Dialogo tra me e le parole

Tiziano Scarpa



IO: Mi ha scritto Goffredo Fofi. Gli farebbe piacere se rispondessi anch’io all’inchiesta che Lo straniero sta facendo tra gli scrittori italiani.

LE PAROLE: Che cosa vuole sapere?

IO: Nella mail diceva che il tema “genericissimo” è “raccontare l’Italia”. Mi ha mandato anche un allegato, dove si parla della tendenza della letteratura italiana attuale a “tornare alla storia di questo paese”. Anche a me chiede “attraverso quali percorsi ne hai fatto l’ispirazione dei tuoi lavori recenti”.

LE PAROLE: E perché sei venuto da noi?

IO: Da chi dovevo andare?

LE PAROLE: Non fare finta di niente. Sei perfettamente in grado di capire la nostra domanda.

IO: Rifàtemela.

LE PAROLE: Ok: perché adesso stai separando da te le parole che scrivi come se fossero un’entità autonoma con cui ti metti a dialogare?

IO: Perché è la verità. Perché io vi sento così, vi vivo in questo modo, e voglio che si veda, subito, fin dall’inizio di questo mio intervento.

LE PAROLE: Dovrebbe essere ovvio.

IO: Non lo è. Mi è sembrato che nelle risposte che sono state date finora in questa inchiesta si corra direttamente ai contenuti, al “tema”, scavalcando voi. Nessuno o pochissimi mettono in evidenza le parole.

LE PAROLE: Perché dovrebbero?

IO: Non fate finta di niente voi, adesso. Perché non dite chi siete veramente?

LE PAROLE: Noi siamo lo scheletro della voce dei morti, dimeniamo le nostre ossa con i vostri muscoli, perché ci serviamo dei vivi, da sempre, attraversandoli, come fa il tempo. Noi veniamo dalle profondità dei secoli, vi precediamo e vi oltrepasseremo.

Continua qui. Pubblicato sul numero di ottobre 2014 della rivista Lo straniero.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica in teoria il 20 ottobre 2014