Voli

Sergio Nelli



Ero su un aereo sopra le nuvole esposto a una luce abbacinante perché le nuvole facevano specchio al sole. In poche ore mi sarei trovato in un altro continente. Il sole mi scaldava la parte sinistra della faccia attraverso il finestrino sopra un mare bianco. Ora sono di nuovo a casa e sono stato in un altro continente. Per qualche giorno, al ritorno nella mia città, tutto era più piccolo e mi è sembrato di entrare nel paese di Lilliput. La stessa cosa mi era capitata dopo aver visitato quattro capitali europee, ma ora di più. Lilliput era diventato ancora più piccolo. New York mi ha dato una grande emozione. Vedevamo con mia moglie la città più filmata, fotografata, cantata, suonata. Ciò metteva in gioco una specie di ricordo e ti dava la sensazione di entrare nello spettacolo. Finalmente le immagini che vedevo vedevano me e le persone che ascoltavo potevo interromperle e impicciarmi. La prima cosa che abbiamo fatto è stato salire sull’Empire State Building. Siamo stati a Chinatown e a Little Italy, a Soho e TriBeCa, abbiamo passeggiato per Times Square e visitato il Guggenheim, il Metropolitan Museum e il MoMa nel quale, tra le altre cose, ho acquistato una cartolina di un celebre Hopper, le ragazze con le cuffiette al caffè (non ricordo il titolo del quadro), e l’ho spedita al mio migliore amico. Martina ha inviato a sua sorella una Marylin di Andy Warhol, ci ha scritto: Hello Goodbye! e me l’ha passata. Io, siccome Alessandra è un’ironista, ho scritto "nella grande mela l’autoironia fa sempre bere" e ho disegnato un piccolo bicchiere mezzo pieno. Il mangiare è stato interessante e abbiamo assaggiato cose note e ignote come la pizza, il pastrami rye ebraico, il Reuben e il cheesecake alla newyorkese. Nei ristoranti abbiamo lasciato il 15% di mancia come consigliavano le guide. Di italiano abbiamo provato soltanto il locale Basso56 che è risultato discreto. Soggiornavamo in un albergo che con i suoi turisti replicava la leggendaria multirazzialità newyorkese. Come vicini di camera avevamo una coppia di indiani che abbiamo incontrato anche a colazione e che Martina ha creduto di proteggere dai miei gemiti mettendomi addirittura la mano sulla bocca mentre facevamo l’amore. Nella breve vacanza non potevamo non addentrarci nel Central Park dove abbiamo visto un fantastico spettacolo di burattini, i boulderers che scalavano Rat Rock e Cat Rock, ciclisti, carrozzelle, e altre amenità. Il penultimo giorno siamo arrivati all’East River attraversando il Ponte di Brooklin. Forse ebbra di tanta libertà, nella promenade sui marciapiedi di "Broccolino", a Martina è venuto un singhiozzo molesto.L’ultima visita l’abbiamo riservata al Graund Zero e siamo stati al piccolo museo prevalentemente video-fotografico. La gente era visibilmente commossa e anche noi. C’erano svariati opuscoli che parlavano dei tanti progetti e mi ha colpito la storia della enorme discarica di Fresh Kills e del viavai di camion (più di centomila) che per anni vi hanno depositato le macerie. Prima di partire, Martina ha bevuto una cioccolata e annusato l’aria di Manhattan. Io in un’occhiata ho preso almeno una mezza dozzina di poliziotti identici a quelli dei film. Alla fine, un taxi giallo ci ha riportato al JFK.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 12 novembre 2010