Una legge più giusta per chi è stato abbandonato alla nascita

Comitato per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche



Come ho raccontato nel mio ultimo libro, nel 2009 ho conosciuto gli attivisti del Comitato per il diritto alla conoscenza delle proprie origini biologiche, che mi hanno contattato perché hanno ritrovato nella protagonista del mio romanzo Stabat mater una sofferenza simile alla loro.
In questi anni la Commissione Giustizia della Camera ha esaminato varie proposte di legge, e domani 26 marzo finalmente prenderà delle decisioni.
Riporto qui sotto una comunicazione del Comitato e una Lettera aperta alla Commissione Giustizia. Se potete, fate girare.
[T. S.]


Il 26 marzo p.v. la Commissione Giustizia della Camera dovrà concludere, con la votazione, il lungo ed estenuante dibattito su di una questione non molto conosciuta, ma che interessa ben quattrocentomila cittadini italiani viventi.
Si tratta del diritto, per un figlio non riconosciuto alla nascita, di conoscere le proprie origini, completando, in questo modo, la propria identità biologica, storica e culturale, come avviene nella maggior parte dei paesi del mondo, e come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2013. Attualmente, infatti, siamo vittime di una norma assurda: l’accesso ai dati concernenti la madre naturale può essere consentita solamente trascorsi cento anni dalla nascita.
Vi chiediamo, pertanto, di voler rendere nota la Lettera Aperta, che vi alleghiamo, onde sostenere la giusta e fondata aspettativa di coloro che ancora si vedono penalizzati da una legge tanto crudele quanto anacronistica.

Per il Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche

La presidente Anna Arecchia


Onorevole Presidente e Onorevoli Componenti della Commissione Giustizia, in questi anni ci avete ascoltato, letto, conosciuto; a Voi abbiamo portato le nostre riflessioni, e rivendicazioni; nelle Vostre mani affidato il futuro nostro benessere psicofisico e della qualità della nostra vita. Siete, dunque, pienamente consapevoli di quanto grande e profonda sia l’esigenza di quei quattrocentomila italiani adulti, che attendono, con grande trepidazione, che sanciate il loro diritto alla conoscenza delle proprie orgini e della personale storia di vita: dall’inizio, e senza più zone oscure, spazi segreti e vuoti di informazioni storiche, sanitarie, e genetiche, destinati a diventare altrettanti vuoti esistenziali che li penalizzano, come la legge attuale prevede, fino ai loro cento anni.

A poche ore dalle conclusioni del vostro attento lavoro Vi chiediamo, ancora una volta, non solo una nuova Legge, ma una buona Legge, che recepisca il rinvio al legislatore espresso dalla Corte Costituzionale con Sentenza n. 278/2013 circa la determinazione delle modalità attraverso le quali assicurare ai figli adottivi non riconosciuti alla nascita il diritto di accesso alle informazioni sulle proprie origini, e, nel contempo, le accorate istanze a voi rappresentate da migliaia di figli adottivi che, finalmente, vedono riconosciuto i loro diritti dalla citata Sentenza, e sperano di poterli esercitare attraverso una legge dello Stato, recuperando il lunghissimo tempo trascorso. In particolare Vi chiediamo di permettere all’adottato che abbia compiuto i diciotto anni di età, di fare richiesta al tribunale per i minorenni onde questi richieda alla madre biologica il consenso al superamento dell’anonimato, nelle forme che riterrete più idonee, e che lo stesso tribunale, mediante notifica, sia tenuto ad informare l’interessato dell’avvenuto svolgimento del procedimento relativo alla ricerca delle informazioni richieste nonché dell’esito conseguito e, in caso di esito negativo, fornisca all’adottato le informazioni circa le motivazioni del proprio abbandono, l’esistenza in vita del padre e di eventuali fratelli e sorelle.

E infine che, nell’ipotesi in cui i genitori biologici risultino deceduti, irreperibili, o incapaci di intendere e di volere, il tribunale per i minorenni su richiesta dell’ adottato, proceda direttamente ad acquisire le informazioni ed a notificarle all’interessato.

In ogni caso, onde sanare la situazione di quanti siano nati dagli anni trenta ad oggi, ed in particolare in un periodo storico dove vigevano valori, consuetudini e costumi diversi, ed era diffusa la mancanza di una normativa chiara ed uniformemente applicata in tutto il nostro paese, si permetta, almeno in via transitoria, che l’adottato, al raggiungimento del quarantesimo anno di età, possa accedere liberamente ad ogni informazione riguardante la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici ed altrettanto possano fare il loro discendenti.

Il Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 24 marzo 2015