro giorno gl’ho portato un materasso che avevo e non l’ha voluto, m’ha detto ce l’ho il materasso. L’ho messo in soffitta, arrivasse qualcuno d’ospite il materasso c’è, basta mettere le lenzuola e dorme.
Io la colpa la do alle donne che manda il comune.
Io le conosco, glielo dico, datela una pulita.
Loro dicono non spetta a noi, noi siamo per fare la compagnia.
Compagnia c’ha la televisione!
E loro a dire, noi non siamo come te che quando lavoravi nelle case pulivi e gl’imbiancavi pure.
Io mi pagavano ho lavorato!
Lavoriamo anche noi, dicono loro, la scorsa settimana è venuta due volte anche la Maria.
Lo so lo so, la conosco la Maria, l’ho vista. Due volte è venuta due volte ha preso il caffè da me, mezz’ora da me mezz’ora di là a fare la compagnia. La compagnia!
Compagnia ci sono le novelle alla televisione!"

"Oggi al telegiornale, mamma mia, non devo più guardarlo che sono stata male e mi sono ritrovata a parlare da sola.
Ammazzare una bambina, come si fa!
Povera mamma povera mamma.
E quante volte l’hanno fatta vedere quella bambina.
Povera mamma povera mamma, mi sono accorta che parlavo da sola e badavo a dire povera mamma povera mamma.
E’ passata così tutta la giornata, sul divano. Non ho fatto niente, c’ho un sudicio in casa, uno schifo.
Diceva bene la mia nonna, ha da venire un giorno che gli uomini mangeranno i propri figli col pane. Che niente gl’importerà del sangue loro. Ecco cosa sta accadendo, io stasera ho lasciato perdere ma a mezzanotte bisogna che lo guardo il telegiornale.

"I bambini bisogna baciarli nel sonno… poi se c’è da dare qualche schiaffo, per insegnargli a comportarsi, bisogna darlo. Coi bambini c’è da stare attenti, da aver paura di tutto e di tutti. Io coi miei figli immaginavo sempre il peggio: le disgrazie che dicevano ai telegiornali.
Se te le immagini di tutti i colori, non succede niente."

"Mi sono fermata dieci minuti dall’Antonietta del quarto piano, a parlare di quella bambina di due anni e mezzo. L’Antonietta mi ha detto è stata quella troia della madre, la negra che era amica della madre gliel’ha detto, sei stata te! Te che l’hai venduta a quell’uomo tua figlia! Ti pagava!
L’ha inchiodata.
L’Antonietta guarda il telegiornale mattina e sera, la mattina si alza e fa colazione con la tivvù accesa. Lei sa tutto tutto tutto. La sera si mette sul divano e guarda la tivvù. Che bel viso rosa c’ha l’Antonietta! E che belle mani curate! Gliel’ho detto, che belle mani! Mica come le mie, che fanno schifo, che me le sono spaccate di lavoro per i figli. L’Antonietta se ne frega dei figli e c’ha ragione, dice che s’arrangino i figli, che cercano da me! Sono affar loro i casini che fanno, ora che sono grandi. Te sei grulla, mi dice, che ti danni così per i figli. Non te la prendi mica che ti parlo così? Io gli dico, chi s’offende è fetente, perché c’ha ragione lei.
Io poi ho salutato, sono tornata giù e ho trovato la porta di casa spalancata. Dovevo aver chiuso male e il vento l’ha riaperta, ho preso una paura però. Ho acceso tutte le luci e ho guardato dappertutto… sotto al letto… poi sono tornata dall’Antonietta a dirglielo e ci siamo fatte due risate."

"Nevica.
E’ neve e acqua assieme.
Il tempo si mette male come le persone.
In questo periodo al paese erano delle belle giornate, da bambina.
Il tempo diventa cattivo come le persone.
Le belle giornate che belle canzoni si cantava!
A lavorare nei campi di zia Rosa la mutilata. Mutilata perché il marito era mutilato di guerra. Gl’avevano dato dei bei quattrini e avevano comprato i campi. Lui stava su una sedia, si faceva portare per i campi sulla sedia. Sul trono.
Mi davano centocinquanta lire a giornata.
Avevo undici anni."

"Le vacanze più belle della mia vita le ho fatte a vent’anni. Ero nella Svizzera. Ero già venuta via dal paese ma ancora non stavo a Prato. Ero andata a lavorare nella Svizzera. Mi ci aveva fatto venire mio fratello, che stava già lì e mi aveva detto vieni, che c’era da lavorare nelle fabbriche della Svizzera. Ci lavorai tre anni e il primo anno ho fatto le vacanze più belle della mia vita. Con le amiche che lavoravo insieme ci alzavamo la mattina tardi, facevamo la colazione e ci rimettevamo a letto, con la radio accesa fino all’ora di pranzo. Il pomeriggio uscivamo a passeggio, mangiavamo i gelati, anche tre quattro di fila e dopo cena si andava a ballare fino a tardi.
Giravamo anche tre quattro sale ogni sera, per ballare fino a tardi, che la sala che piaceva a noi chiudeva presto. Un’altra ci piaceva un po’ meno ma chiudeva più tardi. Un’altra ballavamo fino a che era tardissimo, venivamo via stanche morte ma che aveva sempre da chiudere.
Il primo giorno che arrivai nella Svizzera uscii di stazione e entrai nel bar subito fuori per prendere un caffè, bar Europa si chiamava. C’era il televisore acceso e vidi Adriano Celentano che cantava: con ventiquattromila baci… oggi saprai perchè l’amore!"

"I campi che si vedono dalla finestra il comune li ha presi al contadino per farci fare la fiera. E’ vero perché me l’ha raccontato l’Antonietta del quarto piano, come farà a saper sempre tutto.
Ha da venire un tempo che gli uomini pianteranno il grano nei vasetti, diceva la mia nonna. Ecco cosa sta accadendo."

"Sento suonare alla porta, riecco l’Eleonora. Voleva telefonare al fratello a Barletta.
Gl’ho detto a Prato telefona dove vuoi, fuori Prato no.
T’hanno fatto avere il cellulare. Lei però dice non lo sa usare.
L’assistente sociale dice, lo sa usare il cellulare non dargli retta.
Tempo fa avevo delle scarpe ancora nuove, gl’ho detto tienle. L’ha provate, no non mi stanno.
Poi il giorno dopo arriva con suo fratello che era venuto su a Prato a trovarla. Lei ha riprovato le scarpe, ti stanno bene, ha detto il fratello. Da allora ce l’ha sempre ai piedi.
Non è normale.
La mattina va in una comunità, prima veniva a prenderla il comune col pulmino, ora va da sola con la bicicletta o l’autobus. E’ una comunità, stanno lì e fanno borse, bambole, cosa gli fanno fare lo sa l’anima sua. Ora che è morto suo padre io non lo so che fine fa quella figlia.
A volte la trovo sul pianerottolo che mi guarda, io gli chiedo se ha mangiato, se ha fame e lei zitta."

"Ha già cominciato a chiedere l’Eleonora, da che è morto suo padre.
Chiede se ho del caffè, se ho lo zucchero. Alle volte non chiede niente, se ne sta lì muta, sul pianerottolo. Io allora apro la porta e gli fo, Eleonora! Che fai lì. Hai mangiato? Devi ancora mangiare? Ho delle polpette, te le prendo… Ecco, mangia… brava, mangiane pure un’altra.
Guarda, queste te le metto in un piatto così te le mangi a casa. Andiamo, te le metto in frigo, vieni.
Ma non c’è niente in questo frigorifero! Fatti fare un po’ di spesa dalla Maria, domani torna vero? Se domani la vedo glielo dico anch’io.
Mangiale le polpette. Ti sono piaciute quelle che hai mangiato?
Erano buone?"

"Sarà buono questo vino? Era a sconto. Costava 2 euro, lo davano a 75 centesimi, la gente se lo portava via a casse intere, una pazzia.
E poi al mercato, la confusione che c’era, uno schifo, ma non degli italiani, degli stranieri! Questi marocchini con dei vestiti lunghi lunghi, colle carrozzine dei bambini, a arraffare ai banchi, non c’hanno rispetto che sono venuti all’Italia!"

"Io mi guardo tutte queste telenovelle, poi mi metto sul divano e m’addormento.
Faccio schifo.
C’ho un monte da fare e sto a guardare ’sti cornuti.
Come questo che c’è adesso, che schifo mi fa, gliene ha fatte di tutti i colori a sua moglie.
Io dico alle mie figlie, alzatevi presto e pulite e lavate. Il pomeriggio, dopo il lavoro, vi rilasciate sul divano, se no non ci si fa. Che vita."








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 8 gennaio 2011