Canti

Sergio Nelli



Non è che sia un autorità in questo campo, ma l’inquilino di sopra, che non mi stava neanche particolarmente simpatico, è venuto a farmi una visita. Gli hanno trovato un cancro. Cosa voleva da me? Voleva leggere Leopardi. Gli ho dato i Canti in un edizione scolastica, un doppione lasciato dai figli, che non aveva gli interventi a lapis e a penna delle parafrasi e che dopo mi ero divertito a rilegare con cartoncino e carta preziosa. Sopra avevo stampigliato il nome dell’autore e il titolo. L’inquilino mi ha raccontato della diagnosi e della chemio. Quanto lo posso tenere? mi ha chiesto. Quanto vuoi, gli ho risposto.Non l’avevo mai visto trafficare in vita sua con un libro e non mi risulta che avesse mai comprato giornali. Qualche tempo dopo, ho sentito il campanello del pianerottolo ed era lui con in mano i Canti. Entra, ho detto. Vuoi un caffè? Ci siamo seduti in cucina. Guardavo il suo grande corpo un po’ sbilenco che mi aveva fatto pensare sempre che fosse un testone, i capelli ancora scuri. Conosco lui, le sue figlie e sua moglie da quasi quarant’anni, il tempo che abbiamo passato qui. La moglie faceva l’infermiera e ci siamo scambiati dei favori. Qualche volta ci portavano una tegliata di lasagne o del cinghiale o una crostata, la moglie ci faceva delle punture, io spiegavo loro alcuni fatti condominiali, spese aggiuntive, interventi straordinari ecc. Quando è morta Franca, la domenica con più frequenza sono arrivati da loro un piatto, una teglia, un dolce; per me, per il vecchio, per l’uomo solo. Ha cominciato a parlare e mi chiamava sempre per nome: Loris, Loris, Loris. Ogni volta che mi chiamava mi tornava in mente una disgrazia che ci aveva fatto incontare: la morte di mia moglie più recentemente, o una chiamata drammatica al 118, o l’incidente stradale che ci fece uscire tutti di casa, o l’alluvone del 66 con lui giovane, e anch’io, la sua bottega distrutta e il fango che arrivava sopra il bancone e gli scaffali alti intatti. Mentre bevevamo il caffè, mi diceva quanto la sua vita fosse cambiata e non da ora. Vuoi qualche altro libro, gli ho chiesto. Posso tenere questo un altro po’, ha risposto. Non pensavo, ha aggiunto, e ripeteva il mio nome, che le poesie dicessero la verità.








pubblicato da s.nelli nella rubrica il dolore animale il 4 gennaio 2011