In interiore homine

Teo Lorini



Chi si ricorda dei Fiori di Bach, le cui infinite varietà avrebbero dovuto curare ogni tipo di patologia, disordine e stress? E le docce cromatiche delle più lussuose SPA, che dovrebbero funzionare meglio di antibiotici e vaccini?
La storia del benessere umano è (anche) una storia di tentativi, di idee folgoranti ma vane, di repentini entusiasmi e cocenti disillusioni.

Ignoravamo, ad esempio, che l’equivalente settecentesco dei Fiori di Bach fossero i clisteri. Al ritmo di due o tre lavements al giorno, i nobili della corte del Re Sole se ne facevano praticare di ogni sorta: clisteri alla violetta, alla malva, all’acanto, al latte; clisteri emollienti, rinvigorenti, nutrienti e così via. Ce ne dà notizia un libricino delizioso, da poco uscito per i tipi di Adelphi. L’autore è l’anatomopatologo Frank González-Crussí, scienziato con il dono di una prosa cristallina e di una curiosità inesausta. Organi Vitali è assieme titolo e argomento dell’opera, che ci accompagna a scoprire come il pensiero umano abbia analizzato natura, simbologie, forma, funzioni e cura di ciò che si cela all’interno del nostro corpo.
A ogni capitolo (ve ne sono sul cuore, sui polmoni, sugli organi riproduttivi, sull’apparato digerente) González-Crussí ricostruisce un pezzo di storia dell’anatomia divagando piacevolmente sulle teorie che hanno dovuto essere scartate prima di pervenire alle nozioni oggi generalmente accettate. Ad esempio l’idea che il polmone, con la sua struttura ad alveoli, fosse una sorta di setaccio per filtrare ciò che si beveva. Secondo tale ipotesi, come ci sono due apparati per espellere i rifiuti solidi e quelli liquidi, allo stesso modo ci sarebbero due condotti (esofago e, appunto, polmoni) per immettere nel corpo separatamente cibi e bevande. A corroborare tale credenza il protagonista di un dialogo di Plutarco produceva un’osservazione tanto diretta quanto cruenta: se un soldato viene sgozzato in battaglia, è fluido ciò gli fuoriesce dalla trachea.

Ancora più suggestive sono, naturalmente, le ipotesi e le fascinazioni esercitate dagli organi riproduttivi: alla teoria della mobilità dell’utero, cui veniva ricondotta una lunga serie di sintomatologie definite ‘isteriche’ (parola etimologicamente connessa proprio a ‘utero’), risponde per converso il culto delle reliquie falliche. Scopriamo per esempio che un museo di San Pietroburgo vanta fra le sue collezioni il presunto – e colossale – membro del misterioso monaco Rasputin. E ancora seguiamo le vicende del prepuzio del Cristo circonciso, reliquia veneratissima (in particolare dalle donne sterili) e trafugata durante il sacco di Roma con un’operazione degna di una spy-story.
Parlando di Organi vitali, non poteva certo mancare la politica. È a tutti noto come la passione ideologica sia capace d’infiammare i cuori, ma non avevamo idea dell’incendio divampato in Sudafrica proprio per effetto di un trapianto cardiaco. Nel 1968 infatti, in piena epoca di apartheid, il celebre chirurgo Christiaan Barnard operò il suo secondo trapianto, innestando nel petto di un bianco il cuore donato nientemeno che da un mulatto. La natura agì diversamente da quanto prescrivevano le idiote leggi dell’uomo e il trapiantato sopravvisse, ingenerando polemiche, interpellanze parlamentari e persino pagine satiriche, come quella di un giornale che accusò ironicamente Barnard di aver violato il Group Areas Act, la norma che vietava “ai negri (o a parti di essi!) di andare a vivere nei quartieri per bianchi”.








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 8 settembre 2014