Le “Conversazioni” con Nicla Vassallo

Anna Longo e Nicla Vassallo



Quelli che seguono sono due testi tratti da Conversazioni(Mimesis, 2012, pag. 82, 10 euro), in cui la filosofa Nicla Vassallo risponde alle sollecitazioni di Anna Longo.
Le varie conversazioni in cui si snodano i capitoli del libro si intitolano: “Filosofare”, “Conoscere”, “Testimoniare”, “Donne, uomini, stereotipi”, “Sessualità”.
Riproduciamo l’introduzione di Anna Longo e un breve estratto dal capitolo “Testimoniare”. [T. S.]


Non bisogna tenere in massimo conto il vivere come tale, bensì il vivere bene

Platone

Questo è un libro di conversazioni. Abbiamo scelto il modello del dialogo perché la dialettica costruttiva, o, se si preferisce, l’arte maieutica, costituisce il miglior metodo del far filosofia, secondo Nicla Vassallo. Anche quando insegna, Nicla Vassallo adotta coi propri studenti la strategia del dialogo, delle argomentazioni, delle obiezioni, delle risposte. Il far filosofia non può che prodursi dal pensiero che si confronta con altri pensieri, con situazioni e sensibilità diverse. Così, la nostra conversazione vuole costruire un percorso di senso, in cui presentare teorie e occasioni di riflessione, per interpretare meglio – nell’ambito di una chiara visione di quello che da sempre rimane la condizione umana – il nostro tempo presente. E questo rappresenta il mio compito: porgere domande e osservazioni che mettano in relazione le teorie filosofiche di Nicla Vassallo col nostro quotidiano e con la realtà nella quale siamo immersi, a partire da quella italiana.

Constatiamo entrambe la fatica che il valore della conoscenza ha sempre dovuto fare per affermarsi, con maggiore o minor fortuna nelle tante storie umane, e rileviamo come particolarmente arduo sia stato il suo percorso negli ultimi decenni. Bagaglio immateriale di sapere e saperi, formazione alla cittadinanza, amore e cura per le cose preziose, curiosità – anche – e desiderio di capire, la cultura ha perduto rilevanza, a vantaggio di un atteggiamento mentale orientato piuttosto alle acquisizioni materiali. Ci si è nutriti, forse, dell’illusione che il successo non richiedesse eccessivi sforzi progettuali, mentre è mancata quella visione alta, quella visione di insieme, che riesce a scaturire dallo studio, dalla riflessione, dal confronto di idee, da una paziente e sapiente elaborazione teorica. Per noi la filosofia rimane proprio questo, consiste nell’umiltà di ascoltare, leggere, interrogarsi, evitare affermazioni prima di aver accumulato sufficienti buone ragioni a loro sostegno. La buona filosofia si apre così agli altri e si confronta con le culture “diverse” dalla nostra. Ci aiuta a conoscere e a conoscerci attraverso le relazioni, nonché a orientarci meglio di fronte all’assunzione di responsabilità di cui la modernità ci ha investito.

Nel libro proponiamo il pensiero filosofico di Nicla Vassallo, attraverso alcuni dei temi di sua competenza. Parleremo del ruolo e dei doveri della filosofia, di cosa significa conoscere, della verità e della menzogna, dell’attendibilità o inattendibilità dei media, delle virtù della radio; parleremo di politica, di scuola, di pregiudizi, di certi equivoci di alcune dottrine e movimenti, del confronto con le altre culture e con la spiritualità orientale, di preferenze sessuali, d’amore, del conformismo ipocrita che ci impedisce di costruire nuovi scenari privati e pubblici ispirati alla consapevolezza e all’onestà intellettuale. Ne parleremo in modo semplice, non semplicistico, evitando la specializzazione che è parte integrante del pensiero di Nicla Vassallo, a tratti forzando questo pensiero, per renderlo aperto a linguaggi e contesti fruibili da molti, da chi non ha ancora coltivato interessi filosofici. Chi poi vorrà cogliere la filosofia alta che pratica Nicla Vassallo nella esistenza lavorativa potrà leggere i suoi tanti volumi e articoli accademici.

Per noi questa esperienza ha rappresentato occasione di gioia nel gusto di lavorare assieme, come due amiche – il che in effetti siamo – una filosofa e una giornalista culturale, ognuna convinta della bellezza della propria professione, a condizione che produca utili riscontri per la collettività, che faccia bene al bene comune. Crediamo nella necessità della buona divulgazione. E affinché chi ci legge possa lasciarsi prendere da queste pagine, come avviene guardando un buon film, la nostra conversazione si lascerà andare verso divagazioni magari inattese e spiazzanti, con riferimenti diretti a fatti di cronaca e con qualche “testimonianza” ricavata dai nostri personali vissuti. Perché chi ci legge giunga a recepire con forza che la filosofia la/lo riguarda molto più di quanto prima ritenesse. Non filosofia della vita quotidiana, ma filosofia per la vita quotidiana, benché non solo. Non chiacchiere, ma conversazioni. Conversazioni aperte, in cui intendiamo restituire la cultura democratica al lettore, senza interesse a cercare e ottenere la benedizione di una certa oscurantistica accademia, né di un certo facile populismo.

Anna Longo


Un estratto dalla terza conversazione, “Testimoniare”, sul tema della divulgazione.

Anna Longo: Hai affermato in più occasioni di sentirti fortunata a fare filosofia. Ma questo tuo esercitare il pensiero, produrre teorie, non basta alla felicità. In più, cerchi il rapporto col pubblico. A cosa si deve il bisogno di non trattenere per sé il proprio sapere, di “testimoniarlo”?

Nicla Vassallo: Si corre il rischio di conservare il proprio sapere per sé, quando nelle aule universitarie non si riesce a stabilire un vero e proprio dialogo con gli studenti: si pronunciano discorsi assertori e rigidi, che lo/la studente/studentessa finisce col dover apprendere a memoria, per poi recitarli, sempre a memoria, all’esame, senza ricavarne alcun arricchimento intellettuale, umano. Certo, non è facile trasmettere un tipo di sapere altamente specialistico. Uscendo dalle aule universitarie, rendere comprensibile questo tipo di sapere al cosiddetto grande pubblico significa dedicarsi alla divulgazione – impresa che, tra l’altro, stiamo tentando in queste conversazioni, con tutta la semplicità del caso. La maggior parte dei miei colleghi inglesi si dichiara contraria alla divulgazione, in quanto ritiene che la buona filosofia debba praticarsi solo entro le mura universitarie. Concordo almeno nel senso che l’alta filosofia, la filosofia specialistica, abbisogna di quelle mura, specie se internazionali: entro di esse sono leciti, nonché doverosi, modi di ragionare e linguaggi complessi, incomprensibili ai più. Ciò non comporta che il complicato non sia traducibile in termini divulgativi, e proprio in questa traducibilità confido, in quanto convinta che il cosiddetto esperto non possa concedersi il “lusso” dell’egoismo epistemico, ma debba trasmettere, con grande onestà, il proprio sapere agli altri, debba testimoniarlo affinché si giunga a un minimo di conoscenza condivisa – sempre che l’esperto disponga delle competenze che si richiedono alla buona divulgazione.

Anna Longo: “Egoismo epistemico”: una bella espressione, che individua un fenomeno piuttosto frequente.

Nicla Vassallo: Questo egoismo si dà quando non si trasmettono ad altri le conoscenze in nostro possesso. Oltre che da alcuni personaggi supponenti, nel cui linguaggio prevalgono oscurità e incomprensibilità, l’egoismo in questione viene praticato dai cinici qualunquisti. Se, a partire dagli albori della storia dell’umanità, ci fossimo tutti attestati egoisti epistemici, ci troveremmo ancora all’età della pietra.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 9 ottobre 2012