L’eroico giornalismo d’inchiesta

Carla Benedetti



Il giornalismo d’inchiesta è oggi doppiamente ostacolato.
Alle difficoltà di sempre, si aggiunge anche quella che ormai ben pochi giornali sono disposti a pubblicare inchieste su argomenti scottanti. Costano troppo: spese legali per far fronte a denunce, introiti pubblicitari che diminuiscono per ritorsione da parte di potentati economici..

Ma che cos’è il giornalismo senza inchieste? Lo si può ancora chiamare giornalismo?

Riporto un passo dell’intervista Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, uscita su "El Pais" e su "Repubblica" del 27 ottobre

"Alan Rusbridger, il direttore del Guardian, dice che i media tradizionali hanno abbandonato il giornalismo di inchiesta perché costa molto ed è poco sexy. È d’accordo?

"Sì, lo hanno abbandonato quasi completamente, questo è sicuro. Il prezzo che paghi è caro: ti crea dei nemici, ti obbliga a sostenere dei costi per prevenire attacchi giudiziari. Io credo che ci sia domanda di giornalismo d’inchiesta da parte dei lettori, ma il costo a parola in rapporto ad altre forme di giornalismo è alto".

Le cose cambieranno? La rivoluzione digitale e iniziative come WikiLeaks produrranno giornalismo indipendente?

"Possiamo andare nelle due direzioni. Forse arriveremo a un sistema con un maggior controllo giudiziario e accordi internazionali per reprimere la libertà di stampa, o forse andremo verso un nuovo standard in cui la gente si aspetta e pretende un’informazione più aggressiva rispetto al potere; e un contesto commerciale che renda redditizie inchieste di questo genere; e un contesto legale che le protegga".

Qui l’intera intervistaa Julian Assange.

Qui una delle molte dichiarazioni di Alan Rusbridger sul giornalismo d’inchiesta minacciato.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica condividere il rischio il 29 ottobre 2010