Sulla Bellezza

Set them free



di Diego De Silva

E insomma, ti stavo dicendo, l’altro ieri ai giardini c’era questo giovane padre con un bambino che avrà avuto, boh, due anni, anche meno, e camminava a stento, si vedeva che stava ancora imparando, infatti ogni tanto cadeva in avanti, restava un po’ spiazzato, faceva due o tre passi a gattoni dopo di che andava in stallo, come se qualcosa di fondamentale non gli tornasse, capito, come se il sistema delle quattro zampe che usava per spostarsi gli risultasse obsoleto e allora si tirava su, lo sai no come si rialzano i bambini a quell’età, quando mulinellano le braccia cercando nell’aria un appoggio che non trovano eppure ce la fanno, si rimettono in piedi e riprendono a camminare con quelle gambe a compasso, scavalcando ostacoli che non ci sono; diventano buffissimi in quei momenti ma pensa provarci tu a rialzarti così, immagina di avere una qualsiasi difficoltà motoria anche temporanea che ti compromette l’equilibrio, quando mai riusciresti a sollevarti da terra senza poterti appoggiare a qualcosa; un bambino anche piccolissimo, devo aver letto una volta da qualche parte, nel corso di una giornata compie una tale quantità di movimenti e di contorsioni inimmaginabili per un atleta anche professionista, nel senso che se un atleta anche professionista ci provasse dovrebbe dare forfait dopo pochissimo, perché un bambino dispone di tali risorse d’energia che un atleta anche professionista se le sogna, va’ a sapere se è vero, e tra parentesi chissà se questo genere d’informazioni uno le ha davvero lette o semplicemente le pensa e poi si convince di averle lette in modo da poterle raccontare e stupire l’interlocutore senza prendersi la responsabilità di un dato che potrebbe rinnegare successivamente; comunque non è questo che volevo dirti, quello che volevo dire è che avresti dovuto vedere il padre, mentre il bambino faceva il suo jogging, se ne stava lì, seduto in panchina, a pochi metri di distanza, e lo guardava, compiaciuto e felice di godersi lo spettacolo senza intervenire, ostentando la sua nessuna intenzione di dargli una mano a rialzarsi, come fosse giusto così (perché infatti quello che stava facendo era lasciare libero suo figlio); e quello spettacolo, era proprio evidente, lo stava offrendo a noi estranei che stavamo lì a guardarlo, come se in quel modo volesse dirci: “Imparate da me, se volete farne uno anche voi prendete esempio, restate seduti e basta”; ed era bello tutto questo, capito, non solo il bambino (perché è risaputo che i bambini sono belli): era bella soprattutto l’idea che veniva fuori da quella scena, non so se riesco a spiegarmi, non capita facilmente di vedere un’idea e noi in quel momento ne stavamo vedendo una, questo guardavamo, un’idea, ecco cosa.








pubblicato da m.cerino nella rubrica racconti il 10 aprile 2012