Le parole in comodato

Marco Rossari



Mentre aspetto un amico per la strada, dal locale accanto escono due ventenni e uno fa all’altro: "Aspetta, mi fumo un cicco in tranquillanza". Corro in bici, accanto a un portone intravedo un cartello dove una mano con bomboletta ha aggiunto una lettera facendo diventare l’entrata uno "spasso carrabile". Leggo Henry Miller su John Cowper Powys: "Se ricordo esattamente, fatidico era uno dei suoi aggettivi preferiti. Non so perché mi sia venuto in mente ora, forse perché era carico di misteriose associazioni che un tempo ebbero un significato importantissimo per me".

Le parole si muovono, cambiano, echeggiano, si piegano, esplodono.

Invece espressioni come "anomalia italiana", "conflitto d’interessi", "pericolo per la democrazia" restano incistate lì e, a furia di ripeterle, rischiano perfino di perdere significato. Il problema è che nel 1994 se l’è comprate una persona e le ha distribuite a tutti. Ma restano sue.

Non sono più scomode, sono in comodato.








pubblicato da m.rossari nella rubrica democrazia il 22 ottobre 2010