La servitù volontaria

Étienne de La Boétie



«Diciamo dunque che, se ogni cosa diventa naturale all’uomo allorché vi si abitua, solo resta nella propria natura colui che desidera soltanto le cose semplici e non adulterate. Perciò la prima causa della servitù volontaria è l’abitudine. Ecco cosa succede ai cavalli più ardimentosi, che all’inizio mordono il freno e poi ci giocano, e come poco prima ricalcitravano sotto la sella, così ora si pongono da sé sotto la barda e tutti fieri si pavoneggiano sotto l’armatura. Gli uomini dicono che sono stati sempre sudditi, che i loro padri hanno vissuto così. Pensano che sia loro dovere patire il male, se ne convincono tramite gli altrui esempi e consolidano essi stessi nella durata il possesso di coloro che li tiranneggiano.
Ma in verità gli anni non danno mai il diritto di nuocere, anzi accrescono l’ingiuria. Ve ne sono sempre alcuni, meglio nati degli altri, che sentono il peso del giogo e non possono impedirsi di scuoterlo, che non si abituano mai alla sottomissione e che, come Ulisse cercava per terra e per mare di rivedere il fumo di casa sua, si guardano bene dal dimenticare i propri diritti naturali, le proprie origini, il proprio stato iniziale, e si affrettano a rivendicarli in ogni momento. Costoro, avendo l’intelletto chiaro e lo spirito perspicace, non si accontentano come gli ignoranti di vedere ciò che sta ai loro piedi senza guardare né indietro né davanti. Si rammentano delle cose passate per giudicare il presente e prevedere il futuro. Sono costoro che, dotati per natura di una mente ben fatta, l’hanno ancora ulteriormente affinata con lo studio e il sapere. Quand’anche la libertà fosse interamente perduta e bandita da questo mondo, costoro se la figurano, la sentono nel proprio spirito e l’assaporano. E la servitù li disgusta, per quanto abilmente la si camuffi.
Il gran Turco si è ben reso conto che i libri e il pensiero donano più di ogni altra cosa agli uomini il sentimento della loro dignità e l’odio verso la tirannia. Capisco come, nel suo paese, non vi siano quasi sapienti, né li si cerchi. Lo zelo e la passione di quelli che sono rimasti, malgrado le circostanze, devoti alla libertà, restano generalmente senza effetto, quale che sia il loro numero, perché non possono comunicare. I tiranni sottraggono loro ogni libertà di fare, di parlare e quasi di pensare, ed essi vivono isolati nei propri sogni.»

Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, 1549. Di La Boétie si è già parlato qui.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 20 luglio 2008