Da Scampia a L’Aquila. In viaggio con Antigone

Nello Avellani



A metà degli anni Trenta Simone Weil, per promuovere l’emancipazione delle masse popolari, iniziò a raccontare i miti greci agli operai e alle operaie di una fabbrica francese, così che parole tanto lontane potessero spingerli a prendere coscienza delle condizioni in cui vivevano, per migliorarle.

Ottant’anni dopo, Serena Gaudino ha deciso di sperimentare l’idea rivoluzionaria di Simone Weil a Scampia. Tra il 2009 e il 2010, una cinquantina di donne si sono riunite una volta al mese per ascoltare la storia di Antigone. E poi, scoprendo quanto quella vicenda fosse vicina alla loro, hanno preso a raccontarsi le proprie storie e a riflettere sulla condizione di emarginazione e sottomissione in cui vivevano.

Ne è nato un libro, "Antigone va a Scampia", in cui l’alternanza tra il mito e la realtà racconta questo difficile quartiere della periferia napoletana da una prospettiva diversa e completamente nuova.

Un libro che verrà presentato sabato 29 novembre, al Teatro Nobelperlapace di San Demetrio né Vestini. "Il progetto nasce dopo la terribile faida del 2005 tra il clan Di Lauro e gli scissionisti che sconvolse la quotidianità del quartiere", racconta Serena Gaudino a NewsTown.

"Si misero in moto dei tentativi di risposta perché gli abitanti di Scampia venissero fuori da quel dramma, attraverso iniziative educative, formative e culturali. Si tentava così di elevare il livello culturale della popolazione, per rendere gli abitanti del quartiere davvero consapevoli della guerra che stavano vivendo. In particolare, vennero immaginati progetti per i bambini, che più degli altri soffrivano la quotidianità del quartieri, impossibilitati a condividere momenti e spazi di socialità se non a scuola, e per gli uomini che ricevevano un alfabeto lavorativo che gli permettesse di imparare un mestiere. Dal fermento di quei progetti, però, erano escluse le donne di Scampia. Nonostante fosse chiara la condizione di marginalità e sottomissione che vivevano sia nella famiglia che nella società, poche organizzazioni si occupavano di loro".

L’intervista pubblicata da Nello Avellani su News Town continua qui








pubblicato da s.gaudino nella rubrica annunci il 28 novembre 2014