Bella pugnalata

Alessandra Saugo



Gameti tra i palmeti

E così oscar se ne va in belize con la sua consorte per capodanno, non prima di essermi passato a salutare per natale. Sono la sua dissorte. Vengo estinta dal maremoto del loro innamoramento volante in jet set.
Il direttore e l’attrice del cinema, belli mori si proiettano con l’aereo nel belize, fichi solcano i cieli, oltrepassano gli oceani, sono raggianti; a vicenza si gela nel grigio, io non intralcio nessuno al mondo, anzi gli corroboro il movente.
Mi fa pensare al gusto neanche lontanamente vicino alla verità del tropical juice che ordino al bar, per sentire l’isola gustativa assorta nel chimicamente infedele, nel gusto da chissà cosa. Tristezza a-tropicale, esotico sintetico giù per l’esofago, prano barismi in baratro; stravaccandomi in un turgore di insensatezza, penso al video di paola e chiara che si intitola «festival», ed è girato inutilmente lontano, così inutilmente lontano, nell’america del sud, a base di cose in accostamento arbitrario, di una giustezza esteriore che fissa provvisori binomi: un grattacielo in riva al mare/due chiappe ambrate in slip; nell’efficacia di un fotoistante, paola e chiara, cantanti pop e sorelle, si porgono e si sporgono, si scollano, si sculano; corpo di biondina e corpo di morazza, una è mezza nello sculettio mezza nel biondo, l’altra è i suoi seni, i seni e gli occhi bruni, video imponenti. Cantano significando i propri perizomi. Ti guardano mentre sudano questi loro corpi nazisti dell’attrarre – vogliamo che ci vogliate vi vogliamo tutti molto maschili – lo sguardo celeste e lo sguardo maròn sono torbidi fuori luogo, maliziosi come salami, come una suzione sopra la scatola della televisione, insaccata-decorporata, cantando una bella canzoncina in cui non c’è senso ninfomane ma c’è, non c’è hard core, ma c’è, ma cosa volete! , non c’è genitale al freddo e al gelo, eppure paola e chiara alludono bollentemente il video intasandolo del loro forame, minacciosamente feline in assetto di fellatio.
– Oscar è il tipo di uomo che crede e cede al trucco. –
Fa pensare che dentro un costume da bagno ci sono organi sessuali senza occhi, senza naso, senza bocca, senza mani, senza respiro, come nuclei di amputazioni. In loro soccorso tutto un corpo, tutta una voce, e tutto un respiro, un alfabeto sedativo di acuta carnalità, mani, naso, pensiero, per loro, perché possano uscire diluiti, come grumi di colore rappreso che va sfarinato un po’ alla volta e steso qua e là qualche volta. Niente sempre, niente tutto.
Il cranio è la grande scappatoia e la grande prigionia della sessuazione. Mi cresce un fiore-fuliggine dentro la nostalgia.
Sono stata piantata. E allora mi sono inalberata fino al soffitto dell’assenza.

Alessandra Saugo, Bella pugnalata, Milano, Effigie 2010, euro 15








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica libri il 16 novembre 2010