Due poesie

Bernardo Pacini



Due poesie dalla raccolta Cos’è il rosso (Edizioni della Meridiana, 2013).

tabacco kentucky

Non c’è spazio sul foglio
né inchiostro nella penna
per ripassare la gora
lo strazio
che un ragazzo ha tracciato
scalzo
sull’asfalto denso e ospitale

È pazzo:
il vento gli glissa
sul torace
una rapsodia americana

I suoi piedi neri
sono asfalto
dove s’impasta
l’amore di chi passa
e il mio che con occhi come
torce di fiamma serica
abbaglio lo smalto di una donna
che si scrosta di vecchiaia
come un mostro di cartone

Non scrivo perché non sono
lo spazio che vedo
non volto la pagina
perché il dito non si inumidisce
Non c’è spazio né saliva
tra le labbra seviziate
dal tabacco kentucky

***

l’incidente

(a Marta B.)

Ho fatto un incidente
con un camion targato
3-01-11
mi sono fatto male
ma un niente
«Morto per miracolo» dicono
ma è un niente

E ora sono nel profondo di una vita
vissuta (mi pare di ricordare)
un minuto sì e uno no
in bilico su un vulcano di camomilla
tra fantasmi e biscotti
ascoltando at ten ta men te
i battiti delle ciglia dell’ospite
rabdomando i suoi singhiozzi

Il vulcano erutta e io
ebete torno sul sentiero
senza aver gettato l’anello
senza aver gettato nulla alle spalle
forse senza neppure le spalle
ed è per questo che cammino sempre gobbo
non perché ho letto troppo nell’oscurità di una stanza
ma per la vana ricerca
tra la polvere di un moccolo

Prima della fine ho visto l’inizio
ed erano tre uomini
un giovane, un vecchio e un vecchissimo:
ognuno un passo diverso
un misto di freddo e paura
di non saper nominare
i personaggi del presepe

Un figlio, un padre e un altro figlio
forse, sì, un altro figlio
non foss’altro per la simile corporatura
e la stessa vaga disperazione
e insieme trepidazione
per un brutto terrazzino illuminato
un altro secondo di luce ancora
una viuzza ancora un sorriso ancora
una madre
che tagli il pane col coltello

È stato dunque terribile
millemorti, neve e buio ovunque
nemmeno l’odore delle foglie
nemmeno un po’ di tempo per vedere le faggete
solo le scarpe bianche della vita che corre
quelle vecchie superga che non sanno dove andare
che sentono la voce ma non vedono chi chiama
scricchiolando come vecchie madie tarlate

Ho salvato tra le ferraglie
del camion targato
3-01-11
una forma di pecorino ingiallito
ho fatto una confezione
ho fatto una preghiera
ho fatto schifo
ma ho raccolto le forze
e sono tornato ancora da te








pubblicato da s.nelli nella rubrica poesia il 13 febbraio 2015