Le poesie di Giuseppe Martella

Serena Gaudino



Nel centro della regola è il tentativo di un ascolto. Quattro sono i movimenti che cercano di scandire questo tentativo.
Il primo passo accade nel silenzio, dentro lo stupore del silenzio, quando gli occhi sanno guardare ma non studiano ancora.
Nel secondo passo, l’occhio ha imparato a conoscere il buio, e vede affiorare da un paesaggio tenue, altre volte urbano e metallico, qualcosa, forse una presenza, una persona.
Con il terzo passo la presenza della persona, dell’alterità, impone una domanda. E la domanda diventa uno spavento.
Il quarto e ultimo passo è un approdo incerto dentro un dialogo. L’occhio si zittisce, inizia il vero ascolto. Quest’ultimo passo, intitolato sequenza del ritorno, è un recitativo, una raccolta di frammenti recitativi attraverso i quali la parola continua a cercare, fino a quando non abbia più nulla da nascondere.


_______________________________________________________

Piangi un limite, scegli una grazia,
imponi un desiderio che sia irrevocabile.
Ognuno di noi, nei giorni, riconosce
il proprio debito, il rame di questa scala,
la pretesa dell’azione prima di ogni turbamento.
Poi la supplica di un ritorno, la supplica
che sia di nuovo infanzia, il verde luminoso,
la premura del sonno senza un peso.

______________________________________________________

Tutto questo disastro non dà pace, non
ne ha, non trova casa, non ci riporta nel sigillo.
Né basta la parola - non basta mai, non basta
a se stessa - e l’infinito scompare nel poco.
I tetti, puntuali, hanno perso memoria,
sono franati, ci hanno definito.

______________________________________________________

E dopo il grido, offerto goccia
dopo goccia. Ora parlano senza disciplina,
uccidono i giorni dentro le edicole,
contano le piaghe. Se devi cadere lascia
che sia per un’ultima gioia, per una soglia
inaspettata e che sia fino all’isola,
dentro l’isola, dentro una terra più lenta.

______________________________________________________

Ne muoiono tanti,
 altri restano
nella distinzione
 tra questo niente e l’infanzia.

Da un angolo, come da un lungo centro,
sollevano una domanda e tutta la città
è quest’unico sacramento,
 un giro di pioggia
sulle dita del balcone,
 o sull’erba più alta
nella consegna del polline. La bellezza torna
nelle periferie, 
in un bicchiere d’orzo dalle labbra
agli occhi, dagli occhi alla testa di una Minerva.

___________________________________________

Nel centro della regola
Giuseppe Martella
Giuliano Ladolfi Editore - Collana Perle poesia
Gennaio 2015, pagg. 100; € 10,00
Il libro può essere acquistato anche qui.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica poesia il 23 febbraio 2015