La risposta delle donne alla violenza

Serena Gaudino





Antigone e il senso di contemporaneità

Tutto sommato la storia di Antigone, l’eroina morta per dare al fratello una giusta sepoltura è una storia semplice. Il grosso degli accadimenti c’è già stato. Sofocle l’ha esposto nell’Edipo re e poi nell’Edipo a Colono. Quando tocca a lei calcare la scena il suo compito è uno solo: testimoniare lo scontro tra la coscienza privata e l’interesse pubblico.
A prescindere dalla condizione storica e sociale dell’uomo.
Ma cosa fa dell’Antigone una delle più belle tragedie di Sofocle?
L’irrisolvibilità del conflitto.
Perché entrambi hanno ragione.
Creonte è il governatore, promulga le leggi dell’uomo. Quelle stesse leggi che per loro natura spesso si oppongono alle leggi scritte dagli dèi, alle leggi dell’amore. In lui tutto ruota attorno alle regole del diritto, a quelle nozioni che appartengono alle città, scrive Simone Weil in La persona e il sacro, “ma che non sono in grado di ispirare le istituzioni di ordine superiore, che dovrebbero piuttosto essere destinate a discernere e abolire tutto ciò che nella vita contemporanea schiaccia le anime sotto l’ingiustizia, la menzogna e la bruttezza”. Creonte rappresenta lo Stato e in quanto tale deve fare in modo che le sue leggi siano rispettate. Non può cedere.
Antigone difende il principio etico secondo una legge basata soprattutto sul legame di sangue e sul principio della famiglia. Commette un crimine per difendere il suo stesso sangue. Non riconosce in Creonte, suo zio, l’autorità. Quindi neanche gli editti emanati da lui.
Antigone è una donna che vive la sua vita come se l’avesse già vissuta tutta e completamente nel dolore.[...]

[...] Visto con gli occhi della famiglia, il quartiere Scampia appare come un luogo primitivo in cui potrebbe essere giustificato qualsiasi comportamento. Dove il potere passa di mano in mano alle donne, che pure entrano nelle dinamiche dei clan, sentono il dovere di proteggere i loro mariti figli padri fratelli. A qualsiasi costo, lottando con ogni mezzo. Trasgredendo ogni legge.
Scendono in strada mezze nude, con i bambini per mano incendiano cassonetti, assalgono le forze dell’ordine, ribaltano automobili. Come piccoli agguerritissimi eserciti difendono il loro sangue secondo la legge del "sangue chiama sangue" su cui Sofocle ha costruito tutto il ciclo di Edipo.
Sono loro le Antigoni moderne?
Sono loro le Antigoni evolute, quelle Antigoni metropolitane che vedono anche nello Stato un nemico da combattere e da abbattere?
Donne di camorra, donne che lottano contro Creonte, contro lo Stato, contro il Sistema?
Sono forse i cuori di queste Antigoni a rappresentare, come scrive Marguerite Yourcenar in Feux, il pendolo del mondo? L’oscillazione perenne tra pietà e trasgressione, inconscio e coscienza?
E a cosa vanno incontro le donne madri mogli e figlie che rincorrono la legge del sangue?
Nell’Antigone sofoclea questa legge porta al nulla, al deserto, perché è la legge della bestialità; in cui non ci sono né vincitori né vinti, solo morti; morti che chiamano altri morti metaforicamente abbandonati sui campi di battaglia a Scampia come a Tebe: morti che non si possono seppellire, perché hanno diritto solo a funerali da camorrista, con la salma preceduta e seguita dalle volanti della polizia.
Per non turbare l’ordine pubblico.
Funerali senza pietà, senza messe. Corpi benedetti frettolosamente. Sepolti nei cuori delle donne, mamme figlie sorelle, madri di camorra.
Donne contemporaneamente vittime e carnefici. [...]

[...] Per le madri di camorra Creonte è la legge, è lo Stato. Che, invece di essere visto come alleato e soccorritore, impersona il nemico, che perseguita e punisce.
Solo chi non conosce la situazione può pensare, troppo ottimisticamente, che le donne di Scampia si identifichino in Antigone unicamente contro il Sistema camorristico. Le donne di Scampia si identificano in Antigone contro tutti i loro nemici, che possono essere sia il Sistema che lo Stato.[...]

da Antigone a Scampia, ed. Effigie








pubblicato da s.gaudino nella rubrica condividere il rischio il 3 marzo 2015