Nonna materia #2

Testo e Fotografie di Maria Cerino



Le dà grazia, l’acqua. Appena sveglia sembra riprenda sonno ma un sonno più tranquillo come se ci si potesse fidare dell’aria, della terra. Della vita. Dice, Sì ti sono estranea, non mi riconosci, non ho nulla delle tue belle gambe forti – che pure somigliano alle mie giovani, come le mie già somigliano alle radici di una quercia – non ho il tuo ritmo, non so parlarti se non con l’accento di un uccello estinto, ma aspetta che scenda l’acqua. Aspetta l’acqua con me, aspetta che scenda fin giù tra le dita. E si attaccano al tappetino, i piedi, combaciano d’aria compressa, d’aria che è fredda e non vaga; la schiena si sbilancia, tende in avanti e torna indietro; le mani si prendono, non più sole al grembo, si reggono al ferro e hanno memoria, memoria di ogni cosa. Rido tutta, infreddolita. Non sembra neppure che accade quello che accade di continuo, di me che sono una sedia e chi entra nella stanza mi guarda e voi fate sì guardandomi poi guardandoli, e vi voltate. Accade invece che in tre mi restiate vicini, tenermi le ginocchia, afferrarmi i polsi, passarmi le mani aperte sul viso, non bevo. E a ogni secondo – e quindi torna il tempo –, a ogni secondo, sentirvi dire no! No! No. Attento.








pubblicato da m.cerino nella rubrica portfolio il 12 agosto 2014