Corso di scrittura avanzato: il bene visto dal male

Tiziano Scarpa



Anche nei romanzi italiani usciti quest’anno sembra che uno dei temi più ricorrenti sia: quali sono le ragioni del male? Perché si compiono azioni malvage?

I romanzieri cercano di entrare nella testa di assassini e politici sanguinari, del presente e del passato. Si mettono nei panni del cattivo. Spesso lo fanno attraverso il filtro di un protagonista, un investigatore o un eroe che prova a immedesimarsi nella mentalità del criminale: non foss’altro che per scoprirne il movente, prevedere le sue mosse e fermarlo. Sono dei giusti che immaginano di essere ingiusti, dei buoni che si sforzano di pensare come i cattivi.

Di recente però ho letto qualcosa che mi ha spinto a rovesciare la prospettiva. Come dicevo, è frequente trovare dei buoni che si figurano il male. Ma i cattivi? Come se li immaginano, loro, i buoni? Che domande si fa, il male, di fronte al bene? Come lo interpreta? Come se lo spiega? Un prezioso indizio l’ho trovato in questo dialogo telefonico. Un imprenditore e un politico parlano di un attivista che ha denunciato in pubblico gli abusi, le illegalità e la corruzione che, secondo le accuse, li coinvolgono:

Filippi – Prontooo…

Maestri – Ettore
.
Filippi – Eh, …se me l’han detto già.

Maestri – Mi è appena passato …eh, mi è fin passato il mal di cuore…

Filippi – Eh, a te, ed è venuto a me…

Maestri – Perché ti è venuto a te, Ettore?

Filippi – Eh, adesso vedrai che bordello viene fuori…

Maestri – Eh, va beh… come, perché? Un uomo come te ha paura di queste cose? …ti aiuterò io (ride)

Filippi – No, no …no

Maestri – (ride)

Filippi – Vedi, il problema è che non si gioca …ad armi pari, perché questi, siccome non hanno nessuna paura di dire minchiate…

Maestri – Gliela faremo venire la paura, Ettore…

Filippi – Infine …cioè cosa voglio dire …questo mondo di merda che paura vuoi far venire…

Maestri – Eh, sì…

Filippi – Guarda, veramente …io mi sento demoralizzato di fronte a certi tipi…

Maestri – Poi questo qui, questo Giovannetti non si riesce a capire che scopo ha …nell’infangare…

Filippi – No, ma lui… (farfuglia) …lui non ha scopi …il suo problema…

Maestri – È cretino per quello…

Filippi – È stare sulla cresta…

Maestri – …dell’onda, sì…

Filippi – …dell’onda sputtanando, punto. Non ha nessun ruolo. Se gli togli questo ruolo…

Maestri – Sì, sì, è finito…

Filippi – Lui nella città, nel… non ha nessun ruolo…

Maestri – È comunque…

Filippi – …quindi vive di queste cose così…

Maestri – Ettore, non è nessuno, rompe i coglioni però…

Filippi – Lo so che non è nessuno…

Maestri – Sì, sì…

Filippi – Eh, però fa più danni lui…

Maestri – Sì, però non è che il blog lo leggano tutti …mì non lo so comunque…

Filippi – Eh…

Si tratta di un’intercettazione del 14 marzo 2012, che è stata resa pubblica di recente. La telefonata è fra un imprenditore e un ex vicesindaco, nonché vicequestore. Per comprenderla bisogna sapere che negli anni scorsi, a Pavia, alcuni cittadini, con Giovanni Giovannetti in prima fila, hanno denunciato progetti di speculazione edilizia, corruzione amministrativa e connivenza mediatica che, secondo le accuse, coinvolgono imprenditori, politici e giornalisti.

Per aver fatto controinformazione, Giovannetti e altri hanno subìto pedinamenti, incendi di auto e abitazioni, irruzioni in casa, scritte minacciose, croci sulle porte d’ingresso, querele (trovate qui e qui una sintesi della vicenda; i materiali completi sono qui).

“Non si riesce a capire che scopo ha”, è la cosa che mette in crisi la visione del mondo dei due interlocutori. La mancanza di scopo. Sono spiazzati dal fatto che qualcuno agisca senza un tornaconto, per un semplice senso di giustizia, nell’interesse collettivo e non personale. Li sconcerta; non coincide con l’idea che si sono fatti dei comportamenti umani.

Perché, secondo questi due individui, Giovanni Giovannetti fa le sue denunce pubbliche contro l’imprenditoria speculativa e corruttrice? Che spiegazione si danno di chi combatte contro le pratiche illegali? Quali sono le motivazioni che riescono a concepire?

“Non ha nessun ruolo. Se gli togli questo ruolo…”

“Sì, sì, è finito…”

“Lui nella città, nel… non ha nessun ruolo… quindi vive di queste cose così…”
“Non è nessuno, ma rompe i coglioni però.”

L’impegno di chi combatte l’illegalità è ridotto a un mezzo per “stare sulla cresta dell’onda”.
Per questi due, chi denuncia abusi e reati lo fa perché non ha altro modo di ritagliarsi un ruolo nella società cittadina.
“Rompere i coglioni” è l’unica risorsa che ha chi “non è nessuno” per fondare sé stesso ed essere qualcuno: il bene vive di luce riflessa del male.
Arriva fino a qui l’immaginazione antropologica di queste persone, la loro capacità di spiegarsi perché mai c’è qualcuno che si prende la briga di opporsi ai loro progetti. Qualcuno a cui “gliela faremo venire la paura…”

Un’ultima cosa.
Questo articolo era iniziato fingendo di voler fare delle considerazioni letterarie; come se avessi avuto intenzione di analizzare una tendenza del romanzo contemporaneo. Anche il titolo e il sommario che ho messo sono volutamente depistanti, così come l’inserimento nella nostra rubrica In teoria anziché in Condividere il rischio.

Chiedo scusa se l’ho fatto. Erano espedienti per informare anche chi magari non è molto interessato ai temi della corruzione e intimidazione, a Pavia e non solo, nel Nord, in Italia, e per far sapere che cosa hanno rischiato e continuano a rischiare coloro che, come il nostro Giovanni Giovannetti, cercano di contrastarle denunciandole pubblicamente. Incendi, pedinamenti, effrazioni, croci sulla porta di casa, querele.

L’ho fatto anche perché, nell’intercettazione telefonica, “però non è che il blog [di Giovannetti] lo leggano tutti”: così commenta, consolandosi, chi è abituato a fare gli affari propri praticamente indisturbato.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica in teoria il 5 ottobre 2014