Operaie

Teo Lorini



In anni in cui la vischiosità della political correctness era di là da venire, la geografia suddivideva le nazioni della Terra in gruppi basati sul benessere di cui godono i loro abitanti. La nostra società consumista veniva allora definita il "primo mondo" e se gli allievi erano esortati a riflettere con compassione – altro concetto sempre più evanescente – sulla condizione degli abitanti del terzo e del quarto mondo, era assai più raro che ci si soffermasse sul prezzo della nostra prosperità. A tale rimozione si oppongono l’impegno e il coraggio di alcuni scrittori e reporter le cui opere hanno reso possibile una più chiara percezione degli inferni su cui è fondato il benessere del nostro presente consumista. I libri di Anna Politkovskaja, Sergio González-Rodriguez, Saviano, Osborne, Langewiesche diventano allora i resoconti di altrettanti moderni esploratori, impegnati a cartografare la geografia infernale della macchina produttiva.

Operaie della sino-americana Leslie T. Chang aggiunge un tassello a questa mappa. Le sue lavoratrici, migranti a cui il regime consente di abbandonare le campagne per raggiungere, ancora minorenni, l’immenso agglomerato di fabbriche che costituisce il distretto di Donguan, non sono molto diverse dalle donne impiegate a paghe da fame nelle maquiladoras di Ciudad Juárez; non c’è troppa differenza tra il lapidario "Morire poveri è peccato" che campeggia nel diario dell’operaia Wu Chunming e la soddisfazione con cui i ragazzini arruolati dal ’Sistema’ di Scampia contano pochi euro guadagnati sparando o spacciando.
Allo stesso modo, i vaghi appelli a serbarsi per un bravo fidanzato al paese costellano le lettere di madri semianalfabete che ignorano tutto del moloch di capannoni e dormitori in cui le loro figlie sono state catapultate dalla campagna cinese e ricordano gli sguardi assenti con cui altre madri, nelle periferie thailandesi o nelle bidonville sudamericane, rifiutano di capire dove vanno davvero alla notte le loro bambine, truccate come parodie di donne fatali.

Operaie è uno squarcio: sulla violenza che travolge una millenaria società rurale, sulla spinta criminogena innata all’economia capitalista, sulla tenacia indomabile di migliaia di donne, le più oppresse fra i troppi miserabili di questo XXI secolo.

Leslie T. Chang, Operaie (trad. di Mariagrazia Gini), Adelphi, pp. 398, euro 24

Pubblicato su «Pulp Libri», n. 88 (novembre-dicembre 2010)








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 20 novembre 2010