Disabili e militari

Giuseppe Caliceti



I militari entrano a scuola. Ed escono i disabili.

Questo racconta la cronaca di questo inizio anno scolastico. La scuola italiana era studiata in tutto il mondo per una eccellenza: l’integrazione degli studenti disabili nelle classe di "normali". Ma non è, questa, una eccellenza che importa alla ministra Gelmini. Troppo dispendiosa. Così i tagli ai docenti di sostegno degli studenti disabili rischiano, ora, di mettere in gravi difficoltà i docenti di classe e il regolare apprendimento didattico della classe. I tagli di Gelmini, sono i colpevoli. Non certo i disabili. Ma è facile, di questi tempi, confondere le cose. E così ci si trova davanti a genitori e docenti che asseriscono che, senza docente di sostegno, sono proprio gli studenti disabili a non imparare e a disturbare. Che farne?

Risponde Giuseppe Pellegrino, assessore all’Istruzione di Chieri, comune torinese di 36mila abitanti, durante un consiglio comunale aperto alla cittadinanza: "Meglio per tutti una comunità mandarli via dalla scuola normale per essere seguiti da personale specializzato".

Si indignano i genitori di bimbi portatori di handicap. Famiglie che fino a oggi hanno avuto, per i loro figli, integrazione. E ora, umiliati, rischiano pun futuro di isolamento e discriminazione per i loro figli. "Tenere i nostri bambini fuori dai luoghi pubblici, perché non pesino sui bilanci e non disturbino Dobbiamo forse metterli in lager perché sono più sfortunati degli altri?».
Insiste Pellegrino: "Qualche genitore si è sentito offeso? E perché mai? Ho detto soltanto quel che pensano tutti: quei ragazzi a scuola disturbano".

L’assessore piemontese parla di studenti che, secondo l’articolo 3 della Costituzione, dovrebbero essere aiutati di più degli altri, e invece sono discriminati e allontanati? Esattamente.

Siamo al Far West, alla guerra di tutti contro tutti. Forse è per questo che, mentre alcuni amministratori parlano di far uscire gli studenti disabili dalla scuola pubblica, altri parlano di far entrare a scuola i militari. L’iniziativa si chiama Allenati per la vita". Le materie che gli studenti affronteranno partono dal diritto costituzionale per finire con "cultura militare", "armi e tiro", "sopravvivenza in ambienti ostili". In mezzo: "difesa nucleare, batteriologica e chimica" (sic!), "superamento ostacoli", "topografia ed orientamento". Il corso - la partecipazione al quale è volontaria - finirà con un gara pratica tra "pattuglie di studenti".
Quella che parte con l’anno scolastico 2010-2011 è la quarta edizione del progetto organizzato dall’ufficio scolastico lombardo insieme al comando regionale dell’esercito, ma per la prima volta c’è l’investitura ufficiale dei ministri Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa.

Obiettivo del progetto: "contrastare il bullismo grazie al lavoro di squadra". Come? Introducendo attività militaristiche e bellicose all’interno dei programmi di offerta formativa delle scuole? Invogliando i ragazzi a diventare militari? Ma quanto può essere istruttivo – e quanto, invece, assolutamente distruttivo, - insegnare a un quindicenne l’uso della pistola?

Chissà se a questo corso scolastico-militare è prevista anche la partecipazione di studenti disabili o, come accade per le prove INVALSI, i disabili sono esonerati per non rovinare la media?

C’è nulla di più razzista?








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 25 settembre 2010