Fiaba d’amore

Antonio Moresco



E’ uscita in edizione economica (Oscar Mondadori) Fiaba d’amore.

Una pagina:

"Che pena questa vita…" si diceva il colombo mentre volava molto in alto nel cielo nero che c’è tra la vita e la morte, battendo la sua ala ferita sopra la città illuminata dei vivi e poi sopra quella sterminata dei morti. "Che pena tutto questo dolore dei vivi e anche dei morti, tutte queste persone che si cercano e non si trovano, che pena tutto questo impossibile amore… Ma allora perché si cercano, se non si trovano? Ma allora perché si prendono gioco gli uni degli altri, perché si fanno del male, perché si ingannano, perché si feriscono, perché si lasciano, se poi devono continuare a cercarsi per non trovarsi? Ma allora perché certe volte si trovano, se non possono trovarsi e possono solo cercarsi? Perché tutto questo? Solo perché sono così infinitamente soli che hanno bisogno di guardarsi almeno dentro uno specchio? Solo perché devono riprodurre la loro solitudine, perché devono riprodurre altre donne e altri uomini infinitamente soli che si cercano e che non si trovano? Come sono soli gli uomini! Come sono sole le donne! Tutte quelle case là in fondo con qualche finestrella ancora illuminata nel buio che adesso sto vedendo dall’alto sono piene di uomini e donne che soffrono e che si cercano e che non si trovano e che si abbracciano e che si ingannano e che si lasciano e che si uccidono perché non sanno inventare l’amore… Come sono soli gli uomini, quelli vivi e quelli morti! Come sono sole le donne, e anche le ragazze, quelle vive e quelle morte! Come sono soli anche gli animali, i cani, i ricci, le volpi, le farfalle dai mille colori, le poiane, le civette, i passeri, le cornacchie, i gabbiani, le gazze, i serpenti… Io li vedevo mentre scavavano i loro cunicoli in quelle montagne di immondizie, in cerca di un altro animale con cui accoppiarsi e poi riprodursi, per mettere al mondo altri animali che scaveranno i loro cunicoli nella discarica e che cercheranno altri animali con cui accoppiarsi e poi riprodursi, mentre uccelli dalle grandi ali altrettanto soli voleranno sopra di loro levandosi dai nidi di immondizia in cerca di preda, anche loro per riprodursi e perché altri uccelli possano volare sulle montagne di immondizia con qualche preda nel becco sporco di sangue… E come sono soli anche i colombi, che li si vede ruotare impettiti attorno alle femmine gonfiando le piume durante il corteggiamento, e un istante dopo sgonfiarsi, quando la femmina se ne va con indifferenza avvicinandosi a un altro maschio che comincia a sua volta a gonfiare le piume… E anch’io adesso che sto sorvolando le città dei vivi e dei morti, che sto volando su tutto il dolore dei vivi e dei morti e sul loro impossibile amore, come sono solo, come sono solo… Come sono solo io che devo fare da tramite tra i morti e i vivi e tra i vivi e i morti che si cercano e non si trovano, che devo fare da tramite e devo far incontrare tutta questa vita e tutta questa morte, che devo essere il messaggero di tutto questo dolore e di tutto questo impossibile amore, mentre volo sotto questa volta buia crivellata di stelle bianche che certe volte mi sembrano così grandi e così vicine che potrei raggiungerle se solo continuassi a salire ancora un po’ verso l’alto e che invece si allontanano sempre più mentre mi avvicino…"








pubblicato da a.moresco nella rubrica qualità quantità il 14 febbraio 2015