Barbaropa #3

Andrea Amerio



Ho passato la mattinata di ieri seguendo in diretta la seduta straordinaria delle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato convocati presso la Sala della Regina per ratificare le risoluzioni dell’ONU e ho ascoltato con attenzione gli interventi del Ministro della Difesa Roberta Pinotti e del Ministro degli Esteri, Federica Mogherini.

Capisco che entrambe (e poi tutti colleghi del pd intervenuti a seguito, e poi ancora, via via, tutti gli altri, pressoché unanimi) abbiano sottolineato che NON si tratta di uno scontro di civiltà. Lo capisco perché nell’ultimo anno mi sono occupato precisamente di questo in relazione alla Prima Guerra Mondiale, lo scontro di civiltà farlocco per antonomasia.

Capisco anche il ribadire che NON si tratta di uno scontro di civiltà vuol dire prendere le distanze da quella democrazia esportata con le armi e per tutt’altri interessi dalle amministrazioni Bush nello scorso decennio, evitando spiacevoli sovrapposizioni e cercando nel contempo di mantenere quell’insolito clima di unanimità, che in queste ore pare condiviso da quasi tutte le forze politiche in campo, ed essere un sentimento diffuso.

Un altra ragione per non parlare di civiltà, arrogandosi il diritto di incarnarla, è che infondo stiamo solo regalando qualche migliaio di kalashnikov vecchiotti, sotto sequestro da vent’anni, e non approntando un "Progetto di pace universale" come quello che andava immaginando Italo Svevo nel 1915, nella perfetta solitudine utopica del suo scrittoio. Ragione in più dunque per non tirare in ballo una parola scomoda che potrebbe facilmente evocare il suo polo opposto, “la barbarie”, di cui non si vuole tacciare nessuno, tanto meno i destinatari dei kalashnikov, o l’Iran. Sfortunatamente ci pensa la Lega Nord, che ipoteca la questione con le parole di Emanuele Prataviera, componente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, il quale ci tiene a precisare che invece si tratta di uno scontro di civiltà, eccome! E subito viene in mente Borghezio con i disinfettanti... Quest’uscita mette fuori gioco il vero discorso e crea un riflesso condizionato istintivo secondo un modello che ha proliferato nella pluriventennale era Berlusconi e che è all’origine, per come la vedo io, di non lievi distorsioni prospettiche (forse che la magistratura non va riformata e va bene com’è? forse che non è esistito un problema di ricambio della dirigenza dei partiti della sinistra, o un’egemonia culturale? o una supposta superiorità morale che non era altro se non una rendita di posizione?). L’intervento del giovane leghista (classe 1985) mi getta nello sconforto perché il primo pensiero è: “se la civiltà in nome della quale prendere parola è quella di cui è espressione la Lega” meglio lasciar perdere. Meglio tono su tono, grigio su grigio. Poi però capisco che sarebbe lasciare campo libero a idee che mi sono profondamente estranee, e che la zona di prudenza, la no fly zone argomentativa dei due ministri che rappresentano il governo (governo che per inciso ritengo tra i meno peggio che ci siano capitati da un po’ di anni a questa parte), pur comprensibile, possa dare adito a pericolose derive. Perché se fossi dall’altra parte, dalla parte di chi oltre un vecchio Kalashnikov si aspetta qualcos’altro, forse mi sentirei deluso. Se penso alle Mille e una notte, a Rimbaud, a Orwell, non posso immaginare che non ci sia davvero nulla che ci affratella da far valere come idea comune; che non ci sia davvero nessuna minima istanza propositiva da riconoscere insieme o da provare a transitare al di là delle munizioni e delle armi. E che qualcosa di diverso, espressione di una qualche alternativa alla forza bruta in atto che vediamo dispiegata permeare questo nuovo mondo in ebollizione perpetua, invece lo si dovrebbe pur provare a sognare insieme. Di qui la manciata di versastri che ho buttato giù ieri mattina senza altro ritegno o pretesa estetica se non porre una domanda che condivido oggi, premessa da questo petulante cappellino dottrinario. Perché non vorrei mai che nel semestre di presidenza italiana del consiglio dell’Unione europea, o un domani va a sapere, i baluardi dei valori “da difendere”, gli sponsor unici, possano ridursi a uso e consumo dell’azienda vinicola, del salumificio, del Dio Po.

#1

Nella cascina degli attrezzi piena di zanzare
il registro del catasto e un giornale
con la sua vecchia punzonatura
che non dura
(ma subito prude
la puntura).

#2

Dalla sala della regina

in diretta stamattina

il consiglio dei Ministri

tutti unanimi per carità

non è uno scontro di civiltà.

Solo la lega non ci sta.

“eh già, mica sarà che vino e salame

son più civiltà.

Ci ripensi mia regina

che le cucion la topina

ci ripensi maestà,

in parlamento: eia eia alalà".

- dagli scranni, un sussurro-

(“embé che la llega so’ barbari ce se sà,

manco sanno che è, na civirtà”).

e sì lo so

che l’abbia detto un classe ’85 della lega,

è un cortocircuito epocale

non fa una piega

ma non mi frega perché se guardo appena in là

mi preoccupa assai più

che a non esser sognata

sia la sola bandiera

degna d’esser sbandierata:

l’unica via di fuga

non infilata

l’unica fessura

non amputata

# 3

Ciò che di meglio ha da offrirci il reale

è un giornale

farfalla con ali di sangue

ieri la Chiesa di Reims, oggi la Moschea di Giona.

intanto nella pancia della balena suona

sempre lo stesso motivetto e Pinocchio

non si schioda dal legno della croce

un topolino

la Scrittura,

fiore febbrile polline paziente nella nebbia
perché Pazienza

non si sorpassa,

non si guarisce e in questa corsia

c’è chi resta, chi va via

ma i vani sono sempre sgombri di degenti

le donne delle pulizie hanno finito i detergenti

gli inservienti i codici d’accesso

i dirigenti, il possesso

il demone, il suo ossesso

la finzione

la frizione

"Ma il greto delle more e dei gelsi

chi l’ha persi?"

O erano il codino della giostra

che non si mostra?

#4 Il correttore automatico parla alla morte

Sto arrivando!








pubblicato da a.amerio nella rubrica dal vivo il 21 agosto 2014