Cara Virginia, tua Marguerite

Roberta Salardi



Sebbene per Tiziano Colombi Tua, Marguerite Yourcenar (Zandonai, Rovereto 2014) sia già il quarto libro, a me pare che si possa considerare il suo romanzo di formazione, scritto in effetti diversi anni fa. Un singolare romanzo di formazione, in cui la figura dello scrittore che cerca se stesso viene spostata in un altro tempo e in un’altra identità, identità per una volta femminile (il che è di per sé un piccolo fatto straordinario per le nostre Lettere e per il nostro Paese notoriamente maschilista, da festeggiare con gioia). Qui il giovane autore s’identifica con la celebre scrittrice, mettendone in luce gli aspetti meno conosciuti: il lato emotivo, passionale, volubile di quando era una giovane donna dai costumi molto liberi, attratta sia da donne sia da uomini, grande viaggiatrice, apolide, inquieta, non ancora famosa.

Ma l’identificazione con una donna scrittrice non è l’unica eccezionalità di questo lavoro raffinato, brillante, ricco di suggestioni, pubblicato ancora una volta, come tante opere insolite e non banali dei giorni nostri, da un piccolo editore, Zandonai (ci sarebbe il precedente dell’americano Michael Cunningham, Le ore, Londra 1999, tradotto da Bompiani, dove l’autrice di riferimento era Virginia Woolf, ma eravamo appunto in area anglosassone). Voglio credere che ci troviamo di fronte a un romanzo epistolare, non semplicemente a un epistolario inventato. Il genere romanzo epistolare, una delle radici del romanzo moderno, in gran parte trascurato e dimenticato nell’era di internet, rivisse ancora non molto tempo fa per esempio nell’Anonimo lombardo di Arbasino e mi pare giusto torni a vivere ancora in qualche modo.

Perché ritengo che questo epistolario frutto d’immaginazione sia proprio un romanzo? Il lavoro dell’immaginazione più che quello della raccolta documentaria s’insinua fra il detto e il non detto, l’accennato, il desiderato, sempre con grande freschezza e sensibilità. Sono tratteggiati con decisione i caratteri dei personaggi, almeno i due principali, Marguerite e Grace: passionale, mutevole e tormentata l’una; devota ma non scialba l’altra. Queste lettere fra donne innamorate o amiche o confidenti riescono a esprimere il brio, il tormento, talvolta la pena di scritti autentici. Una Yourcenar meno classica della matura autrice delle Memorie di Adriano, quella tratteggiata in questo volume; ma sappiamo che il suo testo più importante fu più volte abbandonato, perfino ripudiato nelle prime stesure, ripreso e completato soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale, superati i quarant’anni.

L’epistolario immaginato da Tiziano Colombi fa riferimento agli anni fra il ‘37 e il ‘42, periodo in cui la scrittrice attraversò anche una depressione, ed è segnato da continui cambiamenti d’umore, di luoghi, d’interessi e attaccamenti, fra i quali pare affermarsi e resistere a tutto soltanto l’amore per la giovane americana Grace, che diventerà la compagna di una vita. E la componente spiccatamente passionale è un altro degli elementi che rendono così attraente e romanzesco questo scritto, un romanzesco dal fascino moderno e ribelle, legato alla sua natura epistolare, quindi volubile, divagante, elusiva, frammentaria, trasgressiva. Com’è per esempio questo frammento di una lettera scritta da Marguerite ad André, un uomo omosessuale che la respingeva ma nella cui conquista lei si ostinava come in una sfida impossibile:

Oggi sono acqua, zolfo, pineta di mare, papavero, tralcio di vite, fruscio di vento, spina di cardo, fiore viola di malva odorosa.
Cosa me ne faccio di questa buona educazione, se non posso vivere liberamente i sentimenti?
Eccomi ancora, nel nuovo anno, a scrivere. Fanno male le ossa, tanto la passione stritola fino alle midolla.
Come puoi ostinarti a respingermi? Non vedi la zampa ferita? E’ inutile che ti rifugi nei locali alla moda, che cerchi di scappare non appena mi vedi arrivare, confondendoti in mezzo alla folla (…) Nella notte verrò a prenderti nell’accampamento nemico.
Non m’importa se, con l’inganno, ti dovrò catturare; inventerò uno stratagemma; alla fine cadrai nella battuta di caccia. [pag 13]

Romanzo epistolare, romanzo sentimentale, ma non è tutto: pure romanzo di formazione. Perché lo sostengo? In una delle ultime lettere Marguerite approda ad alcune certezze letterarie:

Cara Grace, sono sola in casa. Sento la radio, cerco di sintonizzarmi sulle alte frequenze.
Ho bevuto una birra e mi sta uscendo una bella malinconia.
Ho riletto il diario. Mi piace, sembra scritto da un altro. E’ soggettivo quello che è scritto solo da te; è oggettivo quello che è corretto o letto in bozza da te, ma come se fosse scritto da qualcosa di più grande.
Penso che ci siamo quasi.
Però mi chiedevo: che vita sto facendo? Mi sono rifugiata in un sogno. Non potevo reggere la gravità del nostro tempo. Ho assistito impotente alla fine di un mondo che non tornerà mai più. Cosa potevo fare?
Vivo vite parallele: di giorno vado all’università, mi sveglio all’alba, viaggio per tre ore, bevo l’ennesimo caffè lungo, guardo in faccia le ragazze in prima fila e insegno, tre o quattro ore. Appena ho finito mi rifugio in biblioteca, studio, appunto tutto e, di notte, mi chiudo in camera, ceno da sola e lavoro, scrivo a dirotto.
Guardo il caminetto, il letto, la luce tremolante, le ombre sui fogli. Mi avvicino a quell’epoca lontana, nascosta.
Mi metto in comunicazione con quella grande vita e, per rispetto, mi annullo più che posso.
Quando correggo le bozze, non faccio altro che correggere la mia vita.
Credo di aver trovato il giusto punto di vista per scrivere.
Adesso che posso scorgere all’orizzonte il profilo della mia morte. [pag 128]

Ci troviamo nel Connecticut nell’agosto del 1942, ma già negli anni precedenti il riferimento alla scrittura è costante. Tiziano Colombi immagina un breve scambio epistolare pure fra Marguerite Yourcenar e Virginia Woolf, di cui la prima fu traduttrice. In occasione della revisione del testo francese delle Onde le due scrittrici s’incontrarono. Fra loro passarono confidenze, una breve amicizia, forse qualcosa di più. Non mancano i consigli letterari:

Consigli di scrivere, scrivere e non badare alle parole, che peraltro si affacciano da sole alla mente, si dispongono autonomamente. Il consiglio è prezioso, presto più attenzione al ritmo e lascio fare al testo; che venga a galla quel che c’è in fondo al pozzo.
Non ostacolo più con continue censure. T’invidio che sai vivere più vite, senza ipocrisia. Io non riesco ancora ad accettare fino in fondo di essere una straniera, un’estranea, una diversa. Faccio buchi nella sabbia. Avrei bisogno di una compagna fissa, di una Vita, di un satellite che viva di luce propria e m’illumini. [pagg. 31-32]

Così si rivolge Marguerite a Virginia, dove la più burrascosa, romantica e sperimentale delle due è colei che qui fa la maestra. Marguerite aspirerà a diventare un classico, ma la lotta con se stessa sarà lunga prima di poter dire:

“… mi annullo più che posso. (…) Al mattino, mi sveglio presto e brucio tutto. Sopravvivono solo poche righe, le più resistenti all’urto della lucidità del mattino. [pagg. 128-129]








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 13 dicembre 2014