Come sta la poesia? #1

Prima parte: A-L.



………..............................……......

Quest’anno il premio letterario Stephen Dedalus è dedicato alla poesia. La giuria voterà “una selezione di opere di poesia uscite tra il 1° giugno 2013 e il 28 febbraio 2015”.

Sono uno fra i (tantissimi) giurati, ma non ho letto tutti i libri della selezione: perciò ho provato a farmi un’idea delle loro opere cercando in rete.

Eccone una piccola scelta. Una poesia per ciascuno dei poeti selezionati dal premio Dedalus.

Se volete saperne di più, se il poeta vi interessa e desiderate leggere altre cose sue, cliccate sul titolo della raccolta: sarete rimandati alla pagina del sito, blog o documento in pdf da cui ho tratto i singoli testi: spesso ne troverete degli altri.

Potete commentare e, perché no, segnalare la poesia che preferite sulla pagina facebook del Primo amore.

Un’ultima cosa: la cornice fotografata qui sopra è un oggetto in legno del designer Diego Zanella: la serie si chiama Low Res Frame Reload. Mi piacerebbe leggere una poesia altrettanto geniale, e non è detto che in questa e nella prossima puntata non ce ne siano. [T. S.]


………..............................……......
………..............................……......

Silvia Albertazzi, Magenta è il colore dei ricordi, La vita felice.



Magenta è il colore dei ricordi
come nelle foto di via Azzurra
che guardo stasera
per farmi del male.
Niente neve neanche quest’anno.
Non sarà bianco il nostro Natale.
Dimmi dov’è la strada
che porta alla fine del giorno.
Ho le mani piene di nebbia,
pieni di fumo, gli occhi.
Ben Shahn ha sostituito
il mio Hockney
sul muro della cantina.
Ci sono tre musicisti
– contrabbasso violino chitarra –
che suonano senza guardarmi.
La cornice è azzurro lucente
the colour of memory and dreams –.
Azzurro è lo sfondo
azzurre le pieghe
sulle tute dei musicisti.
Four piece orchestra.
Ma qual è il quarto pezzo?
– contrabbasso chitarra violino –
Solo quando inforco gli occhiali
scopro anche l’armonica a bocca
che la sera della vigilia
suona come una ciaramella.
Magenta è il contrabbasso
che ritma il pulsar dei ricordi.
E il violino ha “suono di casa,
suono di culla,
suono del nostro, dolce e passato,
pianger di nulla”.



………..............................……......
………..............................……......

Alberto Bertoni, Traversate, SEF.



Le luci sono fioche
molto più fioche quest’anno
e il freddo punge
Il disagio puoi crederlo sottile
ma come ammucchiate sotto un tunnel
nel chiuso delle case le famiglie
già da ore non sanno cosa dire
eccetto la sfilza di ricordi
di Natale in Natale più abnormi
recitati da profili spiegazzati
fissi ai soliti posti
quando tutta la tavola ricopre
una coltre di brina così spessa
da sembrare tela grezza,
se poi fanno fatica a sopravvivere
anche l’alga il lichene la valva
dell’unico mollusco risparmiato
e tutto è polverio indistinto
impercettibile pigro
sussulto del creato



………..............................……......
………..............................……......

Elisa Biagini, Da una crepa, Einaudi.



Quando l’occhio si oscura
non cercare il calore della
mano che la palpebra abbassa,
scappa la melodia della parola,
la voce che ti sorride coi denti rifatti.

Se la lingua è mondo, è
specchio, trovatici con la pupilla
spalancata, pescaci da quel nero
quell’inchiostro che dica la parola
verticale. Alla sua ombra crescono
domande, si fa spazio
al respiro del pensare.

Non parola orizzontale che sommerge,
ma il bianco dei margini, la pausa che
copre l’assenza tra te e me.



………..............................……......
………..............................……......

Gherardo Bortolotti, Senza paragone, Transeuropa.



senza paragone 13

01. come le poche cose che ti ricordi, di quasi tutto quello che ti è successo, come le vicende secondarie scartate, in qualche processo di filtro della memoria a lungo termine, riallocate lontano, depositate in catene paradigmatiche di associazioni di idee, affinità, paragoni i cui elementi, come quello che avanza di una vecchia collana, in fondo a un cassetto

02. diverso dalle nuvole in aprile, dalla profondità del cielo sereno contro cui veleggiano, al di sopra delle aree residenziali, dei distretti commerciali periferici, in vista di un futuro imminente, votato alla perfezione ed agli acquisti pomeridiani

03. come tutto quello che manca perché si possa chiudere, per sempre, la vicenda arbitraria della tua vita, il reale come termine di paragone di qualcosa di cui ti hanno detto, di cui pare sia vero, aggiungendo alle vicende dei tuoi mattini in ufficio, alle soste nei bagni illuminati dal sole tra pensieri grandi e impersonali, fatti di una materia diafana, di voci, di frasi ripetute in cui qualcosa di urgente, e impreciso, ancora una volta cerca di farsi ubbidire

04. diverso dalle prospettive infrasettimanali di un pomeriggio pieno di luce, che comporta l’ennesima resa al tempo che passa, all’esubero dei particolari d’ambiente, ai tempi marginali fondati sull’attesa di momenti come la cena, la visione di un serial, la pratica serale di una conversazione in chat sottilmente disperata

05. come alcuni episodi di poco conto, coincidenze trascurabili, realmente accadute



………..............................……......
………..............................……......

Michele Brancale, Rosa dei tempi, Passigli.



Aprendo gli occhi al dedalo dei giorni,
risorto sollevo il velo leggero,
in cui ripongo la notte passata
e la città riflesso d’ametista.

La brina è distesa oltre i vetri, freddi,
sui tetti delle case dirimpetto.
Fuori s’affacciano sulla mia sciarpa
gli ultimi cristalli d’acqua di marzo.

Si è spento il momento di non vedersi.
Ho bruciato i fogli che ingombravano
lo spessore di te, il tuo profilo.

Non rimpiango la corsa a cui mi accingo,
svincolata dal peso, dal non senso,
dell’accumulo.
Questa è la notizia.



………..............................……......
………..............................……......

Alessandro Broggi, Avventure minime, Transeuropa.



NUOVA SITUAZIONE

I.
Ci tengo enormemente ad allattare, è una cosa che faccio per lui. Avevo deciso di darglielo per due mesi e basta, ma ora credo che andrò avanti finché posso: l’impegno di nutrire un essere umano la cui vita dipende da te è grandioso.

II.
Il fatto è che la pressione intorno si sente, ogni donna con cui parli ti dà la sua opinione su come allattarlo, se prenderlo in braccio o lasciarlo urlare nella culla.

III.
Se ti viene da piangere, mi ha detto un’amica, dillo al tuo ginecologo, non ti vergognare e non ti preoccupare: sono gli ormoni.



………..............................……......
………..............................……......

Nicola Bultrini, La specie dominante, Aragno.



Noi giganti siamo rimasti in pochi
circondati da uomini piccoli
senza ombra.
Alcuni ci graffiano rabbiosi le caviglie
altri ci ignorano
fingendo di dormire.

Ma a noi giganti non va di partire.
La terra che abbiamo è una misericordia
colma di frutti e soli del mattino.
Abbiamo figli e una ricchezza
di doveri che è tutta la nostra libertà.

Non abbiamo paura del dolore
dello spettro luminoso del silenzio

e se la notte si muovono i fantasmi
ci chiamiamo per nome, uno per uno
e ci abbracciamo come capita
nel buio.

Mentre agli uomini tremano
le vene ai polsi, noi giganti
continuiamo a camminare
nel gelo luminoso di gennaio
saldi nelle gambe, controvento.



………..............................……......
………..............................……......

Maria Grazia Calandrone, Serie fossile, Crocetti.



۩ – età dell’oro

dico di quando, per la troppa gioia
d’essere amati, cadiamo
sulla terra oh!, viva carne
che perderai la voce
nel pianto, dico di quando
ispirati, noi costruiamo con martello e chiodi lo scenario
e il fossile di un angelo stacca
le ali dalla calce
dei muri, a fondoscena. dico di quando
io abbracciavo in te tutta la vita: la tua
e la mia, che brillavano unite da una gioia preistorica
nella notte, che accadeva da ovest
sulla campagna. dico di quando
tu ritornavi vergine per me
in una trasparente emorragia di luce – oh!, cosa
straordinaria
di natura ordinaria – oh!, vita
tutta intatta, tutta
disordinata, prima che l’amore
pulisca
tutto, all’indietro
tutto, la vita intera

9.10.13



………..............................……......
………..............................……......

Chandra Livia Candiani, La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi.



Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti.



………..............................……......
………..............................……......

Ennio Cavalli, Trattativa con l’ombra, Aragno.



Non voltarti Orfeo, guarda avanti.
Respira lentamente quest’aria di potassio.
Euridice ha rimesso i tacchi,
fatica a trascinare la sua ombra,
ubriaca di Ade.
Ha dimenticato come si cammina,
è pallida, infagottata di gioielli funerari.

Non voltarti Orfeo, guarda avanti.

Suona la cetra, canta l’aurora al buio.

Sì, sarà lei a cercarti,

l’ombra tra le ombre con più luce.



………..............................……......
………..............................……......

Patrizia Cavalli, Datura, Einaudi.



Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo piú.
Te ne stai lí tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.



………..............................……......
………..............................……......

Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato, Sassiscritti.



Un casolare e intorno campi
che cambiano colore e non lo sanno.
Non arrivano fin qui tutti i rumori
di quello che era un posto da abitare:
l’aia, il cane, lo zampettare
dei topi, forse una canzone
e il rimescolare della fame
di uomini e bestie.
Dicono sia stata anche felice
questa campagna.
I sassi e l’ardesia posati
nel duro del presente
restano in piedi adesso
in un tempo che non è per loro.
Restano in piedi come i ciliegi
che arrossano la terra
in silenzio. Noi siamo
un po’ più giù, di poco,
in una solitudine bianca,
disinfettata, che non s’immaginava.



………..............................……......
………..............................……......

Roberto Deidier, Solstizio, Mondadori



La casa

Il sole scende dietro i piatti sporchi.
Il lavandino è un porto di liquami.
E nella penombra nuova
L’occhio inventa le sagome
Di chi un tempo è passato in queste stanze.

Sono stata spesso ostile ai miei inquilini.
Mi sono aperta di crepe
Come fossi la faccia della morte.
Ho lasciato che le luci si spegnessero
Senza riaccendersi. I letti erano freddi
E al mattino nascondevo tutta l’acqua.

L’agente illustra i pregi,
Ampiezza metratura posizione.
Prezzo accomodante, eppure avverto
Arrendevolezze inospitali,
La fatica che costa appartenere.

Questa casa, sono stato questa casa.
Un tempo, una volta, una vita.




………..............................……......
………..............................……......

Tommaso Di Dio, Tua e di tutti, Lietocolle-Pordenonelegge



Con gli anni la vita si complica
si confonde si immischia
la certezza non si dà
nelle mani mai.
Le persone dilatano
s’allargano rughe pance
gli anni sono ricordi nel parco
la stessa strada
che continui a fare e rifare
e gli alberi. Dentro il ventre di una donna
a godere steso con la faccia sporca
sulla terra; nella montagna
fragile delle paure che dilava
cancella
amici case paesi. E ogni mondo
a cui hai creduto come cosa salda e vera
è già di altri negli altri corpi
come una bufera che non riconosci più; che non riesci
ad amare di più.



………..............................……......
………..............................……......

Alba Donati, Idillio con cagnolino, Fazi.



Notte di San Lorenzo

Dormite insieme nello stesso letto
con i vostri ottant’anni di differenza,
del mondo non sappiamo più niente:
non ascoltiamo i telegiornali
né tantomeno compriamo un giornale,
abbiamo scelto il silenzio, l’accadere del giorno,
lo spazio intorno alla nostra casa.

Se c’è da andare in farmacia, andiamo
se c’è da andare alla posta, anche
ma per il resto abbiamo deciso
di coprire a grandi passi il selciato
davanti alla porta e di salire e scendere
le scale tante volte per prendere e portare.

Poi quando vengo a dormire vi separo:
ti metto nel letto piccolino e io prendo
Il tuo posto nel letto matrimoniale.
Salgono gli spiriti nella stanza
attratti dalla mancanza di rumori,
anche un’aria stellata avvolge le mura
e noi veleggiamo tutta la notte,
tu alla ricerca della Strega Malefica,
Io di te, e tua nonna di te, di me, e del suo primo amore.



………..............................……......
………..............................……......

Paolo Febbraro, Fuori per l’inverno, Nottetempo



L’insonne

L’insonne è chi non vuole
farsi decifrare dalla notte.
È l’ufficiale di turno
che decide le rotte
perché l’alternativa è il mare.

L’insonne accende
la lampada sul comodino,
fa l’imputato in questura,
risponde alle domande
per evitare la tortura.

L’insonne non sbadiglia,
è fatto certo dal proprio errore.
Per lui la notte diventa una platea,
la partoriente vuota.
Lo libera aprendo il sipario
e bianca retrocede, ignota.



………..............................……......
………..............................……......

Ivan Fedeli, Campo lungo, Puntoacapo.



Pensa a Dio e alle nuvole la signora

Marta, quel suo respiro tutto in fretta

mentre sale al quarto piano e non c’è

notte nei suoi occhi. Dorme se può, un figlio

a contratto, l’odore della zuppa

avanzata per una cena da sola.
Aspetta un giorno di sole anche lei

dopo la serrata in fabbrica e il gratta

e vinci in pattumiera. Pregherà

a memoria come ogni sera, dopo

la tovaglia macchiata di caffè

che dondola in balcone, le molliche

in terra senza storia. Un’esistenza

così, tra città alle porte e le scarpe

buone col tacco da usare di sabato.

Ma c’è una gloria nascosta nei gesti

quando stira o abbraccia camicie e il mondo

sta intorno, ha sua luce nascosta. Scosta

allora le tende in cucina a fuori

attende un tempo incerto, l’acquazzone

di giugno che tutto lava e l’asfalto

lascia un calore opaco. Sogna ancora

all’antica se può, prima di uscire

per la spesa e sta in attesa del tram,

la corsa che allontana i fumi
densi
di periferia e porta ben oltre,

dove vivere si fa sempre in tempo.



………..............................……......
………..............................……......

Ivano Ferrari, La morte moglie, Einaudi.



Sono bovini diversi
di pelo corto
folti ciuffi sulla fronte
e manti che tendono al chiaro,
il primo della fila
riceve un colpo secco,
una volta appeso lo si sgozza
e chi tra noi ha esperienza
prende un bicchiere di carta
e assaggia il sangue caldo,
jugoslavi, dice.



………..............................……......
………..............................……......

Alessandro Fo, Mancanze, Einaudi.



Diciassette

Come lenta si addensa nei licheni
e opaca si coagula la linfa
(secondo Montesquieu), ed evolve in stelo,
così la melodia nel la bemolle
minore del preludio 17.

Due volte, nelle due modulazioni
in tonalità con diesis, Chopin
tocca la vetta della gioia, al limite
in cui può rovesciarsi nelle lacrime.

Ma da un capo all’altro la tastiera
non conosca disomogeneità.

Limosoque palus obducat pascua iunco.
Sotto giunchi e palude, melodia
chiusa in fondo a una sua propria sfera,
avvolta in amicizia da altre voci.
Un brumoso paesaggio immateriale,
sogni e vita in assidua pulsazione.



………..............................……......
………..............................……......

Guido Mattia Gallerani, Falsa partenza, G. Ladolfi.



S’aggira un procione
a primavera, l’ho visto sulla strada
del ritorno che tagliava di fretta
la collina e uscito da dietro una pietra
hai sbattuto come contro un orso:
uno che alzava le mani
inermi di fronte a un mostro;
ma la mia stazza, fratello, è un’illusione
di prospettiva, come in certi pittori italiani
quando a volte una persona sulla via
non trova la giusta proporzione.




………..............................……......
………..............................……......

Nicola Gardini, Stamattina, G. Ladolfi.



Se sì

Essere sempre se stessi.
Ma esiste la sestessità? Se sì,
Sarà proprio la formula più scaltra
D’esistenza? O non sarà il caso
Di preferirle qualcos’altro?
Cambiarsi nome ogni giorno
E lasciare che parlino anche gli altri
Che ci vivono dentro e intorno.
Noi non siamo che un centro che si sposta.
Sarebbe bello non sentirsi soli,
Pagare il tempo solo quel che costa.



………..............................……......
………..............................……......

Raimondo Iemma, Una formazione musicale, Le voci della luna.



I miei amici

I miei amici
non mi cercano, non m’invitano a pranzo,
non mi telefonano mai;
non mi mandano auguri per Natale
ma sono miei amici.

Non mi fanno regali,
non m’aiutano a vivere
con raccomandazioni o altre cose;
ma mi aiutano a vivere
perché sono miei amici.

Noi non c’incontriamo in piscina,
non combiniamo le vacanze insieme,
non facciamo progetti di lavoro.
Non ci portiamo scambievolmente le sigarette
né la busta del latte
quando l’altro è ammalato;
non ci raccontiamo i reumi e le tasse.

Non ci facciamo carezze d’amore
né di solidarietà
né di pietà.

Pure – bisogna dar credito
al prodigio; e la geometria
non è favola –
le nostre esistenze parallele
s’incontrano in un punto
all’infinito.



………..............................……......
………..............................……......

Andrea Inglese, La grande anitra, Oèdipus.



Siamo dentro un’anatra cotta
come Giona nel ventre della balena ma è un’anitra cotta
io Minnie e il guardiano notturno
………............................……...... (citerò a tempo debito
…….............................………......Assessorato Caccia Pesca e Polizia …….................................………..[Provinciale)

non mi piace un bel niente

nell’anatra nulla continua ad essere come prima
mi meraviglierei che le nostre carte
d’identità le password i codici pin
avessero validità
qui dentro

l’anatra è cotta sofisticata con tutto ciò
che la cottura e l’anitra e la nostra nuova
inconcepibile
minima fantasiosa taglia
comporta

(quanti centimetri il diametro
di cranio nuovo e il numero di scarpe?)

a meno che sia il nostro
non rimpicciolimento
ma ingigantire d’anitra
sorta di Anàtide in continuo
gonfiamento espansione
come l’universo accelerato
che ovunque tende allo strappo

e noi privilegiati viaggiatori
dentro quest’anitra diretta
al progressivo ampliamento

……..........................………..(anitra-metropoli, favela, eldorado)



………..............................……......
………..............................……......

Federico Italiano, L’impronta, Aragno.



Tra arance e filosofi

Nel nostro sangue schiarito dal mare
nelle nostre ginocchia sefardite
nel destino boreale del piede

nell’archivio vivente del tuo lascito
nell’entusiasmo del mio dito indice
nel profumo di Zambia e dopobarba

nell’intuito dei fratelli, negli occhi
delle mie figlie ti rivedo padre
a tuo agio in contemplazione e sorrisi

in quelle dissimulate esegesi
del dopocena, tra arance e filosofi,
quando a inquieti adolescenti sbucciavi

il codice futuro:
siate esatti nell’anima, imperfetti
nell’aderire, audaci nell’attesa.



………..............................……......
………..............................……......

Giorgio Luzzi, Disgeli, Neos Edizioni.



Screen test a New York

In quale covo di pudicizia
in quale interna pace Grace
una Grace, sai, la piccolina
e anonima ragazza americana, quella
che abita ora al di là dello schermo con la bocca
agganciata alla superficie come un granchiolino,
quella Grace così finemente obesa
grondante borotalco, mai
una volta che si mostri tesa, ebbene
quella bocca a ventosa appesa dalla parte
interna dello schermo, proprio Grace
completamente depilata, forse
un po’ cicciotta, non lo nego, ma
ammetterai il profumo e il deo, eh come sanno
in ogni circostanza queste piccole
americane, ebbene lei mi pare
(“mamma sono già qui mi fa sognare NY”)
venga precisamente dal Missouri, lei
apre ora le labbra su un dentino cariato,
meglio sarebbe che non lo avesse amato,
ahi piccolo cratere
oh sventura ecco che deglutisce
Grace è censurata
spacciata.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 5 marzo 2015