Da “Fiaba d’amore” a “Gli increati”

Vanni Santoni



Fiaba d’amore è un piccolo romanzo che mi è uscito di getto, non solo dalla testa ma anche dalla pancia e dal cuore. Il suo passo è diretto e rapido, la sua scrittura è semplice, ma le cose che vi sono evocate sono portanti e decisive per la nostra vita, e vanno anche oltre, al di là di se stesse. Se fossi un musicista del passato, direi che, rispetto ai miei libri più vasti (Gli esordi, Canti del caos) questo libro è come una sonata o un quartetto d’archi rispetto a una sinfonia o a una messa. Perché certe volte c’è anche bisogno di abbandonarsi al canto breve e intenso, all’espressione concisa ma lancinante, se vivi la tua vita di scrittore come traboccamento e qualcosa che non era previsto erompe da te senza chiederti il permesso. Però Fiaba d’amore è anche un satellite, un pezzo che si è staccato dal più grande romanzo che sto scrivendo e ha preso vita propria e autonoma.”

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 4 febbraio 2015