Doposbronza in America

Sergio Baratto



L’altra estate chiacchieravo con un avvocato di Dallas, una persona mediamente colta che aveva preferito portare i figli a visitare l’Italia anziché a Las Vegas. Dopo avermi spiegato che Bush è stato un pessimo politico ma una very good person (il fatto che abbia sulla coscienza migliaia di morti non inficia la sua bontà come persona, evidentemente) ci ha tenuto a spiegarmi che Obama sta sbagliando tutto, perché a suo dire il ritmo con cui vuole cambiare l’America è troppo veloce ed radicale.
Troppo veloce e radicale? A sentire certa sinistra radicale (di laggiù e di qui) è troppo lento e centrista, quando non è tout court un guerrafondaio serial killer di afgani e un complice dei nazisionisti.

In un certo senso, tuttavia, l’avvocato texano aveva ragione: pare proprio che molti americani – al netto di quelli che lo aborrono perché è un negro – detestino Barack Obama in quanto "socialista" o addirittura un "musulmano" (per la verità, le definizioni che vanno per la maggiore sono più brusche: "secret muslim terrorist sympathizer", "kenyan negro usurper", "commie negro muslim fake-president of America" ecc. In particolare, l’accusa di essere un musulmano nascosto appare come una specie di versione aggiornata del criptogiudaismo).

Tutto ciò è una palese e oscena assurdità, ma vaglielo a spiegare.

*

Il poeta Charles Simic, serbo di nascita e americano d’elezione:

«Per fortuna avevo con me una Bibbia. Quando gli alieni mi portarono via...»

America, gridai alla radio, anche alle due di notte sei un manicomio!

No, ritiro! Sei un angelo di pietra nel cimitero

che ascolta le oche in cielo, gli occhi accecati dalla neve.

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In realtà, ciò che continua a stupirmi è come sia potuto accadere che Obama abbia vinto le elezioni.
Deve essere stato come una specie di enorme sbronza collettiva.
Adesso che si sono risvegliati, e i postumi stanno lasciando il posto al ricordo di ciò che si è combinato durante la sbronza, si guardano l’un l’altro attoniti e pieni di vergogna e di paura: "Cosa cazzo abbiamo fatto?", sembrano dirsi.
E si ripetono contriti che la prossima volta non ci ricascheranno, che non si faranno fregare di nuovo: "Down with the Commie Negro Muslim, long live the Tea Party"...

Is this the way the world ends
Not with a whimper but a bang?

[La poesia di Charles Simic, "Microfono aperto" ("Talk Radio" nell’originale) è conenuta in Club Midnight, Adelphi, 2008. La traduzione è di Nicola Gardini.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 7 novembre 2010