Un gelato al pistacchio

Pietro Dell’Acqua



Capitolo I
Un gelato al pistacchio

Giova stava chino con la testa in mezzo ai piedi, essei sempre in mezzo ai piedi, e lanciava la palla per aria immaginandosi un mondo capovolto, in cui i piedi sarebbero stati ben piantati in cielo e nessun vecchio l’avrebbe più guardato con quell’opprimente gravità. Faceva rimbalzare la palla per cielo, quale era la causa?, quale l’effetto?, giova, Jo, va’ a cagare, dicevano i regazzini desiderosi di iniziare a giocare e immemori di quanto successo qualche giorno addietro, quando il pallone aveva infranto un vetro e un signore era venuto a sbraitare delinquenti, vi porto in tribunale, vi faccio causa! Ma quale palla che cade nel cielo, disse uno dei bimbi impossessandosi della sfera, poche palle, sarà un effetto ottico, come son le squadre?

Il campo di gioco era più terra che erba, era un prato spelacchiato circondato da casermoni e palazzine di oscena bruttezza e oscene dimensioni. I bambini spesso toccavano la terra e sfioravano l’erba con le sempre sorprese mani, troppo aduse al cemento su cui pelarsi le ginocchia, quasi fossero terriccio lunare e erbaccia aliena. Che gioia poi quando un tiro ad effetto, con la palla che seguitava a girare follemente come una trottola ragionevolissima, o un’entrata in scivolata, ma è fallo, ma smettila di tuffarti, il nuoto è lo sport più sano, ripeteva un genitore e assentiva un altro, sollevavano un polverone da perdercisi dentro. C’era qualcuno nel quartiere che portava avanti con strenuo idealismo la causa natatoria, anche se quelli preferivano sempre e comunque sguazzare nel fango rincorrendo un pallone.

Passo e doppio passo, tanto non mi fai nessun effetto, dice Jo falciando l’avversario e rientrando in possesso di palla, adesso tiro un bolide che ti apro le mani, non dire pallonate, fa il portiere improvvisato che voleva giocare mezz’ala, Jo calcia una cannonata, l’altro si tuffa malamente e non l’acchiappa, così quella s’infrange contro un muro che accusa il colpo e comincia a perdere mattoni, che cascano a terra come tanti denti da latte dopo una rissa tra infanti. Il falansterio tutto inizia a tremare e a venir giù, un tizio seduto vicino a un tavolo con un mucchio di effetti lì lì per essere protestati esclama estatico è la fine del mondo, ma ecco arrivare gli aerei col loro bombardamento di mattoni e infissi che planano tutti al posto giusto, a tappare i buchi e a coprire gli elementi mancanti. Jo calcia in alto ma il suo tiro arriva al massimo fino ai tetti, l’aeroplano dall’alto se la ride e se ne va.




Jo va a nanna è diffuso liberamente attraverso l’iniziativa AeZ.
È possibile riceverne gratuitamente una copia seguendo queste istruzioni.
Una interpretazione del libro si può leggere qui.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 27 aprile 2015