Vox populi, vox mei. Come si fanno le rassegne stampa

Tiziano Scarpa



Su RadioTre, stamattina, Vittorio Giacopini ha condotto Pagina 3, bellissima rassegna quotidiana delle pagine culturali: La cultura nei giornali, nelle riviste e sul web, recita il sottotitolo del programma.

A metà della trasmissione, come di consueto, Giacopini ha fatto una rapida panoramica di titoli e articoli pubblicati oggi sulla stampa cartacea.

Trascrivo che cos’ha detto, dalla registrazione audio già disponibile in rete (dal minuto 12:48 a 13:24):

“E poi si parla dell’ultima opera, dell’ultima megalitica opera di Antonio Moresco. Per Massimiliano Parente si tratta di uno degli scrittori… dello scrittore più incompreso d’Italia. Infatti oggi c’è anche un paginone nelle pagine di cultura di Repubblica; lo pubblica Mondadori: quindi, insomma, tanto incompreso non sarà. Si parla anche di uno degli incipit più belli della storia della letteratura italiana, lo dice Parente a proposito del libro di Moresco. Ho visto che su twitter circolano già altre versioni: si parla invece di Moresco come del “Céline delle shampiste”. A voi la scelta.”

Ecco i miei commenti; ma se il primo punto vi annoia, andate direttamente al secondo, c’è una sorpresa non da poco.

1. Nel suo articolo, Parente scrive “Quella di Moresco è un’impresa ardua, titanica, totalmente a perdere e destinata a restare non compresa, vincente perché progettualmente sconfitta in partenza”. E l’occhiello redazionale afferma: “È il romanzo monstrum dello scrittore più incompreso che abbiamo”.

Si tratta chiaramente di un giudizio critico, una valutazione letteraria. Ma Giacopini la distorce in senso mondano, puramente esteriore. Fa finta di confondere la comprensione profonda, la ricezione critica di un autore, con la sua situazione editoriale e la sua occasionale presenza sui media.

Rileggiamo il suo commento: “…dello scrittore più incompreso d’Italia. Infatti oggi c’è anche un paginone nelle pagine di cultura di Repubblica; lo pubblica Mondadori: quindi, insomma, tanto incompreso non sarà.” Da notare quel sardonico “infatti”.

2. Ma le parole più interessanti sono quelle finali.

“Ho visto che su twitter circolano già altre versioni: si parla invece di Moresco come del “Céline delle shampiste”. A voi la scelta.”

Agli articoli sui giornali, Giacopini contrappone la vox populi di twitter. Una scelta già di per sé piuttosto bizzarra, per un programma, come Pagina 3, che si propone di fare la rassegna delle cose più interessanti, ponderate e brillanti dell’attualità culturale. Si sa che su twitter si trova di tutto. Non è molto elegante andare a pescare le battutacce più corrive. Tra l’altro, battute sessiste. Su RadioTre!, rete sensibile più di ogni altra all’uso del linguaggio, alla discriminazione sessuale, alle dinamiche di potere insite nelle parole. E non è elegante farlo a spese di un collega (anche Giacopini, come Moresco, è un romanziere), dai microfoni nazionali di un servizio pubblico. Non è elegante delegare ad altri il proprio malanimo, sfruttando parole scritte da chissà chi su twitter, con l’aria di dare conto imparzialmente delle cose che si dicono in giro. Su un piatto della bilancia gli articoli dei giornali, sull’altro le “altre versioni” che “circolano” su twitter, per lasciare “a voi la scelta”…

“Si vede che su twitter c’è anche questa tendenza beffarda verso l’ultimo libro di Moresco,” mi sono detto stamattina, mentre ascoltavo. Non lo sapevo. Non ho twitter.

Siccome però in questi giorni, in rete, avevo riscontrato calore e affetto da parte dei lettori per l’uscita de Gli increati, ho voluto dare un’occhiata.

Ho trovato questo:

Edoardo Camurri – che, alternandosi con Nicola Lagioia e Vittorio Giacopini, conduce anche lui Pagina 3 – ha commentato il risvolto di copertina de Gli increati.

Per completezza, ecco il tweet con l’allegato diffuso da Camurri:

Qualcuno che ha l’account twitter “retmarut” gli ha risposto: “vabbè, ormai ho capito: è il Celine delle shampiste” (lo trascrivo refusi compresi).

Si tratta di un unico tweet, uno solo, di una persona che evidentemente non ha letto il libro di Moresco ma che sta commentando il giudizio di un altro lettore (Camurri) su un risvolto di copertina.

Un po’ poco, non vi pare?, per dire che “su twitter già circolano altre versioni”.

Già che c’ero, ho cercato di risalire all’identità di questo “retmarut”. Ho cliccato sul suo profilo, e ho trovato questo:

Dunque il tweet era stato scritto da Vittorio Giacopini. Dài, non ci credo!

Dunque Giacopini prende un tweet isolato e lo spaccia alla radio come rappresentativo di una tendenza generale, senza dire che l’autore del tweet è lui stesso. Lo cita con oggettività, da lettore che constata un fenomeno: “ho visto che su twitter...”

Dunque Giacopini, un letterato perfettamente consapevole del peso delle parole, prima fa battute sessiste, utilizzando la sprezzante categoria socioculturale delle “shampiste”, e poi le diffonde pure su RadioTre, la più sensibile alle implicazioni politiche e morali del linguaggio.

Aggiornamento delle ore 14: forse in mattinata il tweet di “retmarut” è stato cancellato dal suo profilo twitter, oppure sono io che non riesco più a visualizzarlo.
Però le foto che vedete qui sopra le ho scattate stamattina, e basta cercarlo sui siti che monitorano twitter (come per esempio questo), digitando “Céline delle shampiste”. Per adesso (14.22) compare ancora fra i risultati.

La morale di questa storia? “A voi la scelta”, per citare il conduttore di Pagina 3.


Aggiornamento del 12 marzo.

1. Un conoscente mi informa che il tweet di Vittorio Giacopini non è stato rimosso dal suo account twitter. Come supponevo ieri, ero io che non riuscivo più a visualizzarlo (non ho twitter e ho ben poca dimestichezza con il modo in cui i profili sono presentati in rete). Mi scuso con i lettori. Per correttezza, ecco il link dove si può visualizzare.

2. Un giornalista che letteralmente inventa una notizia inesistente, spacciando per opinione pubblica un tweet che in realtà ha scritto lui, e che lo cita dai microfoni della Rai senza dire di esserne l’autore, dovrebbe come minimo chiedere scusa agli ascoltatori. Si tratta di una violazione dei presupposti elementari del giornalismo, della deontologia professionale, del dovere di imparzialità in un servizio pubblico. Immaginate se una cosa simile accadesse negli Stati Uniti, o in un altro paese europeo.

Invece Vittorio Giacopini non ha detto una parola, oggi alla radio. Sul suo profilo di twitter non solo ha tentato di minimizzare la sua incredibile operazione di disinformacija fatta a spese di un collega scrittore (per di più con termini sessisti), definendola una boutade [“manno’, era una boutade, più rivolta a Parente che a moresco e ai suoi brandelli di carne :)”] ma si è compiaciuto di fare battute su di me del tipo: “magari scarpa è il più incompreso dei parrucchieri” e “c’ha tempo da perdere, si vede”.

Quindi un giornalista del servizio pubblico che inventa una notizia può cavarsela definendola una boutade. E chi lo fa notare ha tempo da perdere. Vittorio Giacopini dimostra di non avere alcuna percezione della gravità del suo comportamento, anzi, sembra andarne fiero.

3. Questo articolo sta avendo una grande diffusione, per i parametri di un piccolo sito come il nostro. Vi ringrazio del supporto, e vi chiedo la cortesia di continuare a diffonderlo. Di fronte all’arroganza di chi occupa posti di servizio comunitario e li trasforma in posti di potere personale al servizio della propria scorrettezza, non ci resta che farlo sapere in giro.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica giornalismo e verità il 11 marzo 2015