La scuola in svendita

Giuseppe Caliceti



Sono stato assunto dalla Conad. A mia insaputa. Vi spiego. La scuola è in svendita. E’ iniziata l’invasione. Preparata dallo Stato in modo semplice: affamando le scuole. Adesso arrivano. I privati. All’interno delle scuole. L’arrivo è salutato come se arrivassero i mitici “nostri”. I salvatori della Patria. Con le scuole in bolletta, è superfluo chiedersi se i grandi marchi entrano nelle aule di diritto o no. Siamo in guerra, no? Parlare di diritti è superfluo, dicono. I privati non danno soldi gratis. In cambio vogliono nuovi clienti. Non si tratta solo di sponsorizzazioni, ma di meccanismi più sofisticati. Buoni sconto, carte fedeltà. Con Conad ho iniziato la scorsa primavera. Ogni mattina, li raccolgo. Per finanziare la didattica, dicono. I buoni scuola Conad. Te li danno ai supermercati Conad. Il progetto si chiama “Insieme per la scuola”. Tutto autorizzato dal ministero dell’Istruzione, sia chiaro. Si gioca sulla vecchia carta della compassione che può suscitare nei genitori una scuola pubblica, sgarruppata e affamata, che i propri figli frequentano.

Se pensiamo che in Italia buona parte dei finanziamenti per la ricerca funzionano per beneficienza, non c’è da stupirsi. Ma qui niente carità, solo strategia di marketing aziendale camuffata da beneficienza. I genitori non danno soldi direttamente alle scuole – o meglio, danno anche quelli, nelle feste e lotterie scolastiche, in nero, ma quella è un’altra storia… Qui li danno indirettamente. Fai la spesa alla Conad. Ogni dieci euro spesi, un buono scuola. I miei alunni li portano a scuola. Io e i miei colleghi li raccogliamo. Con tutti i coupon la scuola può richiedere attrezzature informatiche, supporti multimediali, semplici lavagne.

Triste che lo Stato venda noi e i nostri figli come potenziali consumatori a una azienda e non si impegni più a educarli e istruirli gratuitamente come scritto sulla propria Costituzione. ancora prima di impegnarsi a formarli e ad aiutarci a farli crescere come cittadini e come persone. La scuola pubblica, il vero cuore di una democrazia, diventa così un cuore artificiale tenuto in vita dai patronati del libero mercato. La beneficienza non può essere rifiutata, ti dicono. O si commetterebbe un “danno” all’intera comunità.

Oltre a Conad, si è mossa anche Parmalat. Ma tutte le grandi aziende confidano nelle spending review del governo – che annuncia tagli agli sprechi e cancella finanziamenti ai servizi pubblici – per imporre campagne pubblicitarie – o comunitarie, così vengono ribattezzate – nel fantastico mondo della scuola: bambini e ragazzi non sono da sempre l’avanguardia del mercato? Coi buoni scuola si può comprare anche la promozione per i propri figli? Non ancora, ma è probabile che qualcuno al governo ci stia lavorando.

Pubblicato sul 24emilia.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica scuola il 3 ottobre 2012