Stabat Mater a Loreto

al Festival Pergolesi Spontini



Sabato 6 dicembre 2014, ore 21
Loreto, Pontificia Basilica della Santa Casa
In occasione dei 500 anni dalla morte di Donato Bramante
STABAT MATER
musiche di Antonio Vivaldi
narratore Tiziano Scarpa
soprano Gemma Bertagnolli
Accademia Barocca de I Virtuosi Italiani (con strumenti originali)


È sempre una forzatura immaginare una storia a partire dalla musica. I suoni dovrebbero essere ascoltati per quello che sono, senza fantasticare, e nemmeno pensando alla situazione in cui vennero composti, né all’epoca in cui vennero eseguiti per la prima volta.

Ma in questo caso ho accolto volentieri l’invito del maestro Alberto Martini, con la complicità di Gemma Bertagnolli: leggere qualche pagina dal mio romanzo Stabat Mater, senza alcuna pretesa di illustrare le musiche di Antonio Vivaldi con le mie parole, ma proponendo semplicemente un controcanto in prosa a queste composizioni. È Vivaldi stesso, infatti, che ci spinge a meditare su un tema fondamentale, primario: la madre, l’abbraccio femminile. Tema vastissimo. La proposta mi ha tranquillizzato: sì, perché l’amore femminile, materno e non solo, è talmente enorme che può contenere senza problemi anche le mie piccole immaginazioni narrative. È sconfinato al punto che la terra non è sufficiente a contenerlo: e infatti è traboccato in cielo, nella figura di una Madre sacra, una Signora celeste.

Stabat Mater racconta la storia di Cecilia, un’immaginaria orfana abbandonata nell’Istituto della Pietà a Venezia. Ha talento, le insegnano a suonare il violino. Suona in chiesa, sulle balaustre sopraelevate, dietro le grate che nascondono il suo volto, insieme alle altre orfane musiciste della Pietà. Di nascosto, la notte, scrive alla madre assente. Un giorno arriva nell’Istituto un nuovo compositore insegnante. Ha i capelli rossi. Si chiama Don Antonio…

Con grande pudore ed emozione ho scelto qualche pagina dal mio breve romanzo, in cui ho cercato di tradurre in parole la potenza femminile, nelle sue varie facce, principalmente quella materna, soprattutto quando fa sentire la sua mancanza. Vi pregherei di considerare le mie letture come delle pause: pause di distrazione, direi, più che di meditazione: anzi, pause di riposo negli intermezzi. Eseguire queste musiche sublimi una di seguito all’altra probabilmente vi avrebbe travolti e sopraffatti. C’era bisogno di un po’ di chiacchiere per riprendere fiato fra un brano e l’altro.

Tiziano Scarpa








pubblicato da t.scarpa nella rubrica annunci il 4 dicembre 2014