Lo struggente destino dei romanzi con dedica autografa

Silvio Bernelli



Per i cacciatori di libri usati un romanzo con dedica firmata dall’autore è il Santo Graal. Un libro con una frase vergata proprio dal suo estensore ha più fascino, più valore, di uno che non ce l’ha. Non è più una copia come le altre ma una chicca irripetibile.

Per scovarne una bisogna armarsi di pazienza e tuffarsi tra le bancarelle che smerciano romanzi di seconda mano tenendo a mente che la dedica personalizzata non si trova sempre nella terza di copertina. Molti scrittori hanno il vezzo di firmare le copie nella pagine più interne, spesso in quella che reca bene in vista titolo e autore. Un modo per rimarcare l’importanza che si vuole dare al proprio lavoro, affiancando l’andamento fortunoso della grafia manuale ai solenni caratteri stampati del proprio nome e dell’editore; oppure semplicemente il desiderio di costruire una pagina che contenga informazioni pubbliche e private. Certamente, di privato nella dedica scritta di pugno dall’autore può anche non esserci granché, come in questa di Ornela Vorpsi nel romanzo La mano che non mordi (Einaudi, 2007).

“Con amicizia” è la semplice dedica della Vorpsi.

L’asciuttezza del messaggio e l’assenza del nome del destinatario fanno pensare a una dedica buttata giù per una persona che l’autrice non conosce. Qualcuno che magari ha assistito alla presentazione del romanzo, ha acquistato il libro al banchetto a fine serata e se l’è fatto firmare da Ornela Vorpsi.

All’autrice non viene chiesta alcuna reale partecipazione emotiva. La firma e la dedica adatta a chiunque servono più che altro alla Vorpsi e al suo anonimo lettore per vedersi confermare nei propri ruoli. Io Ornela Vorpsi ho scritto questo libro e lo firmo di mio pugno. Io lettore sconosciuto sono stato alla presentazione del romanzo La mano che non mordi, lo prova la dedica dell’autrice. La mancanza di un legame tra estensore e destinatario della dedica giustifica che quest’ultimo a un certo punto abbia deciso di liberarsi della copia firmata rivendendola a un commerciante di libri usati. Il romanzo è stato rimesso in circolo come una qualunque copia priva di dedica. È più che probabile che il venditore di libri usati in questo caso neanche sapesse di avere per le mani una copia autografata. Ciò che più gli interessava erano le condizioni dell’oggetto e la cifra a cui poterlo rivendere, il 50% del prezzo di copertina nell’ipotesi migliore.

Più complesse sono la questioni sollevate della dedica su questo romanzo di Giuseppe Conte L’adultera (Longanesi, 2008).

“Per Sergio e Franca con tutta l’amicizia e l’affetto” è scritto con una grafia poco leggibile.

La firma non è precisamente quella di Giuseppe Conte, ma di un anonimo Beppe. Si potrebbe obiettare che il Beppe che ha dedicato il romanzo a Sergio e Franca sia un Beppe qualunque e non proprio Giuseppe Conte. Ma fa riflettere che un uomo dedichi un libro con un titolo così esplicito, L’adultera, a quella che sembra una coppia uomo-donna. Ci deve essere una grande confidenza per regalare a una coppia un romanzo che evidentemente si occupa di fedeltà, amore, tradimento.

La stessa formula “con tutta l’amicizia e l’affetto” sembra ribadire una conoscenza approfondita tra l’estensore della dedica e i suoi destinatari. È vero, Sergio e Franca potrebbero anche essere fratello e sorella, madre e figlio, padre e figlia o anche semplicemente due amici molto cari. Ma l’istinto mi fa pensare a una dedica vergata da Giuseppe Conte a una coppia di amici. Conferma l’ipotesi il luogo dove ho trovato il romanzo autografato: una delle celebri bancarelle di via Po, a Torino in pieno centro, a cento metri dal Circolo dei Lettori e altre importanti librerie. Luoghi deputati per le presentazioni ufficiali di molti romanzi, forse anche questo di Giuseppe Conte.

In più, le bancarelle di via Po sono assai conosciute per essere vero e proprio luogo di spaccio e riciclo per critici letterari, scrittori, giornalisti, operatori dell’editoria. Gente abituata a ricevere gratuitamente carrettate di libri firmati e dedicati. Chili e chili di carta stampata della quale, giocoforza, uno prima o poi si deve liberare. Un po’ per fare spazio alle novità nelle proprie labirintiche biblioteche, un po’ per arrotondare i già cospicui stipendi dei critici letterari arruolati dalle grandi testate o quelli magrissimi dei critici indipendenti e dei blogger.

Sempre in una bancarella di via Po ho pescato questa copia di Il muro di Gutenberg (Marsilio, 1999) con la dedica dell’autore Giuseppe Cassieri allo scrittore e critico letterario Nico Orengo.

Qui contano parecchio le date. Giuseppe Cassieri è scomparso nel 2008 e Nico Orengo nel 2009, dieci anni dopo la pubblicazione del romanzo. Il ritrovamento in bancarella è del 2012, quindi è più che possibile che la copia autografa di Cassieri sia finita nel circuito dei libri usati dopo la morte del critico. Tra l’altro, essendo stato Nico Orengo un autore di successo e per vent’anni il direttore di uno dei più importanti inserti culturali italiani, Tuttolibri del quotidiano torinese La Stampa, è facile supporre che alla sua morte abbia lasciato casse e casse di libri, autografati e non. La scarna dedica di Cassieri “A Nico Orengo dal suo G. Cassieri” ha un tono burocratico che bene si attaglia al rapporto tra confidenza e sussiego tipico di ogni autore nei confronti di un critico influente. La presenza del pronome “suo” potrebbe però anche alludere a un’amicizia tra Orengo e Cassieri così profonda da non aver bisogno di smancerie. Certamente nella loro lunga carriera letteraria i due avevano avuto modo di incontrarsi, conoscersi, forse apprezzarsi.

Più controverso e interessante il caso di questa dedica di Mario Rigoni Stern sulla raccolta di racconti Aspettando l’alba (Il Melangolo, 1994).

“Asiago, ottobre 1994. A Lorenzo Mondo (un libretto che farà poco peso) con vecchia amicizia dal Vecio Mario RS.”

La presenza di luogo e data in testa alla dedica sgombra il campo da ogni eventuale dubbio sul suo autore. Benché la firma sia solo “Mario RS”, Asiago è il luogo in cui Mario Rigoni Stern ha vissuto tutta la vita. L’aggettivo “Vecio” in dialetto riporta immediatamente alla poetica di Il sergente nella neve. L’accenno al “poco peso”, alla sottigliezza di un libro che conta solo 93 pagine nello striminzito formato 16x10,50 cm, è commovente. Fa proprio pensare alla figura di uomo ruvido e modesto che Mario Rigoni Stern ha mantenuto nel corso di una carriera letteraria ultradecennale. Il tono del messaggio è chiaramente amichevole, come dimostra l’aggettivo “vecchia” infilato anche nella dedica. D’altronde nel 1994 Rigoni Stern aveva 73 anni (sarebbe poi mancato nel 2008) e si rivolgeva a un altro importante “vecchio” della letteratura italiana, Lorenzo Mondo, che di anni ne aveva 63.

Lorenzo Mondo, tutt’ora vivente, è romanziere, giornalista e critico letterario per l’inserto Tuttolibri sopracitato. Vive a Torino, la città dove ho ritrovato il libro, sempre sulle bancarelle di via Po. Il fatto apre la storia di questa copia di Aspettando l’alba a diverse possibilità. La prima è che malgrado la dedica carezzevole di un autore importante Lorenzo Mondo abbia deciso di sbarazzarsi della copia-omaggio. Il “poco peso” evocato da Rigoni Stern non sarebbe stato sufficiente a salvare il libro dalla probabile cernita mensile attuata da un critico che, se tenesse tutto ciò che riceve, vivrebbe sepolto dalla carta stampata. Qui, in teoria, il criterio di quali sono i libri che si salvano e quelli che vengono eliminati, avrebbe potuto essere anche squisitamente letterario. I cinque brevi racconti di Aspettando l’alba non tolgono né aggiungono granché all’opera di Rigoni Stern. È quindi possibile che il critico Lorenzo Mondo abbia avuto il sopravvento sull’amico-collega Lorenzo Mondo, e abbia deciso di sbarazzarsi del libro.

La seconda ipotesi è che il libro autografato sia finito per caso, per disattenzione, per una banale svista in uno scatolone zeppo di libri destinati a essere rivenduti attraverso le bancarelle o a finire direttamente al macero. Qui una mano zelante l’avrebbe sottratto alle fiamme per rivenderne il contenuto nel circuito dell’usato. Sarebbe a questo punte interessante sapere se la cernita dei testi sia stata compiuta a casa del critico, o, più probabile, nella caotica redazione del quotidiano La Stampa, dove lo smarrimento di ogni oggetto immaginabile, libri autografati compresi, è nell’ordine delle cose.

E naturalmente è da tenere nel novero ragionevole delle possibilità anche la perdita accidentale, magari pochi minuti dopo la consegna di persona della copia autografata, ad esempio in un convegno letterario affollato o nel marasma del Salone del Libro di Torino (altro formidabile epicentro di copie firmate che vanno poi disperse nel mercato dell’usato). In un frangente del genere prenderebbe corpo anche l’ipotesi del taccheggio: basta distogliere un attimo l’attenzione e in mezzo alla calca i libri, soprattutto quelli di dimensioni contenute come Aspettando l’alba, finiscono sotto le giacche in un attimo.

L’ipotesi del furto nella casa torinese di Lorenzo Mondo pare invece improbabile. Nessun ladro rischia il carcere per introdursi nella proprietà d’altri e sottrarre un libro dal valore irrisorio (11.000 lire era il prezzo di copertina dell’epoca). L’idea di un ladro di libri che prende di mira l’abitazione di un critico famoso per impossessarsi della sua collezione di romanzi autografati sembra invece uno spunto decisamente troppo letterario per trovare conferma nella realtà.

Una realtà nella quale, in un caso come nell’altro, come testimoniano le vicende di questi libri di Ornela Vorpsi, Giuseppe Conte, Giuseppe Cassieri e Mario Rigoni Stern, un romanzo neanche se firmato e dedicato dall’autore conta qualcosa. Non più del tempo necessario per leggerlo, rivenderlo, riciclarlo nel mercato del libro usato. Un mostro paziente pronto a fagocitare ogni opera per poi risputarla più consunta e invecchiata su qualunque bancarella, pronta a passare di mano per l’ennesima volta fino alla dissezione delle pagine, alla dissoluzione del libro come oggetto, all’oblio dell’autore.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica libri il 26 gennaio 2015