Non abbiamo paura

Carla Benedetti



Se dovessi scegliere lo slogan più bello uscito in questi giorni di manifestazioni dopo le stragi di Parigi, indicherei questo:

NOT AFRAID. Non abbiamo paura.

Lo si leggeva tra la folla di Place de la République, a Parigi, fin dai primi raduni spontanei, in solidarietà con i redattori di Charlie Hebdo, uccisi il 7 gennaio.

Mi piace perché ci ricorda che lo scopo del terrorismo, di qualsiasi matrice sia, è innanzitutto uno: creare terrore.

Il terrorismo non è una guerra. Non ha eserciti per invadere stati, né forze aeree per bombardare città e areoporti. Ha una sola arma: scatenare terrore, spingere cittadini e governi a reazioni isteriche, aggressive, antidemocratiche, illiberali, le quali, in un circolo vizioso, finiranno per alimentare altro terrorismo. (Tutti abbiamo visto cosa è successo dopo l’attacco alle Torri gemelle nel settembre 2001: guerra all’Irak, restrizioni di libertà individuali in patria, leggi speciali... ma il terrorismo non è stato debellato).

Infine, quello slogan mi piace perché ci indica anche, indirettamente, chi sono i complici del terrorismo.

Poiché il terrorismo mira a creare paura, tutti gli uomini politici e tutti i giornali che cavalcano e fomentano la paura, sono da considerarsi complici.

Tutti gli uomini politici e i movimenti che si precipitano a ricavare un profitto dall’attentato di Parigi, definendolo una "guerra in atto contro l’Occidente", sono complici del terrorismo

Chi pronuncia frasi come queste:

"Ci sono milioni di persone in giro per il mondo, e anche sui pianerottoli di casa nostra, pronti a sgozzare e a uccidere in nome dell’Islam" (Matteo Salvini),

o come queste:

"Ce sont les islamistes qui ont déclaré la guerre à la France" (Marine Le Pen),

il cui unico scopo è fomentare la paura per averne un guadagno elettorale, di consenso, o di altro tipo, sono complici del terrorismo.

Ma c’è anche una terza ragione, forse la più importante di tutte. L’invito a non aver paura è anche un invito a avere coraggio, come lo avevano i redattori di Charlie Hebdo. A tutti coloro che oggi difendono la libertà di espressione, quello slogan ricorda che non ci sarà mai nessuna legge o costituzione capace di garantirla per statuto, una volta per tutte. E’ una libertà che deve essere ogni volta riconquistata, non solo contro i fanatismi religiosi e gli atti di terrorismo, ma anche contro tanti altri freni, più quotidiani, che si chiamano censura, oppure autocensura, convenienza, conformismo, corruzione, viltà.

Non si dà libertà di espressione senza un minimo di coraggio da parte di chi si esprime.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica qualità quantità il 11 gennaio 2015