Morti favolose degli antichi

Antonio Moresco



Tornato da un viaggio in Brasile, Argentina e Paraguay, ho trovato ad aspettarmi un libro intitolato Morti favolose degli antichi, scritto da Dino Baldi e pubblicato da Quodlibet. Lo sto leggendo. Mi piace. E’ il libro giusto per me, a questo punto della mia vita, dopo quest’ultimo viaggio e prima del nuovo e diverso viaggio che devo ancora affrontare come scrittore. E’ un buon libro, controcorrente e leggero. Fa bene. Riporto qui la pagina sulla morte di Lucrezio:

“Nacque forse a Napoli. Impazzì dopo aver bevuto un filtro d’amore procuratogli da una donna malvagia. Scrisse il De rerum natura nei rari momenti di lucidità (per intervalla insaniae). All’età di quarantaquattro anni si uccise senza aver dato l’ultima mano al poema, che fu pubblicato qualche anno dopo da Cicerone. Questo è tutto quello che sappiamo di Lucrezio.
“San Girolamo lo considerava uno psicotico in preda alle forze del male. Alcuni però dicono che la storia della pazzia sia stata inventata proprio dai cristiani per screditare il poeta ateo, che faceva morire l’anima col corpo. Altri hanno cercato nei suoi versi le prove della sua instabilità mentale, descrivendo Lucrezio come un personaggio solitario, di carattere malinconico, meditativo e piuttosto incline alla disperazione, forse epilettico. Altri ancora, stupiti e insospettiti dallo strano silenzio dei contemporanei su questo poeta, che nasce già perfetto e poi scompare, di cui tutti conoscono i versi ma non pronunciano mai il nome, hanno immaginato uno strano intrigo per cui Lucrezio sarebbe il nome dietro il quale un noto personaggio volle nascondere la propria fede impronunciabile: forse Tito Pomponio Attico, l’amico di penna di Cicerone, o Cicerone stesso. In casi come questo ognuno si coltivi il dubbio come vuole, ammirando il cerchio perfetto di una vita in cui si nasce, si impazzisce, si scrive il De rerum natura e ci si uccide.”








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 20 ottobre 2010